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LANGHE INQUIETE – citazione di Enrica Torchio su Un libro a colazione

LANGHE INQUIETE – citazione di Enrica Torchio su Un libro a colazione

“Mio nonno è un uomo giovane e forte e su quella piazza gioca alla palla. La palla si batte col pugno, la palla è grande quanto un’arancia ma pesa come un melone, e mio nonno e gli altri uomini sono a messa e dal fondo, quando il parroco si dilunga, fanno vedere la palla e il parroco si sbriga, conclude in fretta, un pater e un’ ave veloci, poi tutti sulla piazza per la sfida degli uomini giovani e forti.”

Marco Giacosa – Langhe inquiete

“Ma se noi ogni estate continuiamo a mandarlo sulle langhe, per forza finirà col farsi un’anima Fenoglio, anche se alla nascita non ce l’aveva. Quanto a me debbo dire che quella miscela di sangue di langa e di pianura mi faceva già da allora battaglia, nelle vene, e se rispettavo altamente i miei parenti materni, i paterni li amavo con passione, quando a scuola ci accostavamo a parole come “atavismo” e “ancestrale” il cuore e la memoria mi volavano subito e invariabilmente ai cimiteri sulle langhe.”

Beppe Fenoglio – Ma il mio amore è Paco
ScoutINK 2021 – Primo contest per disegnatori di fumetti – MIRAGGI EDIZIONI

ScoutINK 2021 – Primo contest per disegnatori di fumetti – MIRAGGI EDIZIONI

Contest per 10 tra i migliori talenti emergenti del fumetto italiano, scadenza 31 marzo 2021

Il disegno è la tua passione e hai bisogno di nuovi spazi per esprimere la tua creatività? Sei un autore, sceneggiatore e disegnatore di fumetti? Ecco il modo migliore per valorizzare le tue creazioni ed essere finalmente pubblicato da una casa editrice affermata.

Sono aperte le iscrizioni alla prima edizione del Contest nazionale ScoutINK, la selezione indetta da Miraggi Edizioni, per la collana MiraggINK, che premia 10 tra i migliori talenti emergenti del fumetto italiano. Le 10 storie vincitrici saranno pubblicate in un volume raccolta, distribuito a livello nazionale.

“Una sezione dedicata a tutti i disegnatori, autori e appassionati di fumetti.

Un’occasione unica per mettere in mostra le proprie abilità nell’arte del fumetto!”

QUI per leggere il REGOLAMENTO e fare ISCRIZIONE > https://www.miraggiedizioni.it/prodotto/scoutink/

Il 10 aprile 2021 saranno proclamate le 10 storie selezionate e il volume sarà ufficialmente presentato in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino 2021.

Possono partecipare al Contest gli autori/disegnatori maggiorenni (anche in team) la cui opera (storia a fumetti) sia originale. Per iscrivere l’opera al Contest, gli autori dovranno accettare integralmente le condizioni del presente regolamento. Ciascun autore può partecipare al Contest anche con più di un’opera, purché sia autore o co-autore, dell’opera presentata e sia titolare, in via originaria, di tutti i diritti di utilizzazione e sfruttamento, anche economico, dell’opera presentata per le finalità del presente Contest.

Musica solida – estratto sulla Numero Uno su Rockol

Musica solida – estratto sulla Numero Uno su Rockol

Numero Uno: 1969-1974, la storia di cinque anni di successi

La storia della Numero Uno, l’etichetta di Mogol e Battisti, raccontata da Vito Vita

di Franco Zanetti

Ma questa Numero Uno, nei suoi cinque anni di vita, cos’era, chi c’era, come funzionava? Ce lo racconta Vito Vita, grande esperto di discografia e autore del fondamentale “Musica Solida”, che Rockol ha recensito qui.

Nel 1969 alcune tensioni createsi in seno alla Ricordi tra la sua dirigenza e la coppia formata da Mariano Rapetti e il figlio Giulio, responsabili delle edizioni musicali, condussero alle dimissioni dei Rapetti e di altri personaggi attivi in vari settori della Dischi Ricordi, che fondarono una nuova casa discografica: la Numero Uno. Fu coinvolto anche Lucio Battisti, la cui produzione era stata negli ultimi tempi la maggior fonte d’incasso per la Ricordi: il successo al Disco per l’estate 1968 con Prigioniero del mondo e al Cantagiro nello stesso anno con “Balla Linda”, la partecipazione a Sanremo nel 1969 con “Un’avventura” e il primo posto in hit-parade con “Acqua azzurra, acqua chiara”, senza contare gli hit scritti
per altri artisti dell’etichetta, in primis i Dik Dik e l’Equipe 84. Battisti aveva tuttavia un contratto con Ricordi che sarebbe scaduto solo due anni dopo, per cui – pur facendo parte della proprietà della nuova etichetta – non entrò a far parte degli artisti in catalogo fino al 1971.
La sede fu stabilita in Galleria del Corso 2 a Milano, e per la distribuzione venne effettuato un accordo con l’Rca Italiana.
Il logo verde dell’etichetta, con il numero 1 in bianco su campo arancione, fu disegnato da Guido Crepax, fratello del discografico della Cgd Franco. 


Subito la Numero Uno cercò nuovi artisti da mettere sotto contratto, sia con proposte inedite, sia convincendo artisti già noti a passare sotto la nuova etichetta. Nel primo gruppo rientrava la Formula 3, un complesso appena formato con tre musicisti di esperienza quasi decennale: il romano Alberto Radius, il livornese Gabriele Lorenzi e il turnista napoletano Tony Cicco. Il primo 45 giri della Numero Uno fu il loro “Questo folle sentimento”, brano rock scritto da Mogol e Battisti, che li portò subito in hit-parade, arrivando a vendere 350000 copie.

Fu invece particolare il primo album pubblicato dall’etichetta: “E poi domani ancora”. Anche in questo caso era un’artista debuttante, che però eseguiva testi in piemontese firmati dal giornalista Piero Novelli, cugino del futuro sindaco Diego Novelli, con tematiche legate alla malavita, e musicati dal fisarmonicista Mario Piovano. La sua interprete era Luisella Guidetti.

Come responsabile della promozione della Numero Uno venne assunta Mara Maionchi, proveniente dalla Ariston. Il suo primo incarico fu quello di promuovere il 45 giri della Formula 3 “Questo folle sentimento”, che riuscì a far scegliere da Vittorio Salvetti come sigla del Festivalbar 1969 e da Renzo Arbore come disco da far ascoltare tra le novità a “Per voi giovani”, contribuendo così al traguardo delle 350000 copie vendute.
Tra gli artisti sotto contratto nei primi mesi dell’etichetta ci furono poi Tony Renis dall’Rca Italiana, gli Alpha Centauri, gruppo veronese, Bruno Lauzi dalla Ariston, gli Anonima Sound di Ivan Graziani provenienti dalla CBS, Edoardo Bennato, La Verde Stagione, in precedenza alla Equipe con altre denominazioni, Annamaria Rame dalla Italdisc, i Computers, duo formato dai fratelli Gabriele e Mario Balducci, i Jumbo, Sara (Sara Borsarini), Adriano Pappalardo, Mario Berto e Oscar Prudente, mentre su iniziativa di musicisti all’interno dell’etichetta (Mario Lavezzi, Damiano Dattoli e Sergio Poggi) si formarono i Flora
Fauna Cemento.
Come assistente della Maionchi fu assunta una giovane ragazza, Manuela Mantegazza, che in seguito entrò per un certo periodo nei Flora Fauna Cemento. 
Antonella Camera, segretaria di Mogol alle edizioni Ricordi, fu assunta come responsabile dell’Ufficio Stampa insieme a Claudio Bonivento, mentre il responsabile dell’Ufficio Amministrativo era Antonio Coni, ragioniere proveniente dall’Rca e trasferitosi da Roma a Milano; il grafico di riferimento era Cesare Monti, ma i dipendenti della Numero Uno
non erano certo una moltitudine, come ricorda Franco Daldello:


“Nel momento di massima espansione della casa discografica e delle edizioni musicali, penso al biennio 1971-72, non eravamo in tutto più di dodici persone, e parlo di un periodo in cui, in certe settimane, nella hit-parade di Lelio Luttazzi c’erano quattro o cinque canzoni nostre, tra Battisti, Formula 3, Mina con brani Mogol-Battisti, Lauzi, perché con noi Lauzi vendeva, cosa che non gli era riuscita prima con le altre etichette, ed altri artisti, o comunque canzoni nostre a livello editoriale, come “Vendo casa” dei Dik Dik o “Io vagabondo” dei Nomadi o “La prima cosa bella” di Nicola Di Bari, che è una produzione Numero Uno. Noi, con una struttura tutto sommato esigua, facevamo un fatturato annuo di cinque miliardi e mezzo di lire, ma di lire del 1971-72, che rapportati al giorno d’oggi fanno una cifra enorme, e che non era solo dovuto a Battisti, ma a Lauzi, alla
Pfm, alla Formula Tre, a Pappalardo, nonché alle edizioni”. 

Nella primavera del 1971 Colombini abbandonò la Numero Uno (vendendo le sue quote a Battisti). Colombini portò con sé alla Ricordi Edoardo Bennato, che alla Numero Uno aveva inciso solo tre 45 giri. Nel settembre 1971, scaduto il contratto che lo legava alla Ricordi, Battisti passò alla Numero Uno, debuttando con il 45 giri “La canzone del sole/Anche per te” e registrando negli anni seguenti album e singoli entrati nella storia della musica italiana.

Alla fine del 1971 firmò con l’etichetta la Premiata Forneria Marconi, gruppo nato dall’incontro tra i Quelli, transfughi dalla Ricordi, composto da alcuni tra i più noti session-men milanesi e il flautista Mauro Pagani, proveniente dai Dalton; il debutto della Pfm, così venne chiamato da subito il gruppo dalla stampa, fu con il 45 giri “Impressioni di settembre”/”La carrozza di Hans”, due brani epocali con la collaborazione di Mogol al testo del lato A, a cui fece seguito a gennaio ’72 l’album
“Storia di un minuto”. Il gruppo fu il primo tentativo della Numero Uno di lancio internazionale di un artista, grazie alla collaborazione con la Manticore, l’etichetta fondata in Inghilterra da Emerson, Lake & Palmer.

Il 1972 vide anche la pubblicazione di un 45 giri dell’ex cantante dei Ribelli, Demetrio Stratos, con due brani cantati in inglese “Daddy’s Dream”/”Since You’ve Been Gone”, di cui il primo fu inciso nello stesso anno da Mina con un testo di Lauzi, “L’abitudine”. E proprio alla Numero Uno nacque in Stratos l’idea di formare gli Area, registrando una session per l’album di Alberto Radius da solista del ’72 insieme a Giulio Capiozzo, Patrick Djivas e Gaetano Leandro in un brano intitolato appunto Area.

Nel 1973 Mogol decise di acquistare un vecchio mulino ad Anzano del Parco in provincia di Como, e lo fece ristrutturare per allestire in gran parte di esso uno studio di registrazione all’avanguardia, e nel resto della costruzione le stanze da letto per gli ospiti, i saloni e la cucina, data in gestione ai genitori del batterista Gianni Dall’Aglio: nacque così lo studio il Mulino, che divenne il riferimento per la Numero Uno ma fu usato anche da artisti di altre etichette, come i Pooh. Lo stesso anno debuttò con l’etichetta il cantautore milanese Eugenio Finardi, che pubblicò il suo primo 45 giri con due brani rock in inglese, “Spacey Stacey”/”Hard Rock Honey”, per poi passare alla Cramps. Nello stesso periodo si sciolse la Formula 3 e Radius e Lorenzi diedero vita a un nuovo gruppo, Il Volo, con Dall’Aglio, Bob Callero al basso, Vince Tempera e Mario Lavezzi; vennero pubblicati due album, il primo cantato e il secondo strumentale, ma le vendite non furono soddisfacenti anche per la scarsa promozione.

Alla fine del ’74 Mogol scelse di cedere interamente la Numero Uno all’Rca per 400 milioni di lire e alcuni personaggi dello staff decisero quindi di abbandonare l’etichetta e accettare le proposte di altre label portandosi dietro alcuni artisti: Mara Maionchi passò alla Ricordi e la seguì Gianna Nannini, che era appena entrata come cantante nei Flora Fauna Cemento facendo in tempo a incidere un 45 giri e a partecipare nel ’74 a “Un Disco per l’Estate” con “Congresso di filosofia”; Franco Daldello si trasferì alla Cgd convincendo anche il chitarrista-cantante Umberto Tozzi, che aveva appena inciso con la Numero Uno un album con il suo gruppo, i Data.

Negli anni seguenti la Numero Uno, di fatto diventata una sussidiaria dell’Rca, continuò a pubblicare i dischi di Battisti e di qualche nuovo artista, come il cantautore triestino Gino D’Eliso e Mara Cubeddu, ex cantante dei Daniel Sentacruz Ensemble, ma i più rilevanti furono senz’altro il percussionista napoletano Tony Esposito con “Rosso napoletano” (1975) e “Processione sul mare” (1976) e Ivan Graziani, ex Anonima Sound, con i suoi album storici: “I lupi” (1977), “Pigro” (1978) e “Agnese,
dolce Agnese” (1979).

QUI l’articolo originale:

https://www.rockol.it/news-718206/numero-uno-1969-1974-la-storia-di-cinque-anni-di-successi?refresh_ce&fbclid=IwAR0-0unOyKv9BrcVbRx83hdObV7UBjN1LzveWNsbGUJKDBzjnruKqG-n87o

FRANCESCO FORLANI su Libération (articolo di Claire Devarrieux)

FRANCESCO FORLANI su Libération (articolo di Claire Devarrieux)

FRANCESCO FORLANI, UN POÈTE EN CLASSE TOUS RISQUES

Le «communiste dandy» dévoile son quotidien de prof d’italien dans des collèges d’Eure-et-Loir

Francesco Forlani à Rome, le 11 mars 2012.
Francesco Forlani à Rome, le 11 mars 2012. Photo Marcello Mencarini. Leemage  

Francesco Forlani est un poète italien qui vit en France. Il a fondé une somptueuse revue internationale, SUD, et participe à l’Atelier du roman. Il écrit dans les deux langues. Il est aussi traducteur. Il est vraiment ce qu’on appelle, d’un terme un peu dévalué tant il a été utilisé, un passeur. Entre un passeur, ou un éclaireur, et un pédagogue, il n’y a pas trop de différence, parfois. Par-delà la forêt met en scène Forlani dans le rôle de professeur d’italien qui est le sien depuis trois ans. Le récit, composé de 24 chapitres comme autant de nouvelles, parcourt le petit monde scolaire, de la cour à la classe en passant par la salle des profs, avec un amour du langage qui est poétique, bien sûr, mais, profondément, qui est une forme d’altruisme, d’amour de son prochain. Sans excès, sans démagogie. On ne va pas se plaindre, on va plutôt plaisanter, et jouer le plus sérieusement du monde, pour mieux se faire comprendre.

Après avoir enseigné la philosophie en terminale au lycée français de Turin, Forlani découvre les collèges. «Mon appareillage théorique et didactique avait subi la même révolution qu’un char d’assaut russe transformé en foodtruck après la chute du Mur», écrit-il, sans être pour autant en train de dévaluer la tâche qui se présente. Il s’agit d’un poste réparti sur deux établissements d’Eure-et-Loir, à Dreux et à Anet. Comme il lui manque le permis de conduire qui lui permettrait d’utiliser la voiture qu’il n’a pas, rejoindre les deux endroits où il a été nommé est compliqué. Des collègues secourables – bêtise et inélégance n’ont pas droit de cité dans cette histoire, pas plus que la fatigue ou le découragement – un usage efficace de l’autostop également, pallient l’absence de transports en commun.

