GRAND HOTEL – Romanzo sopra le nuvole 

“Il clima e le nuvole sono l’inizio di ogni cosa, di ogni dialogo e di ogni storia e saranno anche la loro fine.”
Questa vicenda comincia con un traguardo raggiunto. “Ce l’ho fatta”, ripete qualcuno che, nel giorno del suo compleanno, si sta godendo il regalo atteso da tutta una vita: salire in alto, con le nuvole a portata di mano, l’orizzonte che si staglia oltre la città amata e odiata, tenendo sotto controllo altitudine, vento e direzione e, in sottofondo, la musica del silenzio. Un prologo che sul momento mi strania, perché non riesco a dare una collocazione spazio-temporale al narrante e non so cosa voglia dirmi. Ma la curiosità irrompe subito nell’incipit del primo capitolo: “Il mio nome è Fleischman”.Così, conosco il trentenne protagonista di questa storia.
Fleishman è un ragazzo problematico, tendenzialmente asociale, bullizzato dai compagni durante gli anni di scuola, in cura da una psichiatra in seguito al trauma causato dall’incidente stradale in cui ha perso entrambi i genitori; ha sempre la testa fra le nuvole e non solo in senso figurato: lui vive in simbiosi con esse. Le nuvole lo tranquillizzano, gli hanno insegnato a perdonare, gli hanno tenuto compagnia negli anni più difficili della sua infanzia. Fleishman ne studia le forme, le analizza, come fa col clima, quando registra la temperatura, la pressione atmosferica, le precipitazioni, la direzione e la forza del vento. Sulle pareti della sua stanza c’è un enorme grafico, con degli appunti: “questo è il mio mondo. Il mio diario. La mia tabella di marcia.”

L’ossessione per le nuvole, così inconsueta, è l’elemento vincente del romanzo, quello che connota in modo originale il personaggio e rende credibile la sua voce. Per non finire in una casa-famiglia o al riformatorio, Fleishman viene affidato a un cugino sconosciuto, Jégr, col quale andrà a vivere in un hotel, nella città di Liberec, sospeso a 1012 metri sopra il livello del mare. Un’enorme fabbrica di nuvole a forma di missile rotondo, che si stringe sulla punta; una struttura senza spigoli, la cui torre si conficca nel cielo come un ago affilato.È lì che Fleishman conosce Ilja, la cameriera che lo giudica strano, salvo poi raccogliere i suoi segreti ed è lì che si affeziona a Reinhard Franz, un ex pilota nostalgico del passato, tornato in città con le ceneri di due suoi amici raccolte in un barattolo di latta, per compiere una missione importante.Ciò che ho apprezzato della narrazione è la capacità dell’autore di portare il lettore a familiarizzare con tutti i personaggi, dal protagonista a quelli secondari. È facile interessarsi alle vicende raccontate da Fleishman, quando anticipa storie ed entrata in scena di persone con la formula “ma questo ve lo dirò dopo”, creando una sorta di bolla di sospensione in cui sono racchiuse aspettative, che non saranno deluse. È con questo meccanismo di “rimando”, in grado di creare attesa e generare curiosità, che conosciamo meglio Jégr e il suo “museo del blocco orientale”, allestito nella reception dell’hotel, pieno di oggetti legati a determinati momenti della sua vita e anche Ciuffo,  ex compagno di scuola e ora nuovo cameriere del Grand Hotel, che sogna di fare fortuna in America grazie al “salvifico” Happylife, una brodaglia verde multifunzionale, utile per tutto: stoviglie, tappeti, per farci i cetrioli sottaceto, per lucidare le scarpe, per il mal di gola, per sbiancare i denti…
“Con questo pulisci i mobili e anche l’auto col tuning.”
La narrazione ingenua di Fleishman, che conserva quasi dei tratti autistici (come nella meticolosa ricostruzione etimologica di talune parole), definisce bene il personaggio e per lui non si può che provare una simpatia del tutto spontanea: la sua forza risiede nella fragilità, che emerge proprio dalle riflessioni semplici, ma di grande potenza espressiva; nella paura di abbandonare Liberec, tale da provocargli autentiche crisi di panico ogni volta che prova a varcarne i confini. Ma ad aiutarlo, nella più grande sfida della vita,  più che le parole di una psichiatra o la compagnia di una persona speciale, saranno ancora le nuvole, fedeli ed eterne compagne di viaggio, le uniche in grado di restituirgli la felicità.Il cerchio si chiude: la storia si completa con tutte le sue verità. Quando si arriva al silenzio del commiato, viene voglia di applaudire.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE:

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