Il mistero dei Pellicani è la loro immobilità

DI LIBRI che raccontano l’immobilità abbonda la letteratura del Novecento: un tema indigesto, sembrerebbe, per la nostra contemporaneità ipercinetica, nella quale un romanzo “immobile” non può che irrompere come un ospite misterioso. E di mistero, il primo romanzo di Sergio La Chiusa, è avvolto dalla prima all’ultima pagina: i Pellicani del titolo (sottotitolo: cronaca di un’emancipazione) sono due uomini – padre e figlio, si direbbe. Una visita nel caseggiato dove il vecchio Pellicani vive come un reietto, abbandonato e solo, costringe il figlio a spogliarsi poco alla volta, e inesorabilmente, di tutte le proprie maschere: una valigetta di lavoro tenuta in mano a bella posta – dentro ci sono solo Simmenthal –, un vestito di confezione, un certo racconto di sé. Il vecchio immobile invischia il giovane, lo cattura, e lo trascina nella propria allucinata in-esistenza. Un romanzo condotto da una lingua elegante, un libro inconsueto, che lascia il sapore delle letture che mancavano.