Photocopieuse.L’auteur habitant à Paris, les journées de cours commencent avec le premier métro. Les travailleurs de l’aube comme lui, et les exclus qui restent à quai, peuple de la nuit, sont évoqués dans Penultimiles Pénultièmes, un recueil bilingue (1) publié en 2019. «Sur le chemin de la maison j’ai croisé deux pénultièmes. Il y en avait une qui dormait dans la soute, tandis que l’autre scrutait la mer d’asphalte comme un naufragé fouille l’étendue d’eau du regard dans l’attente d’éventuels secours.» Dans Par-delà la forêt, pas le temps de rêver, il faut ruser avec le début et la fin de la sonnerie, parier que la photocopieuse va marcher si on s’en sert au dernier moment. Et, plutôt que s’attarder à contempler ses contemporains, il convient d’abord de maîtriser sa classe, cette forêt de jeunes adolescents.

Forlani a recours à un interlocuteur qu’il tutoie : «Tu sais que je ne te juge pas, et pourtant je sais que tu me juges. Beaucoup de choses ont changé depuis le temps où j’avais ton âge.» Naguère, l’élève craignait de se faire mal voir. Aujourd’hui c’est le contraire. «Car chacun de nous sait très bien que si l’un de vous l’a catalogué comme antipathique, il est fort probable que l’année à venir ne sera pas une promenade de santé, et cela, indépendamment de la matière enseignée.» Autre terrain miné : les parents. «Du jour au lendemain, les parents d’élèves se sont transformés en ennemis du corps enseignant.» Un chapitre attristé est consacré à la tendance à «l’inquisition».

Acronymes irrésistibles. Par-delà la forêt, qui tient son titre des trois mille hectares de bois qui séparent les deux collèges, est sous-titré «Mon éducation nationale». Il peut arriver à Francesco Forlani de philosopher à partir des arbres, mais il ne généralise jamais. A Dreux, il enseigne dans un REP + (Réseau d’éducation prioritaire, les acronymes sont irrésistibles pour le poète), et à Anet dans un collège normal, où les élèves sont majoritairement blancs. Sans se faire d’illusion sur sa mission, il préfère, c’est évident, la mixité du premier.

Un atelier pâte à pizza, un marathon de lecture du Petit Prince dans toutes les langues enseignées dans l’établissement, l’étude comparée de «ta gueule» et «vaffanculo» en passant par «mal di gola», mal à la gorge, qui permet à chacun d’envoyer son voisin se faire foutre en se touchant simplement le cou ou en toussant : le professeur d’italien est apprécié. Il a obtenu de l’inspection le droit de faire cours en chapeau. Il porte un costume clair et une cravate rouge. Il a 50 ans quand le plus vieux des enseignants en a 30. Il se présente volontiers comme un «communiste dandy». Dans la «police familiale» que représente la vie scolaire, il est «l’oncle fantasque venu d’un pays exotique», explique le collègue d’histoire.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE:

https://next.liberation.fr/livres/2020/06/19/un-poete-en-classe-tous-risques_1791800

DI SANGUE E DI FERRO – presentazione alla Libreria Milton di Alba in collaborazione con Book Advisor (la voce di Alba.it)

DI SANGUE E DI FERRO – presentazione alla Libreria Milton di Alba in collaborazione con Book Advisor (la voce di Alba.it)

Sabato 27 giugno, alle ore 21, la libreria albese sarà invece in diretta dal cortile interno della libreria con gli amici di Miraggi Edizioni per l’evento Mira-Book, in collaborazione con Book Advisor, per la presentazione dell’ultimo romanzo di Luca Quarin “Di sangue e di ferro”. I partecipanti alle dirette potranno richiedere di ricevere una copia con dedica autografa dell’autore da ritirare direttamente in libreria.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE:

https://www.lavocedialba.it/2020/06/22/leggi-notizia/argomenti/eventi-17/articolo/alba-alle-dirette-della-milton-gli-scrittori-niccolo-targhetta-e-luca-quarin.html

SANTI, POETI E COMMISSARI TECNICI vincitore del Premio Più a Sud di Tunisi 2020

SANTI, POETI E COMMISSARI TECNICI vincitore del Premio Più a Sud di Tunisi 2020

Angelo Orlando Meloni s’impone nella categoria “Calcio e narrativa”

Anche la XV edizione del Premio Nazionale “Più a Sud di Tunisi”, in programma a Portopalo dal 21 al 23 agosto 2020, conferma il binomio tra calcio e letteratura, potenziato a partire dal 2017 dall’appuntamento con l’Osvaldo Soriano Futbol Fest, curato da firme prestigiose del giornalismo e della letteratura legata al futbol.

Angelo Orlando Meloni, autore del libro “Santi poeti e commissari tecnici” (Miraggi Edizioni), si è aggiudicato il riconoscimento nella categoria “Calcio e Narrativa”. Il libro, uscito l’anno scorso, ha raccolto ottime recensioni.

