di Pietro Cascavo
Dalle nebbie della memoria e dai byte sgranati di un video, custodito da Youtube («Nick Drake 70’s festival »), emerge questa brevissima sequenza, 12 secondi, in un cui un uomo allampanato, giacca scura elegante, lo vediamo sempre di spalle, ad ampie
falcate sembra entrare nei tipici spazi di un ritrovo giovanile di un tempo, all’aperto, dove si fa musica, peace and love. Capello lungo che gli lambisce le spalle. Sono le uniche immagini che si posseggano di Nick Drake, un mito contemporaneo della musica. Nick e
suoi dieci passi (contati) per uscire dall’inquadratura. Nicholas Rodney Drake, detto Nick, uno dei musicisti più colti e misteriosi
del Novecento, nato in Birmania nel 1969, figlio di Rodney, lì trasferitosi per lavorare alla Bombay Burmah Trading Corporation. Poi Nick tornerà in Inghilterra, dove si formò all’Università di Cambridge. Ma soprattutto Nick, lo sappiamo dai suoi tre unici dischi di folk-rock pubblicati in vita («Five Leaves Left», «Bryter Later», «Pink Moon»), soffriva di depressione e, nel 1974, morì a casa sua per overdose di antidepressivi. In vita guadagnò pochissimo con la sua musica ma, dalla metà degli anni 80, grazie ad autori come Robert Smith, David Sylvian e Peter Buck, la fama di Nick Drake si consolidò, trasformandolo nell’artista che, anche inconsciamente,

(quasi) tutti conoscono. In «Cinque secondi», l’ultimo film di Paolo Virzì, ad esempio, la sequenza finale è accompagnata dalle morbide note di «Place to Be». Questa lunga premessa per dire che è da poco in libreria «I dieci passi di Nick Drake» (Miraggi ed., pp. 256, 22 euro) dello scrittore torinese Luca Ragagnin, un ipnotico dialogo immaginario, racconto-biografia per ricordare l’arte e la poesia di un autore che così a fondo è entrato nelle nostre fibre spirituali. Nick, nel libro di Ragagnin, racconta la propria vita con una voce-flusso di coscienza che giunge dall’indistinta terra della postmorte. Da laggiù ripercorre la sua infanzia, la passione per la musica, l’inadeguatezza nei confronti di tutto ciò che sta al di fuori di una canzone, a partire dai sentimenti e dai legami terreni, la difficoltà di integrarsi e accettare le regole commerciali dell’arte. La «voce altra », che non appartiene a nessuno o forse a tutti i
consumatori di opere e che irrompe per dire la sua sulla figura dell’artista assoluto, violento e fragile. Una voce che procede per evocazioni oniriche che prende spunto, appunto, dall’unico, brevissimo filmato che abbiamo di Drake. Luca Ragnanin ha iniziato un tour di presentazioni, nelle librerie, con ospiti illustri. Dopo la data dell’11 febbraio all’Nh Collection di piazza Carlina, il 15 febbraio alle 18 il giro prosegue alla libreria Luna’s Torta di Torino (via Belfiore 50), per poi proseguire a Padova, Gorizia, Udine, Rovereto
e tornare a Torino, il 27 febbraio alle 18.30, a L’Ibrida Bottega. Belle pagine evocative, quelle del libro di Ragagnin, perché, anche così, non ci si stanca mai di ascoltare la voce di Nick che, con la sua chitarra, ci parla, ancora e ancora. E anche se « […] al ragazzo altissimo restano ancora cinque passi (perché, ndr) l’intera sua storia di uomo adulto in movimento si concluderà tra cinque passi […]», i dischi di Drake, con la sua Luna Rosa «Pink Moon», continuano a mostrarci una via possibile per la nostra (agitata) esistenza contemporanea.


