Ci racconti in poche righe la tua impressione di lettura?

Metafora della vita che attrae e respinge, espelle o avvolge fino a risucchiare l’esistenza umana, “Il lago” può essere considerato un romanzo di formazione, una sorta di Bildungsroman, nel solco della tradizione mitteleuropea, della quale l’autrice, Bianca Bellová, fa parte a pieno titolo. Scrittrice ceca, cinquantenne, della generazione nata dopo la fine della Primavera di Praga e l’inizio della restaurazione sovietica a suon di carri armati, la Bellová dà una prova di pregio con questo romanzo incentrato attorno alla figura di Nami, un bambino costretto a crescere in fretta in mezzo a un mondo prima sconosciuto poi ostile, quindi ad affrontare da solo le incognite della vita sino a raggiungere, faticosamente e attraverso prove cruente, la maturità. Anche la scansione del volume, 180 pagine dense di emozioni e tensioni suddivise in quattro grossi capitoli, conferma che la natura de “Il lago” è quella del romanzo di formazione con un preciso richiamo al mondo animale: Uovo, Larva, Crisalide e Imago sono il titolo dei capitoli nei quali si snoda l’avventura umana di Nami, con un richiamo neanche tanto nascosto alla metamorfosi che accompagna l’evoluzione da fanciullo a uomo che Nami porta a compimento dopo prove cruciali, che ne segnano indelebilmente il carattere. A un secolo pieno di distanza dall’uscita del capolavoro di Franz Kafka (1915), la letteratura boema ci regala con “Il lago” (2016) un’altra versione del tema della metamorfosi, ma l’accostamento non può andare oltre l’iniziale metafora animale-uomo perché la natura dei due romanzi differisce in tutta la sostanza tematica e narrativa. Se sia in un caso che nell’altro, l’individuo deve fare i conti con un mondo ostile, in Franz Kafka la lotta si risolve nella sconfitta dell’uomo attraverso l’annientamento fisico e psicologico, mentre in Bianca Bellová l’esito è il riscatto del bambino divenuto uomo che riesce a sconfiggere le forze avverse. 

Qual’è secondo te il messaggio questo libro?

Non è il classico happy end, quello della Bellová, ma comunque un messaggio di riscatto che segnala “Il lago” tra le opere letterarie destinare a “rimanere” in questo scorcio iniziale di Terzo Millennio.

Definisci questo libro con tre aggettivi?

Tenero, crudo, surreale.

Pensi sia utile far leggere nelle scuole questo libro?

Penso sia utile far leggere questo libro alle scuole, per la parabola che disegna e perché è un modo per raffrontare la nostra società con quella di un paese ex sovietico. Se fosse un medicinale sarebbe un eccitante, uno stimolante, tipo integratore!

Antonio è legato alla libreria On The Road di Montesilvano (PE)