“Il libro di Meloni è l’occasione, – ha scritto Leonardo Lodato sul quotidiano La Sicilia – un’altra ancora, per parlare di calcio, per smontarne determinate trame e trascorrere, magari, una domenica con tra le mani un buon libro. Con buona pace dei nostalgici di Tutto il calcio minuto per minuto”. Il sito letterario Culturificio ha definito il libro di Meloni “un feroce pugno nello stomaco, dove gli ultimi resteranno ultimi, senza possibilità di rivalsa o di rivincita, perché gli uomini, gli unici a poter cambiare e scardinare alcuni corrotti meccanismi sociali, non lo permetteranno mai”. Racconti di calcio e società, passioni e identità. Un corpus di storie con denominatore comune il football, dissacrato dall’autore con grandi dosi di leggerezza e ironia.

Tante piccole storie: il bomber alcolizzato, l’arbitro integerrimo giunto all’ultima tappa della sua carriera e costretto a fare i conti col suo passato, il giovane campione che non riesce a rapportarsi con la follia dei genitori degli altri ragazzi. Pagine in cui la sfera di cuoio s’interseca con gli amori finiti e sfuggenti, mancati o mancanti. Elegia del calcio di provincia che corre il rischio di finire nel fango del dio pallone.

Una narrazione, quella di Angelo Orlando Meloni, che bussa alle porte del cuore, arrivando nella parte che custodisce l’arcadia della nostra esistenza, miscelando tutto con un sorriso soave e leggiadro.

L’edizione 2020 del Premio Più a Sud di Tunisi, uno degli appuntamenti culturali di maggior prestigio tra quelli organizzati in provincia di Siracusa, avrà il patrocinio del Comune di Portopalo.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE:

https://www.gazzettadelmediterraneo.it/portopalo-angelo-orlando-meloni-vincitori-del-premio-piu-sud-tunisi/

Miraggi festeggia 10 anni, sostienici con una DONAZIONE e ti regaliamo uno o più libri dal nostro catalogo!

Miraggi festeggia 10 anni, sostienici con una DONAZIONE e ti regaliamo uno o più libri dal nostro catalogo!

15 maggio 2020 Miraggi festeggia 10 anni di attività, e non è poco! Ma non ci fermiamo qui…

Miraggi è nata dopo la crisi del 2008, ha esordito al Salone Internazionale del Libro di Torino nel 2010 e giunge a questo traguardo con la crisi del coronavirus in atto. Fino a oggi, in questo stato di crisi permanente che chiamano editoria, abbiamo superato ostacoli che anche a noi parevano insormontabili, e abbiamo resistito. E l’abbiamo fatto dimostrando ai lettori (e a noi stessi) che con il coraggio, un pizzico di intuito, la passione e l’amore per questo lavoro meraviglioso che consiste nel “fare libri” ci si può guadagnare il proprio spazio nel mare magnum editoriale italiano. Piccoli ma forti!

CLICCA sul Pulsante Donazione di PayPal o inquadra il QR code di Satispay!

         

Abbiamo deciso, in questo momento e nel pieno di quest’altra crisi “virale”, di festeggiare comunque i nostri 10 anni, chiedendo a voi, lettori che ci avete seguito e apprezzato in questi anni una piccola donazione, secondo modalità che ci permetteranno di regalarvi dei pezzi della nostra storia.

Potete donare con PayPal o tramite SatisPay

Ecco come:

  • 1€ come piccolo e semplice contributo: un caffè (per lavorare meglio!)

  • 5€ e ti regaliamo 1 libro storico di questi nostri 10 anni a sorpresa, che spediremo con piego libro (importante lasciare un recapito);

  • 10€ e ti regaliamo 2 libri storici di questi nostri 10 anni a sorpresa, che spediremo con piego libro (importante lasciare un recapito);
  • Offerta libera (sapremo dimostrare la nostra riconoscenza, importante lasciare un recapito).

Grazie per la fiducia! Inviaci poi la foto tua con i libri Miraggi in mano e creeremo un album dei donatori!


Se ti va di aiutarci e di diffondere e condividere questo nostro sentimento te ne saremo grati.

Dai funambolismi di Agenzia Pertica alle parole per Mina: i mille volti di Luca Ragagnin

Dai funambolismi di Agenzia Pertica alle parole per Mina: i mille volti di Luca Ragagnin

Poeta, narratore, romanziere insolito. Non si può racchiudere Luca Ragagnin in una definizione unica e completa, come racconta il suo percorso di autore multiforme, che non poteva restare indifferente a una casa editrice come Miraggi: dall’esordio nel 2012 con Musica per orsi e teiere, al passaggio di Capitomboli del 2013, alla perla rappresentata dalla trilogia Imperdibili Perdenti di fine 2015 scritta per i Totò Zingaro, fino al recente Agenzia Pertica del 2017, racconto di una improbabile agenzia investigativa che ha appassionato i lettori per la scrittura funambolica e sorprendente.

La musica per l’appunto. Ragagnin ha realizzato testi per parecchi interpreti: il rapporto solido e proficuo con i concittadini Subsonica, cominciato nel 1997 con il primo album del gruppo torinese. E poi canzoni per Garbo, Mao e la Rivoluzione, Antonello Venditti e, oggi, Mina. Quella che è considerata la più grande interprete italiana ha pubblicato a fine marzo Maeba, disco interamente realizzato con brani inediti. L’ultima canzone della tracklist è “Un soffio”, con musica di Davide “Boosta” Dileo – tastierista dei Subsonica – e testo di Ragagnin. Una canzone descritta come eterea e destrutturata, apparentemente lontana dal mondo della cantante per la traccia elettronica e le atmosfere psichedeliche. Ma la collaborazione tra Boosta e Ragagnin ha saputo regalare un’atmosfera insolita, resa ancora più unica dalla voce inimitabile di Mina.

