LA STORIA SEGRETA DEL DISCO. TRA CHIESA E SERVIZI SEGRETI

[…]

L’era della “Musica Solida” (adesso è “liquida”, o secondo altre definizioni vagamente ironiche “gassosa”) merita un’esplorazione appassionata. Se n’è fatto carico Vito Vita, in un esaustivo volume edito da Miraggi (23 euro) per quella che nel sottotitolo è precisata come una “Storia dell’industria del vinile in Italia”. E tale è, dagli albori ai giorni nostri. Nella costruzione dello scenario nulla sfugge alla puntualizzazione dell’ostinato Vita, un passato nelle radio torinesi e nelle band di rock demenziale “Powerillusi”.

Nel suo “Musica Solida” una sorta di baedeker per studiosi del settore, ci trovi tutti, dagli impresari ai discografici e agli artisti che abbiano inciso almeno un singolo di qualche rilevanza. Ma la sua non è una mera elencazione di nomi, date, indirizzi di etichette e cambi di scuderia: nel volo del suo drone, Vita disegna quella che è stata, per buona parte del Novecento, l’avventurosa parabola delle fortune discografiche nazionali. Una galleria di volti, circostanze, strategie imprenditoriali, brani rimasti nella memoria collettiva. E, a leggerli in filigrana, riscopri gustosi paradossi. Come quello della Rca Italiana: nacque per volontà di Pio XII, che agli americani chiedeva un “risarcimento” per i bombardamenti di San Lorenzo e li indusse a costruire a Roma una decisiva filiale europea del corso Usa. Dopo una prima sede provvisoria, quella mitologica fu a via Tiburtina, che oggi è solo un desolato magazzino di scarpe all’ingrosso ma negli anni d’ora era stabilimento, mausoleo e fucina di talenti sotto la guida dell’illuminato Ennio Melis, anch’egli uomo del Vaticano.

Insomma, il cantautorato ribelle e scapigliato era nato per iniziativa del Vicario di Cristo, così come la rivoluzione hippie era stata incubata al “Piper” di Giancarlo Bornigia, che aveva militato nella fascistissima Decima Mas. E che dire degli inquietanti incroci tra servizi segreti e canzonette? L’oscuro proto-rocker Jerry Puyell, che ronzava nel coté del primo Celentano, era seguito come un’ombra dal padre, il capitano dell’esercito Giuseppe Puglielli, 007 sotto copertura con la missione di vigilare sugli scapestrati teddy-boys che movimentavano la scena milanese di fine anni Cinquanta. Mentre nota è la vicenda di Enrico Rovelli, manager di Vasco fino al giorno del ’97 in cui Dario Fo, con una lettera sull’Unità, fece luce sui suoi trascorsi da talpa dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale. Nel ’69, in cambio della licenza per un locale, Rovelli aveva fornito alla questura meneghina informazioni sul circolo anarchico frequentato da Pinelli. E poi, accanto ai big, ecco le figure perse nel buio della cronaca: il non chiarito suicidio (per amore di una famosa attrice, forse) di un interprete di successo come Rossano. O l’omicidio mai punito della cantante Lolita, orrendamente massacrata da chi osteggiava una sua love-story. O l’apparizione della cometa Donato, che non sfondò come artista, ma da politico sì: il suo vero nome è Umberto Bossi.

Storie, nascoste o accennate tra i solchi dell’irripetibile epoca della “Musica Solida”. Che dai cilindri ai V-Disc degli Alleati, passando per i 78 giri, i 45 e i 33, alla fine si è fermata, per lasciare il passo al gas di Internet. A meno che qualcuno non rimetta sul piatto la puntina inceppata.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE: