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Com’è nata l’idea de “La realtà pura”, qual è stata la scintilla che ha dato via alla storia?

Io credo che nella realizzazione di un romanzo non ci siano mai scintille, o illuminazioni. Ci sono fatti, accaduti o che stanno accadendo. Il punto di partenza è dato da una situazione particolare, nell’ambito della quale si sviluppano delle idee. Direi, anzi, che l’origine di un romanzo è data dall’incrocio tra una situazione e un’idea. La situazione genera un’idea che, a sua volta, determina una nuova situazione. E così via. Per me è così.

Perché la scelta di inserire i temi della paranoia e dell’ossessione, tanto in termini amorosi quanto mentali?

La paranoia e l’ossessione sono due stati mentali, che danno origine a un immaginario allucinato. C’è qualcosa di più importante per un romanzo?

Quanto dei tuoi desideri irrealizzati c’è nell’idea della storia?

E’ chiaro che qualunque romanzo contiene degli elementi autobiografici e il mio non fa eccezione. Il punto, tuttavia, è un altro: quanto c’è di irrealizzato, o meglio, di irraggiungibile nella vita di una persona? Io, ad esempio, una mattina mi dico: bene, vorrei essere Mozart. Ma Mozart non potrò mai esserlo, neppure se studiassi musica e composizione per secoli. Ed è così per un’infinità di desideri, direi quasi tutti. Siamo circondati da ostacoli spesso insormontabili, possiamo fare e ottenere soltanto poche cose. Nel nuovo romanzo cerco di esaminare il problema dell’impedimento. Il romanzo è una metafora dell’impedimento. Che cosa, quali forze, quali cause, ci impediscono di essere altro da quello che siamo? Io queste forze, queste cause, le ho espresse immaginando l’esistenza di una misteriosa organizzazione criminale, che – quando si attiva – condiziona la tua vita.

Quali autori sono stati d’ispirazione, quali storie lette – e a quale età, in quale periodo – sono state fondamentali per la tua poetica? 

Senza dubbio “Lo straniero” di Camus, letto intorno ai vent’anni, ha influito fortemente sul mio stile e sul mio modo di pensare. Qualcuno, a suo tempo, scrisse addirittura che il protagonista del mio primo romanzo, “I giorni della lumaca”, ricorda Mersault. Un altro autore che sento molto vicino per atteggiamento e nitidezza della scrittura è Robert Walser. I primi che hanno letto “La realtà pura” hanno poi detto che c’è molto Kafka.

Hai una produzione letteraria piuttosto eterogenea; hai già pensato al prossimo lavoro?

È vero, la mia produzione è abbastanza eterogenea, ma lo faccio per non annoiarmi. Ho pubblicato tre romanzi, una biografia (di Lucio Mastronardi), un libro–reportage sull’Argentina e un libretto di aforismi. Nel cassetto ho anche un libro di racconti (buona parte dei quali pubblicati su riviste) e una pièce teatrale che fa il verso a “La cantatrice calva” di Ionesco. Se ho già pensato al prossimo libro? Guarda, siccome i miei tre romanzi sono, nell’ordine, un noir atipico, un romanzo storico atipico e, questo nuovo, un romanzo d’amore atipico, sto meditando un romanzo di fantascienza. Anch’esso atipico, naturalmente.