Coriandoli a Natale: Poetarum Silva ospita Tomas Bassini

Coriandoli a Natale: Poetarum Silva ospita Tomas Bassini

Me la prendo comoda, per quanto possibile. Cerco di rintracciare ogni prova tangibile che testimoni quello che c’è stato fra me e Lei. Sono diventato quello che si potrebbe chiamare un “topo da biblioteca”, mi sono messo a studiare come non ho mai studiato in vita mia: con diligenza, con regolarità, pure con una certa pignoleria da primo della classe. Voglio recuperare ogni materiale disponibile, dagli scontrini dei negozi dove siamo stati ai conti dei ristoranti, dai biglietti del cinema alle lettere d’amore; voglio avere tutto sopra al tavolo senza saltare i capitoli e senza dare per scontato anche il più limitato particolare, voglio fare il bravo studente, per una volta, e non puntare solamente sulla faccia tosta. Me la prendo comoda nel senso che ci metto tanto; è da non credere quanto materiale probatorio si possa accumulare in soli tre anni di relazione, quanto ne venga fuori anche all’ultimo momento quando si pensava il lavoro oramai finito. Ecco appena rintracciato, in questo preciso istante (ore 5.18) un documento scritto di mio pugno di cui mi ero completamente dimenticato:

G.* dov’è che sei? G. cos’è che vuoi? G. ma come faccio a farti innamorare? Tu dormi mentre io rimango in poltrona e ti mando saluti vari ed eventuali. Ecco, vediamo un po’. Ti saluta la lampada a luce gialla di questa portineria, ti salutano le chiavi delle camere, i porta-chiave, i numeri attaccati, le cassette della posta. Ti salutano i registri da compilare, le schede di notifica, i numeri progressivi, le assenze e le presenze. Ti salutano le foresterie, le federe dei cuscini, la biancheria e il cambio biancheria. Ti saluta lo stanzino dei portieri e il frigo-bar che mi rimproveri, i biglietti attaccati ai vetri, gli avvisi e il telefono che rimane zitto. Ti saluta qualcuno che di tanto in tanto passa e non dice niente. Ti saluta la segnaletica e il piano d’evacuazione d’emergenza, gli estintori rossi. Ti saluto soprattutto io, cara G., che qua non sembra ma mi faccio stanco, mi prendo tutte le occhiaie e divento scorbutico, più del dovuto. Ti saluto io che ugualmente mi mantengo e di nuovo ti saluto. Buonanotte G. P.S. Sono quello nella fotografia. Il primo da destra ma anche da sinistra.
P.P.S. Ma quanto posso essere scemo qualche volta?

(*G. sta per l’iniziale del cognome che nel documento è scritto per esteso.) Così vado avanti, in questa maniera che (e non so se l’ho già detto ma credo di sì) è sicuramente poco salutare, fa male ai nervi, alle ossa, alla circolazione e soprattutto a ciò che ruota attorno al tratto gastrointestinale. È una roba mica da ridere, o se non altro a me non fa ridere per niente, tranne qualche volta, quando magari sono in vena e mi esce una risata isterica, a strattoni, come la marmitta un poco andata di quei motorini che inspiegabilmente si riprendono in salita. Sono le cuciture interne che per qualche strana ragione di tanto in tanto vanno su di giri e fanno un po’ come gli pare, poi tornano giù e si sta peggio di prima visto che quello scatto repentino da centometrista ha sbagliato tipo di corsa e non è servito a niente, se non a finire quel poco di fiato che rimaneva e che sarebbe stato molto meglio centellinare. Ho la sensazione che in qualche modo sia Lei ad aspettarselo da me. Credo che dal suo punto di vista io non abbia mai concretamente fatto niente e, sempre dal suo punto di vista, sarebbe ora che cominciassi a fare qualcosa, qualsiasi cosa. Tuttavia non è per questo che mi sono infilato in una faccenda che sta risultando molto più complicata di quanto pensassi all’inizio. Sarà che ero partito bene, anche troppo, con tutti quei buoni propositi che mi facevano apparire la cosa semplice o per lo meno naturale. Però mi sta venendo il dubbio che non ci sia niente di naturale, e sicuramente niente di semplice, nel crogiolarsi fra quegli scatoloni di vecchi discorsi e discussioni il cui sunto finale è quasi sempre lo stesso: D’accordo, è appurato che il più delle volte non ci sopportiamo, però non diciamo che ci siamo sbagliati, diciamo che sarebbe stato meglio organizzarci. Organizzarci meglio.

