“Musica solida”: dai cilindri ai 45 giri, la storia dei dischi in Italia

Un libro che è una guida storica a case discografiche, programmi radio e tv e riviste musicali in Italia

Un libro divertente, appassionante, che ti cattura pagina per pagina, per quanto poderoso (“Musica solida, storia dell’industria del vinile in Italia”, miraggi edizioni, 400 pagine, euro 23). Un libro musicale? Quei libri per lo più noiosi, che citano storie che sappiamo a memoria, pescate da wikipedia, tutti uguali a se stessi? Ebbene sì, perché Vito Vita non è solo uno scrittore competente, che ha ricostruito con dovizia approfonditissima nomi, personaggi, eventi, anche gli indirizzi con tanto di numero civico e organigramma con nomi e cognomi del personale presente di tutte le case discografiche apparse in Italia dai tempi dei “cilindri” a quelli dei 78 giri (che si vendevano inizialmente in un massimo di duemila copie) fino all’avvento dei 45 e dei 33 giri (il primo lp nel 1948, a cura della multinazionale Columbia, ma solo nel 1958 le vendite dei 45 giri superarono quelle dei 78), ma è anche una penna brillante, con tanti aneddoti che illumineranno chi pensava di sapere tutto sull’argomento.

Interessante sapere che le primissime incisioni si tennero a Napoli alla fine dell’800, per diventare poi Milano la sede delle primissime etichette. Scopriamo poi, per citare un personaggio attivo più di 50 anni dopo, che Mara Maionchi esordisce nel mondo della discografia nel novembre 1967 quando viene assunta alla Ariston come capo ufficio stampa e pubblicità per passare alla fine del 69 alla neonata Numero Uno, l’etichetta di Lucio Battisti.

Tante le storie divertenti di quegli anni pionieristici e anche un po’ malandrini, come quella dell’etichetta Vedette, messa su da un orchestrale abruzzese, Armando Sciascia (tutte le etichette sin dagli inizi del primo novecento erano fondate e dirette da musicisti, non come oggi dove si trovano in vetta ex direttori marketing di aziende di profumi) insieme a un amico, Francesco Anselmo anche lui un orchestrale, nel 1960. Ebbene, la Vedette si distinse per piccoli ma significativi imbrogli. Mise sotto contratto ad esempio l’Equipe 84, i cui membri manco sapevano cosa fosse la Siae e Sciascia si attribuì tutti i brani incisi come autore. Quando Vandelli e soci se ne accorsero, mollarono l’etichetta intentando causa. La Risposta di Sciascia fu di prendere le basi musicali incise dall’Equipe e reinciderle con un altro cantante, un ancora sconosciutissimo Demetrio Stratos. Chi lo sapeva che la carriera del più grande vocalist italiano era cominciata con uno squallido furtarello? Infine la Vedette che aveva messo sotto contratto i primi Pooh, piazzò una loro foto (a loro insaputa naturalmente) sul falso disco della Equipe 84… Ma la Vedette, grazie a una brillante direttrice artistica, una italo-greca proveniente dagli Stati Uniti, Aliki Andris-Michalaras (fu lei, amica di Stratos, a farlo incidere), ebbe anche un grande merito. Pubblicò in Italia tutti i dischi dei Doors, di Tim Buckley, i Love, la Paul Butterfield Band con ovviamente scarsissimo successo. Pensate un po’ che lungimiranza.

Non solo dischi: Vito Vita cita tutte le riviste musicali che nacquero in Italia a partire dagli anni 60, mentre sin dagli anni 30 esistevano competenti e brillanti riviste jazz, e poi i programmi musicali televisivi e radiofonici. In televisione il 6 febbraio 1966 andò in onda per puro caso, essendo venuta a mancare la bobina del nuovo episodio di Rin Tin Tin, l’esordio di Pippo Baudo con una puntata pilota di un programma a cui stava lavorando, Sette voci: sarebbe andato in onda fino al 1970.

Scopriamo ancora che a fine anni 50 si vendevano già quasi venti milioni di 45 giri. Insomma Vita mette in fila, cronologicamente secondo la loro data di nascita, le mille (o quasi) aziende produttrici di dischi che sono nate, cresciute e morte in Italia a partire dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri con le etichette rap e indie. Il suo è un lavoro certosino e meritorio, che si conclude, come da titolo, quando la musica diventa “liquida”. Vito Vita, collaboratore e fondatore di fra gli altri la rivista Vinile, ci ha messo dieci anni per completare questa opera omnia. Che resta come guida storica e di riferimento per tutti coloro che vogliono saperne di musica.

 

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