di Alessia Alfonso
“Ricucendo la memoria” di Marek Torčík, Miraggi Edizioni è un romanzo di formazione che lavora sulla materia più fragile e instabile che abbiamo: il ricordo. Non lo tratta come qualcosa di lineare o affidabile, ma come un tessuto lacerato, fatto di strappi, omissioni, ritorni improvvisi. È proprio in questo movimento continuo tra passato e presente che il libro trova la sua forza.
La storia prende avvio da un momento preciso, quasi banale nella sua apparente semplicità. Una telefonata notturna, una morte annunciata, e improvvisamente tutto si incrina. Da quel punto il racconto si apre e si frammenta, seguendo il flusso della memoria del protagonista, che torna a sé bambino, poi adolescente, poi di nuovo adulto, senza mai fermarsi davvero in un punto stabile. Non c’è una progressione ordinata, ma una serie di immagini, episodi, sensazioni che emergono e si sovrappongono.
Il romanzo affronta temi duri senza cercare scorciatoie. Il bullismo, la difficoltà di riconoscersi e di essere riconosciuti, il peso della famiglia, l’isolamento, la vergogna. L’omosessualità del protagonista non è raccontata come un elemento identitario pacificato, ma come un campo di tensione, attraversato da paura, rifiuto e desiderio di accettazione. È un percorso che non si risolve, ma si espone nella sua complessità.
Il libro si inserisce nella tradizione dei romanzi di formazione contemporanei che scelgono di raccontare la crescita non come un percorso lineare verso la maturità, ma come una serie di rotture e tentativi. Non c’è una vera riconciliazione con il passato, ma piuttosto un confronto continuo, necessario per poter andare avanti.

Marek Torčík è uno scrittore ceco contemporaneo, nato nel 1993, e la sua voce si distingue per un’intensità che unisce dimensione autobiografica e ricerca stilistica. Proveniente anche dal mondo della poesia, porta nella narrativa una forte attenzione al linguaggio e al ritmo, costruendo testi che lavorano tanto sul piano emotivo quanto su quello formale. “Ricucendo la memoria” si inserisce in questa linea, mostrando una scrittura urgente, capace di raccontare l’esperienza queer e il disagio generazionale senza filtri, ma con una consapevolezza letteraria molto precisa.
“Ricucendo la memoria” è un romanzo che non cerca di consolare, ma di restituire. Restituire la complessità del crescere, la fatica di riconoscersi, il peso dei legami familiari e la possibilità, sempre fragile, di costruire una propria identità. È un libro che lascia segni, proprio come le cuciture di cui parla, e che continua a lavorare dentro il lettore anche dopo l’ultima pagina.
QUI l’articolo originale: https://libreriamo.it/libri/letture-di-pasqua-12-libri/