(…)

Schiena. Mi ricordo che aveva una schiena lunga, e credo ce l’abbia tuttora. Una schiena come un muro bianco, però morbido e con un buon odore di frutta mista. Soprattutto cocco, kiwi e banane. – Nei. Quanti ne aveva? Diamine, non mi riesce di ricordare il numero esatto. Chissà se si offenderebbe se la chiamassi appositamente per chiederglielo? Comunque ne aveva un bel numero. A me piacevano soprattutto quelli finali, più bassi, meridionali. Ne aveva sicuramente tre o quattro intorno alla natica destra. – A proposito: natiche. In fondo al muro bianco ci trovavo sempre questi due meravigliosi affari a cui non so dare un nome. Non so perché, ma a me le sue natiche hanno sempre fatto pensare alla porta di un saloon: semplice, basilare, povera, eppure uno spettacolo. È il modo in cui si aprono e si chiudono che è uno spettacolo a cui non riesco a dare un nome. Dire natiche è riduttivo, dire culo non è proprio esatto. Lo so che anche la porta di un saloon non rende bene, è un poco stupida come immagine, ma è la prima a cui mi viene di pensare quando penso alle sue natiche. E poi c’è da dire che le porte di un saloon quando si aprono si aprono sempre o su di una bella rissa o su di una bella sbronza, o almeno così mi piace immaginare. – La prima volta che l’ho portata qui, dentro al gabinetto, è stato il giorno che mi ha aiutato a fare il trasloco. Era di lunedì. Non abbiamo fatto niente ma ci abbiamo pensato, soprattutto Lei. – Abbiamo rimediato la seconda volta che ci è venuta. In piedi, davanti al lavandino, molto svelti ma convinti. C’era una lampadina fulminata che rendeva la luce ancora più perfetta. – Le volte dopo sono state molto spesso sotto la doccia. Era che l’acqua calda giocava a nostro favore. – L’ho vista farsi tanti di quei bidet che se adesso mi abbasso sono convinto di trovarci ancora un pelo incastrato sotto al tappo. Legato col doppio nodo. Ma è meglio non rischiare. – L’unica cosa su cui qui dentro non ho capitolato è stata quella di pisciare, seduto sulla tazza, mentre Lei si lavava i denti. Su questo argomento non ho voluto sentir ragioni, le cose erano due: o io pisciavo o Lei si lavava i denti. – Adesso però credo che raggiungerei volentieri un compromesso, anzi, le farei tutte le pisciate che vuole, anche quelle acrobatiche, se solo si decidesse a lavarsi ancora i denti qui dentro. – Adesso. Adesso. Adesso chissà cosa diamine sta facendo. Adesso magari niente, dorme. Ma prima di dormire qualcosa avrà fatto, e non saperlo è più che fastidioso. – Aveva un maglione bianco che era di tre misure sopra la sua. Io glie ne ho lasciato uno mio, blu, dopo che mi si era ristretto in lavatrice. Adesso sono sicuro che le starà benissimo. I pigiama. Me ne ricordo soprattutto due. Uno bianco con i pallini rossi, che si sbottonava come una camicetta. E uno metà bianco e metà rosso, molto invernale, con sopra disegnati tanti gatti. – Andava matta per i pois e per i fiocchi. A volte anche per le acconciature da cinquantenne o sessantenne. – Le piacevano le vecchie collane e i vecchi braccialetti, gli orecchini giganteschi che metteva sua nonna. Anche a me piacevano ma mi sa che non gliel’ho detto troppo spesso. – Dovrei decidermi a scriverle almeno una poesia senza finale tragico. O se non altro almeno una totalmente positiva, senza nessun sottinteso catastrofico. – Dovrei riuscire a fare più di una cosa contemporaneamente. Ma forse no. – Probabilmente dovrei perdere due chili e se c’è tempo scolpire gli addominali bassi. – Sicuramente dovrei fumare meno. – Dovrei anche bere meno vino bianco e smettere completamente con la birra. Prima nemmeno la bevevo la birra. – Dovrei smettere d’aver paura dei supermercati e smettere d’andarci solamente in orari improponibili. – C’è da dire però che l’ultima volta che mi ha abbracciato dentro a un supermercato eravamo davanti al reparto frigo, settore latticini. E ci siamo abbracciati parecchio. – C’è da dire soprattutto che quella volta lì, che è stata la nostra ultima volta insieme in un supermercato, non ci siamo solo abbracciati. Lei mi ha anche detto una cosa all’orecchio, una di quelle cose che non passano inosservate. Mi ha detto, testuali parole: «Oddio, quanto ti amo». Non è tanto per il ti amo ma per l’Oddio: Oddio, Oddio quanto ti amo, non è una cosa che si sente tutti i giorni quell’Oddio. Lì, al supermercato, davanti ai formaggi semi stagionati e alle mozzarelle quell’Oddio ha fatto nel mio orecchio lo stesso rumore che farebbe un palazzo di quindici piani se venisse giù, dopo scarica di dinamite, per fare posto a un altro più bello, non di quindici ma di centoventicinque piani. – Oddio. Oddio. Oddio. Oddio. Oddio. Oddio… Oddio, quanto ti amo. Bisognerebbe avere il porto d’armi per permettersi di dire una cosa del genere. Può essere pericoloso dirlo così su due piedi, soprattutto se non si avverte l’altro che lo stiamo per dire. Oddio. Non so se è normale ma per me questa è una di quelle parole che se messe davanti a quanto ti amo stanno a significare che oramai i giochi sono fatti e che non è più possibile tornare indietro per nessuna, e dico nessuna, ragione al mondo. Oddio, quanto ti amo. – E poi qualcuno si stupisce se ho il terrore dei supermercati…

© Tomas Bassini

Il pranzo di nozze di Renzo e Lucia – Cooking Show di Chef in Valigia Fabio Mendolicchio

Il pranzo di nozze di Renzo e Lucia di Marco Giacosa diventa un cooking show con menu originale del ‘600 di Chef in Valigia Fabio Mendolicchio (Kitchen mon amour).
Una cena itinerante, proposta nei luoghi più disparati, come ci ha abituati lo “Chef in valigia”, una serata in cui gustare un menu antico, preparato dal vivo, godendosi i racconti, le curiosità e i divertenti aneddoti manzoniani di Marco Giacosa.

