Il sovversivo con il farfallino

Destinazione Ponza

Contrappunti, saggistica, storia

14,00

L’autore Antonio De Vito, attraverso la storia del padre, ripercorre la storia della deportazione politica nel periodo fascista. Le piccole isole meridionali negli anni Trenta divennero il luogo di detenzione per i condannati per crimini politici e quanti dovevano essere esclusi dalla vita sociale.

Data di pubblicazione 2016
Formato 14.5X21
ISBN 9788896910856

Molti nati alla fine degli anni ’30 hanno avuto in sorte dei padri che hanno vissuto due vite: la prima, faticosa, aspra e piena di pericoli fino alla fine della guerra e la seconda dal 1945 in poi. Solo che della prima hanno raccontato poco o niente. Antonio De Vito, nato nel 1938, ha riscattato la prima eroica vita del padre Giuseppe con un gesto bello e commovente, scrivendo un libro su di lui, “Il sovversivo col farfallino”.

Giuseppe, nato a Torremaggiore in Puglia, ragazzo del ’99 arruolato nel Genio, giovane socialista e poi comunista fin dalla fondazione del partito nel ’21, di professione ebanista, sconta 10 anni di confino. Scrive il figlio che “il sovversivo non parlava mai in famiglia di quello che aveva trascorso al confino, era un periodo lontano da tenere chiuso dentro”. Antonio, una vita da giornalista, per aggirare l’ostacolo, si immerge in una montagna di carte del Casellario Politico Centrale e lì, un’ordinanza dopo l’altra, una sentenza dopo l’altra, una supplica dopo l’altra, navigando nell’orrenda prosa di poliziotti, di informatori e di giudici, ricostruisce le peripezie di Giuseppe, inviato una prima volta al confino per cinque anni, da scontare nell’isola di Ustica dal 27 marzo 1927, e trasferito a Ponza dal 2 agosto 1928. Scaduti i cinque anni nel giugno 1932, è rimandato a casa ma è tenuto d’occhio. Nella loro occhiuta trasandatezza le carte di polizia sbagliano il cognome citandolo De Vita.

“Poiché la pena del confino non lo ha fatto in alcun modo ravvedere”, le autorità lo propongono per un nuovo confino. Sarà sempre a Ponza, dal 12 giugno 1933 al 2 giugno 1937. Di questi dieci anni di patimenti Giuseppe ha lasciato 1470 pagine di quaderno compilate con grafia chiara e ordinata, ma non sono memorie. Si tratta di appunti di scuola; i confinati politici organizzano corsi di vari livelli: italiano, economia, fisica dove il docente è l’ingegnere Amedeo Bordiga, uno dei fondatori del Pci. Per descrivere la vita quotidiana a Ustica e a Ponza, Antonio De Vito si fa aiutare da varie fonti, a cominciare dalle lettere dal carcere di Antonio Gramsci, a Ustica nei giorni in cui c’era anche Giuseppe; è molto utile un ampio reportage di Mino Maccari pubblicato nel 1930 dalla Stampa. Finiamo così per farci un’idea concreta di cos’ha voluto dire per migliaia di antifascisti essere perseguitati e confinati per anni. Solo attraverso tante piccole storie si può costruire la grande Storia.

Antonio De Vito

Antonio De Vito, torinese e pugliese, classe 1938, è giornalista dal 1962 (per tutti gli anni Sessanta anche avvocato). Cronista giudiziario e non solo alla redazione torinese de «L’Unità» fino al 1969, poi cronista e inviato a «La Stampa» fino al 1994. Prima e dopo l’istituzione delle Regioni, membro della Gpa della Prefettura di Torino, fino agli anni Novanta. Per decenni negli organismi sindacali e di categoria regionali e nazionali dei giornalisti. Tra i fondatori dell’Ungp, ne è stato vicepresidente per dieci anni. Attualmente è presidente del Gruppo giornalisti pensionati del Piemonte. Eletto per oltre vent’anni all’Inpgi (Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani): nel Cda dell’ente pubblico, poi nel Consiglio generale dell’Istituto privatizzato, infine nel Consiglio di amministrazione (2008-2012). Ha pubblicato: Torino, insieme nei quartieri (con altri autori, Omega, 1979); Gli enti regionali del Piemonte (con altri autori, Eda, 1980); Stranitalia, Gli anni (st)ruggenti di Prodi e Berlusconi (Miraggi, 2010); La finestra del prefetto. Mezzo secolo di storia nel paese delle riforme incompiute (Miraggi, 2011); Il sovversivo col farfallino, Destinazione Ponza (Miraggi, 2015). Domani verranno l’areoplani. Lettere da un tempo lontano (Miraggi, 2015). Nel 2017 è uscito L'uomo tagliato a pezzi. Delitti e processi dei favolosi anni Sessanta (MIraggi 2017).

Storie di Città, Bruno Gambarotta su La Stampa

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