1. “Roma”, di Nicola Manuppelli, Miraggi Edizioni, 2018, € 18,00

Per la sinossi e ulteriori informazioni come al solito basta andare alla pagina dell’editore.
2. Roma è una serie di storie cucite insieme da Tommaso, il protagonista, in un inno colorato alla vita che avvolge e scalda, sebbene non tutte le storie che riporta possano dirsi felici.
Chi ha vissuto a Roma almeno per un breve periodo amerà sicuramente questo romanzo.
Chi non ci è ancora stato perché conserva una qualche ritrosia, con questo romanzo imparerà ad amare la città eterna.
Non si può non scrivere di Roma, a dispetto di ciò che si dice, cioè che col tempo Roma è peggiorata (secondo me è vero), che non è più la Roma di una volta (quale città è ancora quella di una volta oggi come oggi?).
Il romanzo di N.M. vale senza dubbio anche come guida turistica, con tutti quegli aneddoti su alcune zone della città e indicazioni di ristoranti e trattorie, ricette, canzoncine (non ho potuto trattenere una lacrima quando ho letto il riferimento all’Hostaria che c’era un tempo all’ombra della Sedia del Diavolo, nel quartiere africano).

L’intento dell’autore è annunciato dalle tre citazioni in esergo, quindi prima di entrare in Roma e appena passato il frontespizio, passate a prendere queste tre chiavi di lettura.
Roma illude il lettore di aver detto tutto già nell’incipit, con quel “Dunque”. E lasciatemi raccontare, visto che si parla di aneddoti romani, del mio professore di glottologia, all’università La Sapienza, che era il terrore di noi studenti di Lingue e Letterature Straniere. Si diceva che ce l’avesse con noi perché avevamo la pretesa di studiare le lingue straniere senza conoscere nemmeno l’italiano. Ebbene, capitava che uno studente si sedesse, ascoltasse la prima domanda e rispondesse iniziando il discorso con quello stesso “Dunque” con cui N. M. ci introduce alla sua storia. Allora il professore non li faceva nemmeno finire di parlare questi studenti che usavano il “Dunque” così… “Dunque, cosa?” strillava “Non si comincia un discorso con ‘dunque’!”, e li bocciava.
Secondo me il “Dunque” di Nicola, al contrario, sortisce il suo effetto magico.
Durante la nostra ultima video chiamata N.M. è tornato su questo “Dunque”, e ha chiarito perché ha deciso di iniziare il suo romanzo proprio dall’episodio ormai famoso del dildo; insieme abbiamo parlato delle tecniche narrative e del montaggio, della scena che personalmente ho gradito di più (ambientata a Milano, prima che il protagonista Tommaso parta per Roma); del suo lavoro di editing e delle scene tagliate; dell’eventualità che Roma diventi un film e dei registi che preferirebbe ingaggiare.
Per finire abbiamo fatto il giochetto di commentare alcune citazioni scelte dal suo romanzo,
Molto altro potrete sentirlo dalla sua viva voce ancora durante BookCity 2019.
   
(sottotitoli generati automaticamente per la lingua italiana)

– Toni sopra: ****
– Le citazioni per il mio diario:
 a) “In un uomo devi guardare le mani, in una donna la voce”; b) “Lo sbaglio che si fa da ragazzi […] è che si pensa di diventare subito ciò che si è”; c) “…ero innamorato. Ma come per tutto quanto il resto, il mio sentimento era privo di un oggetto. Ero innamorato e basta. Avevo quel sentimento addosso e sapevo che dovevo riversarlo su qualcuno, ma ero troppo timoroso[…] per lasciarlo esplodere e così lasciavo che mi stordisse anche lui, e scappavo quando mi si poneva di fronte la possibilità di chiarire le cose. […] Ero innamorato ma mi mancava l’amore”; d) “Roma è una città di arrivi. Si arriva a Roma sempre giovani e d’estate”; e) “Non credo che esista un destino segnato ma che il destino stesso giochi a darci delle avvisaglie per farci capire cosa succederà. Sta a noi decidere se seguirle o opporci e rimodellare il nostro futuro. In un certo senso, sono sempre stato uno che si fa trascinare dalla corrente”; f) “E’ una debolezza che abbiamo noi che siamo nati con una vena malinconica credere che al nocciolo delle nostre azioni ci sia uno scopo; vedere la necessità di un’evoluzione dove altri cercano la stabilità. Non mi accontentavo di stare a galla, volevo nuotare, solo che mentre sbracciavo mi chiedevo dove fosse la riva”;

3. Nicola Manuppelli con questo romanzo rivela una sensibilità che di solito ho l’impressione lui tenda a nascondere dietro un sorriso diffidente.
Non riesco io, invece, a nascondere la mia ammirazione per queste sue parole, che suonano come un manifesto: “…la vedo come una cosa bellissima, la vita, e siccome ho questa predisposizione buona, spero possa essere ricambiata. Non sono una persona coraggiosa, però rischio cose, dicendomi che in fondo ho una buona stella. Credo che se uno si asseconda e crede fermamente nelle cose che fa, la fortuna se la procura”.

La precedente intervista a Nicola Manuppelli per 1 TonoSoTTOsOpra la trovate qui.