Eva Clesis, da dove nasce l’idea di “Amor”?
Ho iniziato a scrivere di una telefonata, poi il romanzo è continuato senza seguire un filone ben preciso: a differenza degli altri libri, quando avevo una trama fissa e organizzata nella mia mente, non sapevo bene dove sarei arrivata. Però mi piaceva l’idea di questo equivoco, di questo scambio di persone tra un uomo che è convinto di parlare con la sua amata e di una donna che, dialogo dopo dialogo, fa finta di essere chi non è. Perché anche nella vita di tutti giorni, consapevolmente o inconsciamente, ognuno di noi tende a manipolare il prossimo.

Chi è Lucia, la protagonista del romanzo?
E’ una donna che sta convivendo con il dramma di un brutto incidente, di un marito che l’ha abbandonata, di una persona che sta vivendo una fase di stallo della propria vita. E che, scoprendo tanti segreti dell’uomo con cui parla al telefono, trova il coraggio di affrontare situazioni che aveva sempre rimandato per paura: capendo che chi sta dall’altra parte della cornetta è un tipo violento e con la paura che la possa trovare, va in giro per Roma per risolvere tante questioni in sospeso. Il suo obiettivo è uscire dalla campana di vetro che si era costruita attorno a sé perché si rende conto di non poter vivere per sempre facendo la vittima.

C’è qualche elemento autobiografico?
Io stessa ho subito un gravissimo incidente, proprio come la protagonista, ma non ho mai voluto parlarne sui social, me lo sono tenuta per me. Perciò si può dire che è autobiografico dal punto di vista emotivo del personaggio principale. Non è stato facile scrivere questo romanzo, è stato mio marito a convincermi a portarlo a termine. Mi sono interrotta tante volte, ci ho impiegato quasi tre anni e nel frattempo ho scritto anche altri libri, un qualcosa per me impensabile dal momento che sono una persona particolarmente organizzata. Ma alla fine ce l’ho fatta.

Cosa significa il titolo?
Innanzitutto è un’espressione di un passaggio del libro, quando la protagonista interrompe il suo interlocutore che vorrebbe chiamarla “amore”. Ma il vero significato è Roma scritto al contrario, è una parola palindroma: ed è “amor” verso il corpo che dopo l’incidente mostra tutte le sue trasformazioni, oltre al sentimento verso la città. Perché per Roma provi amore e odio, una città bellissima ma allo stesso tempo difficile da vivere.