Uno studente universitario borderline, una coppia di truffatori tarantiniani, un malavitoso d’alto bordo e un professore ex-sessantottino sono i protagonisti di una vicenda che si pone a metà strada tra un noir atipico e una commedia nera, in cui la violenza e la morte sono presenti senza mai diventare del tutto esplicite.
Ambientato tra le periferie torinesi e le residenze collinari di una borghesia il cui stile di vita sembra ormai coincidere quasi totalmente con quello della criminalità organizzata, il breve romanzo d’esordio di Massimo Anania può costituire una lettura estiva piacevole e disincantata.

L’autore, nato in una nebbiosa Torino nel gennaio del 1975, vive attualmente in Veneto, dove oltre a lavorare in una grande impresa si occupa di arte e letteratura, e sembra trasfondere alcune sue caratteristiche comportamentali nel personaggio principale, lo studente tiratardi che sembra obbligarsi ogni notte ad attendere l’alba sperando che questa sia sempre più lontana. Notte che non sempre, come nella migliore tradizione del noir oppure della letteratura fantastica, porta con sé consiglio.

Notte che, anzi, può nascondere inganni e incontri con demoni meschini, destinati a trascinare i nottambuli non troppo scaltri in catene di eventi da cui risulta poi difficile uscire senza conseguenze. Notte buia, ma non tempestosa, e piuttosto confusa: soprattutto quando un poco sapiente cocktail di cocaina e whisky può far perdere il poco ingegno che si ha a disposizione.

Una storia assai poco politically correct in cui l’attrazione sessuale gioca un ruolo non secondario. Un’attrazione sensuale e ambigua, destinata ad ingannare più che a soddisfare nel momento del suo fisico realizzarsi.
Un’avventura notturna le cui conseguenze saranno ri-governate da una ragione malavitosa che, in un mondo dominato e colonizzato dal feticcio denaro, non è in fin dei conti peggiore di quella contenuta nel conformismo dominante. All’interno di vicende che, nonostante alcune smagliature nella trama, spesso sono narrate con un linguaggio cinico e, a tratti, visionario.

Sandro Moiso

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