La graphic novel, una forma sperimentale per affrontare i temi che da sempre riguardano l’uomo: le diaspore, le migrazioni, tutte le conseguenze delle azioni umane. Come mai questa scelta stilistica?

Sono un appassionato di questo genere. Graphic novel significa letteratura, storia, recupero della memoria: con un “linguaggio” alla portata di tutti. In questo secondo episodio, sempre disegnato magistralmente da Luca Gagliasso e supervisionato dal maestro Francesco Maria Marchianò, ho voluto portare, dentro la vicenda, un tema che sento visceralmente, profondamente, come una nostalgia e come una cicatrice: il tema dell’emigrazione. Io sono nato a San Paolo del Brasile, figlio nipote e pronipote di migranti veneti. Siamo partiti per fame, futuro, speranza, suggestione, ipotesi, consapevolezza. Alla fine, i miei genitori sono riusciti a tornare in Italia: non più nella loro adorata Verona, ma a Torino. A quel tempo, siamo nel 1961, cuore e acciaio d’Italia, nell’epifania di quella immensa illusione chiamata “Boom Economico”. Io ho conosciuto soltanto il mare del ritorno. E la mia famiglia ha sempre trovato i porti aperti.

Hai sempre scritto e trattato principalmente di sport e calcio. Questa storia, invece, va in tutt’altra direzione, parla di rapimenti e sparatorie, immigrazioni, poteri e riti tribali: è l’uomo contro l’uomo stesso. A cosa è dovuto questo cambio di rotta?

Mi sono occupato, e mi occupo, di letteratura. Di critica letteraria. Ho un blog su Huffington Post dove scrivo dei libri che mi hanno colpito di più, che mi hanno coinvolto e, talvolta, persino stravolto. Ho scritto testi, con Renzo Sicco, per il teatro. Sono, soprattutto, un lettore… “matto e disperatissimo”! Anche di graphic novel e fumetti. Sono un fan assoluto di Tex! Gli amici di Miraggi mi hanno offerto una sì ghiotta occasione: e ho deciso, senza tentennamenti, di firmare il mio debutto in questo genere. Sono stato agevolato dai due fuoriclasse Gagliasso e Marchianò: insomma, è come avere in squadra Maradona e Pelé. E, ovviamente, mi sono ispirato al primo volume, con il soggetto (perfetto) di Paolo Zardi.

Qual è stata l’ispirazione per la sceneggiatura del volume, illustrata dal bravissimo Luca Gagliasso? C’è stato un episodio ben preciso che ha fatto scaturire il desiderio di dar vita a un volume complesso e misterioso come Cicatrici dal mare?

Sì: tutto questo parlare, spesso e a sproposito, di migrazione. Ripeto: è un tema che sento nel profondo del mio cuore. E mi stupisce scoprire, spesso, e tristemente, questo mio Paese senza memoria. Perché non accogliere, ascoltare chi viene da noi, oggi? Perché non capire disperazione e paura? Per il resto, ci sono le leggi. C’è la nostra magnifica Costituzione.

Sai già se continuerai a scrivere fumetti? Quali aspetti si riescono a esprimere meglio attraverso le storie illustrate che attraverso i libri tradizionali?

Mi piacerebbe, eccome! Vorrei raccontare la mia infanzia brasiliana e provarmi in un soggetto western. Parole e disegni: non potrei chiedere di più! Chiederò consigli, oltre che agli assi di Miraggi, al mio amico fraterno Angelo Bevacqua, di “Figuriamoci, la libreria del fumetto” di Torino. Sa tutto, ma veramente tutto. Un fenomeno!