Il pane e la neve

Collana: Contrappunti

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Siamo nel 1943. Spedizione ARMIR Armata Italiana in russia. Partirono in 80000 e ritornarono in 500. Il punto di vista di un normalissimo panettiere che si trova ad essere tra i sopravvissuti della disfatta italiana, uno dei più tragici eventi della seconda guerra mondiale, tra carestie e gelo a tracciare la bellezza del ricordo a distanza di oltre 70 anni.

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Data di pubblicazione 2020
Formato 14,5x21
Numero di pagine 224
ISBN 9788899815431

Dionigi, panettiere cuneese, scrisse il suo diario dopo la guerra, sulla base di appunti e ricordi. Un lucido e diretto reportage con uno sguardo “interno” su una delle più grandi tragedie di guerra italiane e non solo, viste da una persona semplice ma mai sprovveduta, e consapevole dei meccanismi che hanno portato al sacrificio di una generazione.
«Questo mio scritto sulla spedizione di guerra da parte del Corpo dell’Armata Alpino con le sue divisioni Cuneense, Julia, Tridentina e della Divisione di Fanteria Vicenza e altri reparti Italiani in Russia, narra della sofferenza e dell’indifferenza di chi ci ha mandati, lasciati e mai aiutati nella ritirata più disastrosa di questa guerra e credo di tutte le guerre dell’era moderna, ma sopra tutto voglio dire una cosa, in tutti i racconti che si parla di guerra si dice che il popolo andava in delirio, affascinato dalla guerra, voleva a tutti i costi andare a combattere e morire per la Patria.
Quelli che gridavano “vogliamo la guerra” erano una parte degli studenti, e perciò di famiglia agiata e che la propaganda fascista aveva più presa, i gerarchi che facevano carriera, e quelli che piuttosto di lavorare preferivano la divisa fascista e tutti noi abbiamo visto come questi eroi della fifa si sono comportati e hanno fatto la guerra, la loro guerra erano le adunate di piazza minacciando tutto il mondo democratico, la vera guerra l’hanno fatta gli altri e cioè quelli che non la volevano, purtroppo è sempre stato così, almeno fino a quei tempi, ma se al popolo facevano vedere le grandi adunate di masse ben orchestrate e obbligatorie chi ci comandava sapeva che la guerra non sarebbe mai venuto a farla.»