Matthias Martelli, partiamo dall’amore o partiamo dal contraccolpo?
Partiamo dall’amore, si deve partire sempre dall’amore. Ma subito dopo arriva proprio lui, inaspettato: il contraccolpo, l’onda d’urto riculatoria. Gli effetti indesiderati dell’amore. Piernasi, l’autore-personaggio del libro, si innamora spessissimo, di decine di donne diverse, ma è un amore goffo, strambo, malriuscito, strampalato. Un amore desiderato ma che difficilmente si avvera, e quando sembra avverarsi, eccolo, sempre lui: il contraccolpo!

Oppure saremmo potuti partire anche da Pruno Piernasi: chi era costui?
Pruno Piernasi è il più grande poeta contemporaneo. Un uomo difficile, duro, facilmente irritabile e pieno di sé. È un po’ la parodia del grande poeta contemporaneo. Si esprime con un linguaggio fintamente aulico, che alla fine si rivela inevitabilmente comico. Perché il Piernasi non parla e scrive come tutti noi: il suo lessico è pieno di parole storpiate, spesso inventate di sana pianta, che vanno a costruire una poesia nuova, spesso buffa, sicuramente originale. Piernasi, infine, è un personaggio inventato da me, ma ultimamente non ne sono più così sicuro: forse esiste realmente.

La poesia, oggi: più luci o più ombre?
Ci sono grandi poeti sia popolari sia di nicchia. Il rischio ogni tanto è cadere da una parte nella banalità del “sole, cuore, amore” e dall’altra parte nell’eccessiva ricercatezza e aulicità, che poi è quello che prendo in giro in questo libro.

Amore di nicchia o amore popolare? Quale buttiamo dalla torre?
Non buttiamo nessun amore dalla torre, per carità! Butterei piuttosto la pedanteria, la spocchia e l’eccessiva autocritica, che distruggono creatività e originalità. Mentre dai discorsi sull’amore toglierei quella vena di banalità che rischia di affogare il sentimento e di renderlo insulso.

La comicità nella poesia: ce la spieghi?
La poesia comica è un genere antico, che risale fino al XIII secolo: basta pensare alla comicità giullaresca di Cielo (o Ciullo) D’Alcamo in “Rosa Fresca Aulentissima”. Si pensa che la comicità sia qualcosa di inferiore rispetto al tragico, di più semplice, io credo invece che scrivere poesie comiche sia un’arte raffinata. Fra i poeti di oggi stimo particolarmente Guido Catalano, che ha inaugurato un genere, con Catalano spesso si ride, ma non solo, è davvero geniale. Tuttavia la mia comicità in “T’amo aspettando il contraccolpo” è molto diversa: sono un giullare che prende in giro i poeti tronfi, quelli così seri che perdono credibilità. E nella parodia, alla fine, il finto poeta rischia di diventar poeta per davvero.

Ci racconti la tua infanzia, che certamente ha avuto un ruolo importante anche in questo libro?
Tutto dipende da dove sei nato”, diceva Dario Fo. Io sono nato a Urbino, un luogo così meraviglioso da non sembrare vero. Faccio parte dell’ultima generazione che giocava per i vicoli e nei cortili. In quelle vie si incontravano i personaggi di Urbino: studenti, artisti, professori, poeti, scrittori, e anche pazzi, pazzi buoni ovviamente, con cui chiacchieravamo e facevamo amicizia. Dentro i miei personaggi ci sono i matti buoni d’Urbino.

T’amo aspettando il contraccolpo lo vedremo a teatro o lo troveremo solo in libreria?
Lo vedremo dappertutto, per le strade, nel teatri, nelle librerie, nelle case. Una vera persecuzione. A parte gli scherzi: sì, credo sia un testo legato anche alla performance.

A proposito di teatro: ormai i tuoi spettacoli valicano i confini italici. Com’è stata l’esperienza di Londra?
È stata un’esperienza entusiasmante. Non voglio fare il solito discorso sulla superiorità di certi paesi europei rispetto all’Italia, ma l’impressione purtroppo è quella: dobbiamo puntare con forza sulla cultura in questo Paese, altrimenti il futuro è impensabile. Gli altri Paesi lo stanno facendo. Con la cultura si mangia. Si fanno dei gustosi banchetti di follia, allegria, riflessioni e meraviglia.

C’è un romanzo nel futuro di Matthias Martelli? Un altro libro di poesie? O cos’altro?
Teatro, poesie, romanzi … Tutto quello che uscirà dalla mia testa. Ma non mi sento né un attore, né un poeta né uno scrittore: sono un giullare, che viene da joculator, da jocus = gioco, quindi gioco a esserlo.