Ci vorrebbe un nuovo piano Marshall, dice l’editore Alessandro De Vito

Alessandro De Vito (1971) è ceco per parte di madre, ma vive e lavora in Italia. Dirige la casa editrice Miraggi, dove tra le altre pubblica traduzioni di scrittori e scrittrici cechi, per esempio Hrabal o Fuks, Bellová o Pilátová. Nonostante la pandemia abbia fermato la sua impresa, ritiene che il libro sopravvivrà.

LN – Qualche giorno fa avete pubblicato La perlina sul fondo di Hrabal. Oggi l’Italia legge, compra libri?

ADV – Miraggi, la nostra casa editrice, festeggia quest’anno 10 anni di vita, e il numero dei lettori è in crisi costante da prima che cominciassimo il nostro lavoro. Non sono più i tempi degli anni 80, e il libro, culturalmente, ha perso molta della sua centralità rispetto ad altre forme di formazione e intrattenimento, ma mantiene la sua importanza. Gli italiani leggono meno di altri paesi, è un fatto. Il mio punto di vista è quello di un piccolo editore, e in questo senso la situazione è confortante: i „lettori forti“, anche se non numerosi come percentuale, leggono molto e soprattutto cercano e scelgono anche le produzioni minori, le case editrici indipendenti.

Purtroppo il libro di Hrabal, molto importante per noi e per far conoscere di più tutta la collana ceca che pubblichiamo, arriva in un momento difficile, in cui è tutto fermo per la pandemia. Sarà un ottimo punto per ripartire, per fortuna è un libro senza tempo, un grande classico che gli italiani non hanno ancora mai letto.

LN – Qual è stata la tiratura de La perlina sul fondo? Hrabal è ancora popolare in Italia?

ADV – Di solito usciamo con una tiuratura di 2000 copie. Per Hrabal siamo saliti a 3000, è pur vero che Hrabal ha avuto il suo maggior successo una ventina di anni fa, ma un autore di quella grandezza ha l’attenzione dei lettori e dei recensori garantita anche oggi. Il supplemento letterario Tuttolibri del quotidiano nazionale La Stampa di Torino gli ha dedicato di recente 4 intere pagine! Hrabal è forse il più grande scrittore ceco del Novecento, e poter offrire al lettore italiano la prima traduzione del suo primo libro è stato un sogno per noi.

LN – Quali saranno le conseguenze della pandemia sul mercato librario italiano? Quali saranno i maggiori problemi per gli editori italiani?

ADV – La pandemia ha fermato tutta la filiera del libro, dal magazzino dell’editore alle mani del lettore. Io credo che adesso sia difficile vedere ancora tutti i problemi, dipenderà molto da quanto durerà questa situazione. Al momento ci sono libri fermi, librerie e canali on line chiusi, alcuni libri previsti nei prossimi mesi usciranno in ritardo per fare spazio a quelli già pronti ora. Sarà però molto diverso ripartire dopo 2-3 mesi, o se il periodo sarà più lungo. E dipenderà anche da come ne uscirà tutta la società, potremmo vedere una crisi economica molto forte per cui molti potrebbero avere altre e più grandi preoccupazioni che non comprare dei libri.

LN – La situazione attuale potrebbe portare anche qualcosa di positivo?

ADV – Credo che cambieranno molte cose. Il mercato del libro ha molti difetti, la distribuzione, l’eccesso di produzione, l’eccessiva rapidità di produzione e la velocità con cui i libri muoiono. Come piccolo editore siamo meno soggetti a questi meccanismi, noi lavoriamo sempre sul catalogo e molto meno sulla novità: spesso i nostri libri non vendono molto in un breve periodo come i bestseller, ma sul lungo periodo continuano la loro corsa per un tempo più lungo. In dieci anni non abbiamo ancora messo nessun libro fuori catalogo. È difficile dire ora come cambierà, credo che molte case editrici non si risolleveranno, e che le più grandi dovranno ristrutturarsi radicalmente e ripensare la loro attività. Almeno lo spero, che vengano anche cambiamenti positivi.

LN – Gli italiani leggono gli e-book? Ascoltano audiolibri? E questi potrebbero andare a colmare la perdita di libri cartacei che si prospetta?

ADV – Da anni gli ebook hanno una quota quasi costante nelle vendite, e non aumenta di molto. Negli ultimi anni anche gli audiolibri hanno riscosso un certo successo, ma per ora è un settore limitato. Sono convinto che entrambi aumenteranno le vendite, anche se una delle comprensibili reazioni in questa situazione è un’angoscia che molti descrivono come una difficoltà a concentrarsi e anche a leggere. Se la situazione dovesse durare sicuramente il settore venderà di più, e in generale c’è una spinta all’acquisto on line: anche la spesa ordinaria, e tutti i servizi che molti utilizzavano ancora in modo tradizionale. Non credo che arriverà mai a rimpiazzare del tutto le vendite cartacee, che in ogni caso riprenderanno. Per un piccolo editore come noi, che in proporzione spende molto per la stampa, sarebbe una buona cosa: a me piacciono molto i libri di carta, ma se vendessimo solo ebook, e molti di più, avremmo molte meno preoccupazioni. Non credo che accadrà: il libro è una tecnologia antica, e resta ancora oggi molto efficace, durerà a lungo ancora.

LN – Il governo italiano prevede degli aiuti per l’editoria?

