di Martina Mecco

Nelle cornici delle mie finestre. Poesie e appunti, che comprende poesie e brevi prose tratte da diverse raccolte del poeta Petr Borkovec,

si inserisce in un percorso editoriale nel quale era già apparso il volume Volevamo salvarci di Petr Hruška. Entrambi i poeti, insieme a Pavel Kolmačka, rappresentano oggi i nomi maschili più noti della poesia ceca contemporanea nel contesto internazionale. Se Hruška incarna il volto della città di Ostrava, sigillando nei suoi testi le caratteristiche proprie della cosiddetta “poesia ostraviana”, Borkovec è invece una figura centrale della scena letteraria praghese.

Questo ruolo è dovuto soprattutto alla sua attività di editore presso l’importante casa editrice indipendente Editions Fra, che quest’anno ha pubblicato la prima raccolta di Lubomir Tychý, vincitore del premio Jiři Orten per giovani poeti.

La voce poetica di Borkovec era già giunta in Italia attraverso pubblicazioni in rivista, canali editoriali che spesso veicolano la prima

ricezione dei testi poetici. Tuttavia, questa raccolta, curata dalla boemista Gaia Seminara, rappresenta il primo tentativo di offrire una panoramica organica e completa della produzione del poeta, capace di restituire i principali nuclei tematici ricorrenti della sua opera.

Senza ambire in questa sede a un commento puntuale di ciascuna sezione dell’antologia, è comunque possibile soffermarsi su alcune caratteristiche rilevanti. In Espansione nel silenzio ricorre più volte il tema della notte, intesa come momento privilegiato di riflessione poetica: “mi sono seduto e sono rimasto sotto una stella / finché la città non si è spenta”. In contrasto, emerge il giorno, “di tristezza vestito”, a cui l’io lirico è chiamato a non arrendersi. Nella sezione successiva, Camminamento, si osserva una maggiore sperimentazione

nella disposizione del testo: il verso non è più rigidamente allineato a sinistra, ma si muove, peregrinando sulla pagina. I versi di Borkovec sono abitati da figure animali che rivelano la sua passione per l’ornitologia, presenze che emergono anche nella loro assenza: “Alla finestra, / spalancata, / nessuno viene, / niente arriva in volo”. In Tra la finestra, il tavolo e il letto prende forma una poesia del quotidiano, che si sviluppa attraverso un ampio ricorso al linguaggio diretto nel verso: “Alzarsi, chinarsi, domandare: / – è ora? – No. – Quando?”. Naturalmente, gli elementi qui indicati come dominanti di ciascuna sezione attraversano l’intera antologia, riaffiorando costantemente e mostrando la loro complessa intercompenetrazione nel discorso poetico di Borkovec. A questa stratificazione tematica fa da contrappunto la semplicità degli oggetti dell’osservazione poetica. L’autore offre infatti un’immagine profondamente introspettiva della quotidianità, confrontandosi con interrogativi che spesso sfuggono, travolti dalla frenesia del tempo. Lo sguardo si posa su ciò che circonda l’io lirico, che a sua volta incornicia quanto gli si presenta davanti in attimi contemplativi in cui osservatore e osservato si fondono nell’atto poetico stesso: “Perdermi nelle cose, perdere le cose. / Perdermi nel paesaggio, perdere il paesaggio. / Scrivere gli occhi”. 

M. Mecco è ricercatrice al centro Modernitas, Université libre de Bruxelles

QUI l’articolo originale: https://www.lindiceonline.com/articles/1b4327cb-0ca0-4ce9-980b-3afd15d5ca11

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