Anno 1630, ci si ritrova seduti al banchetto di nozze della coppia letteraria più famosa d’Italia. Mangiando con loro un menù dell’epoca, ripercorreremo che cosa è successo in quei due anni, riscoprendo i momenti più importanti della vicenda che ha tenuto col fiato sospeso intere generazioni.

Il pranzo di nozze di Renzo e Lucia di e con Marco GiacosaChef Mendo Fabio Mendolicchio

È facile innamorarsi dei Promessi sposi se sai come farlo.
Manuale di seduzione per lettori disaffezionati.

C’è di che riconciliarsi con I promessi sposi. Quel signore era forse poco simpatico, malgrado i buoni uffici di Natalia Ginzburg. Ma il libro di quel signore, che bello! Leggetelo e rileggetelo, ragazzi, sotto il banco, mentre il professore parla d’altro. Vi invito a una lettura clandestina di Manzoni, come se fosse un libro proibito.

(Umberto Eco, 1985)

Non c’è nulla di più concreto che ripartire, a distanza di circa 400 anni, proprio da ciò che all’epoca si mangiava. Il cibo, la tavola, il bisogno di sfamarsi tra carestie e povertà. Gli alimenti che erano facilmente recuperabili ci raccontano molto di quell’epoca, narrano meglio le storie delle famiglie, inquadrano bene le esigenze dei diversi ceti sociali. Sarà il format del cooking show di Fabio Mendolicchio, popolarmente conosciuto con L’IBRIdaCENA, che curerà la preparazione delle portate che riporteranno i commensali in un’epoca lontana, attraverso il gusto.
Sarà invece lo scrittore Marco Giacosa che condurrà il gioco dell’immaginazione, stuzzicando il vostro appetito narrativo con un racconto incantevole e coinvolgente de I Promessi Sposi e di quel tanto atteso finale.

“Gentili signori,
siete qui convenuti, a questo pranzo di nozze, con due anni di ritardo.
Avevate ricevuto l’invito per il giorno 8 novembre 1628, che era un mercoledì; purtroppo però molto in quella settimana andò storto, e non se ne fece nulla.
Per tanto tempo il destino si è frapposto tra i nostri cari Lucia e Renzo, ma quando tutto sembrava ormai perduto, ecco la Divina Provvidenza posare su di loro la sua mano santa.
E finalmente eccoci, tutti assieme, a festeggiare l’unione di Renzo e Lucia!
Io vi auguro buon appetito, di cuore.”

E spero apprezzerete, tra un piatto e l’altro, il racconto che andrò a fare delle grandi e gravi cose accadute negli ultimi due anni, che hanno tenuti lontani gli innamorati, che non sono riuscite, tuttavia, a vincere il loro amore!

Marco Giacosa

Menù

  • aperitivo d’epoca
    • Ricottine in salsa di lenticchie, miele e noci
    • Macedonia salata di cicerchie, uva e mais a tocchi
    • Crostino di pane con pollo e funghi
    • Farinata di ceci all’antica e quartirolo lombardo
  • Zuppetta di cipolle con pane accomodato
  • Mono crostatina degli sposi di frutta fresca sciroppata
  • Crema dolce di mais con mele, muesli e ostie

Chef Mendo

Miraggi Edizioni al Book City 2016 di Milano

Miraggi Edizioni al Book City 2016 di Milano

 

Domani inizia la quinta edizione di BookCity Milano. Come ogni anno il primo giorno è dedicato alle scuole e ai progetti ad esse collegati. Quest’anno BookCity per le Scuole ha coinvolto 1300 classi di Milano e dell’hinterland che hanno aderito a più di 160 progetti proposti da editori, associazioni e professionisti del mondo del libro.
I progetti di BCM Scuole non si fermato ai quattro giorni della manifestazione, ma continuano tutto l’anno in tutti gli ordini scolastici per portare libri e lettura tra i banchi di scuola.

appuntamenti:
Sabato 19 novembre 2016
ore 12.00 Una stroia tedesca
Con Roger Salloch, Francesco Forlani
e Davide Reina

Ore 15.30 Tombola letteraria
Tanti modi per leggere
Teatro Franco Parenti – Digital Studio Dove? Al Castello Sforzesco – Biblioteca d’Arte piazza Castello 1

ore 21.00 Opinioni da clown e Romanzo musicale di fine millennio
di e con Giangilberto Monti
Dove? Alla Libreria Caffè Colibrì via Laghetto 9/11

Domenica 20 Novembre 2016
Les chansonniers. Le traduzioni e gli adattamenti della chanson française, tra parole e musica.
Con Giangilberto Monti e Fabrizia Parini

Dove? Alla Fondazione Milano – Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli
via Francesco Carchidio 2