Com’è nata l’idea di Santi, poeti e commissari tecnici, perché la scelta di unire passione per il calcio e storie d’amore?

Il calcio e lo sport in generale, pensiamo pure alla pallacanestro, per esempio, sono potentissime macchine letterarie. Prendiamo Italia-Germania 4 a 3, che è un vero e proprio classico della letteratura: c’è tutto in quella partita, tutto quello che serve per scrivere una grande storia. L’amore di cui parlo nel libro, inoltre, è quel sentimento venato di malinconie e mal di testa post sbronza, che molto spesso accomuna i tifosi e gli innamorati. È la stessa partita, e su di essa è calata una nebbia fittissima. Ancora non sappiamo come andrà a finire.

Si sa che in Italia il calcio è visto più o meno al pari di una religione. La tua scrittura è ironica, allegra, dissacrante: qual è il tuo pubblico di riferimento? E quanto c’è di metaforico in quello che hai scritto? Mi spiego meglio: la tua è una provocazione nei confronti del mito calcistico o fai riferimento anche a un modo goffo, probabilmente tutto italiano, di approcciarsi alle passioni tralasciando il resto?

Credo che gli italiani non siano veramente cattolici e che il cattolicesimo sia un’abitudine, anche perché quasi nessuno secondo me legge la Bibbia. Penso perciò che gli italiani siano “calciolici”. Baggio, Totti e Del Piero sono la vera trinità. Gli italiani credono nella Juve, si immaginano che un giorno risorgeranno dopo aver vinto la Champions League, vanno in processione allo stadio come altri vanno a Lourdes, ma andare allo stadio molto difficilmente servirà a cancellare i nostri peccati. Gli italiani tradiscono la moglie e il marito, ma non tradiscono la squadra del cuore. È così che ci approcciamo alle passioni, come dici tu. Invocando l’intervento della VAR.

Detto questo, penso che il mio libro sia dedicato a tutti i lettori-lettori. A quelli a cui piacciono le storie in cui c’è “ciccia”, in cui accadono cose, un sacco di cose, un sacco di cose strane, ma in qualche modo coerenti con quello che si sta raccontando. Che è poi uno dei segreti per riuscire a parlare al cuore dei lettori. E poi penso che questo libro possa piacere a chi pur amando lo sport si è stufato della retorica fuffosa che lo circonda. Per non parlare di quelli che come me non ne possono più del razzismo negli stadi, degli allenatori che giustificano gli ultrà con l’argomento “in fondo so’ ragazzi”, dei calciatori ignoranti come capre ma social maître à penser, del provincialism-nazionalism-campanilismo puzzone che nemmeno nel medioevo, di Causio-Tardelli-Antognoni-Zaccarelli-nuntereggeapiù, come cantava Rino Gaetano. Metafore o no, ho messo in conto che qualcuno possa incazzarsi, e nel caso ce ne faremo una ragione, ma la cosa importante, e che mi auguro, è che chi leggerà Santi, poeti e commissari tecnici possa ridere, emozionarsi e – perché no – commuoversi.

Oltre a essere scrittore, tu lavori anche nella bellissima libreria storica della città di Siracusa. Quanti incontri tra le mura della libreria ti hanno ispirato? Si sa che spesso la realtà supera la fantasia…

Questa domanda mi è stata già posta, devo dire, e potrei dilungarmi raccontando episodi grotteschi, cose che voi lettori non potreste immaginarvi, per esempio la lotta per un posto in vetrina da parte degli autori locali, detta anche torneo “ne resterà soltanto uno”, ma preferisco soffermarmi sugli aspetti positivi. Noi librai vendiamo sogni. Vendiamo avventure. Siamo spacciatori di emozioni. Con noi i clienti si aprono e la ricerca del libro giusto diventa una vera e propria ricerca spirituale. È un lavoro bellissimo.