Come distillare l’essenza del fallimento

Tre macchine da scrivere ricoperte d’edera, appartenute a un poeta dimenticato; e poi matti raggiunti dalla sassate di ragazzini feroci, parenti elettivi di vecchi professori di matematica con un figlio malato. Evocando un mondo dove esistono ancora la natura, il mestiere e il dolore irredimibile. Ghelli ridà energia alla tradizione del racconto italiano più realistico, l’unico forse in grado di raggiungere l’essenza di quel fallimento che preferiamo negare, ma che riguarda più persone di quanto non sospetti il nostro senso di colpa.

Fabrizio Ottaviani – Il Giornale