ADV – Direi di no, in generale non esiste nulla del genere come i contributi del Ministero della Cultura ceco, che oltre a finanziare le traduzioni dei libri cechi all’estero sostiene la produzione interna con contributi per i vostri libri. Abbiamo dei contributi, più spesso regionali, per la partecipazione alle fiere come il Salone del libro di Torino, ma non mi viene in mente altro. Non esiste neppure un piano di acquisto generale dei libri da parte delle biblioteche pubbliche, come in altri paesi. Ma in generale l’Italia investe molto poco nella scuola e nella cultura, compreso l’immenso patrimonio artistico e monumentale che abbiamo ereditato.

LN – E sono previsti degli aiuti per l’attuale eccezionale situazione?

ADV – Per questa situazione di emergenza non ci sono a oggi ancora provvedimenti specifici: le case editrici sono ferme, le librerie sono ferme, le spese fisse vanno avanti (per esempio gli affitti) e ci sono solo provvedimenti molto limitati per i lavoratori, ma valgono per i dipendenti, quindi per le realtà più grandi. Sarà presto a disposizione un contributo di 600€ per i titolari di P.Iva, quindi anche per tutti i lavoratori autonomi che lavorano nella filiera senza un contratto da dipendente, come noi tutti. Non può bastare.

LN – Qual è l’umore nella società italiana?

ADV – Come sempre ci sono opinioni diverse, tra speranza, depressione e catastrofismo. La dinamica dei social network, quando sei costretto a casa, amplifica i suoi problemi: si diffondono fake news, false speranze, complottismo, ma abbiamo per la prima volta una rete che ci unisce, può anche informare correttamente e fornire aiuto, dare grandi e piccole indicazioni utili, per esempio sui negozi aperti, restare in contatto con le persone sole. Alla preoccupazione per il contagio si somma sempre di più la preoccupazione economica, ed è normale che si patisca anche psicologicamente il fatto di dover stare in casa e di non sapere come evolverà la pandemia. Credo che man mano la situazione sarà la stessa in tutta Europa, e in tutto il pianeta. Una volta passata l’emergenza, credo che dovrà esserci una risposta economica forte da parte di ogni singolo stato. RE non solo: anche da parte dell’Unione Europea o della Banca Mondiale. Una sorta di piano Marshall o un New Deal alla Roosevelt.

LN – La sua casa editrice pubblica regolarmente autori cechi, in ordine sono uscitiBalabán, Fuks, Rudiš, Bellová, Boučková, Pilátová. Cos’è che i lettori e i recensori italiani apprezzano in quei libri, che ccosa piace della letteratura ceca?

ADV – Al momento, anche se piccoli, siamo gli unici ad avere una collana interamente dedicata alla letteratura ceca, in passato il legame culturale è stato più stretto, grazie a persone come Angelo Maria Ripellino e per l’interesse per la dissidenza dopo la fine della Primavera di Praga. Io credo che i lettori accolgano bene il nostro progetto: da un lato riproponiamo autori già pubblicati in italiano molti anni fa, e ingiustamente dimenticati (come Ladislav Fuks), o pubblichiamo opere non ancora tradotte di grandi classici (come Hrabal). Forse non è molto, ma è un filo che non dovrebbe essere interrotto.

LN – Perché?

ADV – I due paesi sono molto vicini, moltissimi italiani vanno a Praga da turisti e non sanno nulla della cultura che vanno a visitare. Allo stesso tempo apprezzano lo sguardo dei nuovi autori e autrici. La letteratura ceca ha un modo molto personale di esprimere il suo punto di vista sul mondo, a volte più leggero e divertente, a volte più grottesco e tetro, ma sempre profondo. A lungo abbiamo guardato il mondo solo attraverso le vicende italiane, o attraverso il racconto degli americani. Cerchiamo di aprire un passaggio a Est. Molti ci dicono essere una strada giusta: verso il centro della comune storia europea. 

LN – Ha personalmente tradotto alcuni dei libri che ha pubblicato. Lei è stato prima traduttore o editore?

ADV – Ho cominciato come editore, e da quasi vent’anni svolgo i vari mestieri intorno al libro. Come traduttore ho cominciato da poco, da 3-4 anni. E seguendo un percorso particolare e non canonico. Non sono un boemista e non ho mai studiato ceco o traduzione all’università. Sono però di origine ceca, mia madre è di Ostrava, e ho sempre parlato la lingua, anche se in casa e alla buona. Poi mi sono messo a studiarla, e avendo esperienza del lavoro con i libri ho messo insieme le cose. Ho studiato latino, greco antico e francese, e sapere il ceco mi ha sempre aiutato con tutte le lingue. Ora le altre lingue e la loro traduzione mi stanno aiutando con il ceco. 

LN – Per lei il ceco è una lingua difficile? Più difficile dell’italiano?

ADV – Purtroppo non ho mai vissuto in Rep. Ceca, salvo le vacanze di ogni anno dai nonni nello Slovácko e a Slezská Ostrava, per cui ho una certa difficoltà a parlare e a scrivere in ceco. A leggere però lo capisco molto bene, in quel caso c’è tempo di studiare tutto del testo e conta molto la conoscenza della lingua di destinazione. Credo che per un italiano, e non è il mio caso, ci sia una difficoltà insormontabile, la pronuncia di alcuni suoni come la ř, e il fatto che sia una lingua flessiva. Per il resto la struttura del ceco e dell’italiano sono simili. Almeno rispetto all’arabo, al cinese o all’ungherese.

Radim Kopáč