Un testamento filosofico con linguaggio chiaro e divertente

«Un supplente di filosofia stravolse l’idea che avevo sulla materia». Così esordisce Andrea Serra dialogando sulla nuova tesi filosofica della Luna Viola, che dà il titolo al suo secondo romanzo. «Ci chiese perché dovevamo studiare filosofia. Diverse furono le risposte, ma tutte sbagliate. Ci disse che l’unico modo di evitare la carcerazione era la filosofia, perché è grazie al sapere che l’uomo è libero».

Nel romanzo, già in ristampa, e che è anche testamento per le figliole che si chiamano come la locuzione che forma il titolo, uscito per Miraggi il 16 giugno, Serra narra la filosofia con un linguaggio chiaro e divertente. La filosofia non ha da rimanere rinchiusa e sepolta nei libri scolastici e possibilmente anche nelle teste di quattro idioti, che acquistata una laurea trascorrono il tempo a idolatrare il loro docente di turno. La filosofia: «è viva e pulsante nei dubbi e nelle vertigini della nostra quotidianità» dice Andrea Serra, autore dell’estate 2020 et prosegui: incrocia e dialoga con sette suoi amici cari, quali Socrate, Nietzsche, Giordano Bruno et alii. Persone fidate, che già dal primo pulpito di una relazione, lo sosterranno fino a mettere su famiglia con la consorte, che dichiara non capirne nulla di filosofia. Lì il mistero: siamo certi di non sapere nulla quando il sostantivo della madre di tutte le scienze ci viene posto? Sappiamo, solo che non lo riconosciamo e la causa è di quegl’idioti di cui prima che solo anagraficamente hanno 35 anni, snobisti tutelati da congreghe di cognomi di abusanti: impostori che dialogano su Dio, puntando il dito contro chi non gli va a genio in quell’istante. A salvarci? Lei, la tesi della filosofia della Luna Viola.

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