Claudio qui dento c’ha passato un bel po’ di tempo. Ha accompagnato la crescita di Senzaudio in un momento delicato. Poi, giustamente, ha preso altre strade. Adesso lo potete vedere ovunque, scrive ovunque. Sulla carta stampata e online. Opinioni e articoli per lo più. Perché per quel che riguarda la narrativa invece gli ultimi suoi sforzi sono finiti su carta.
Viene da chiedersi come faccia a scrivere così tanto e l’unica risposta che mi sono dato è: non dormire. Secondo me Claudio non dorme. Sennò non si spiega.

Leggo le opere di Marinaccio già da qualche anno. Ho iniziato con Scomparire nel 2014 per arrivare al più recente Come un pugno del 2016 fino all’ultimo “La folle storia del kamikaze che non voleva morire” pubblicato da Miraggi nell’ultimo mese. Mentre le altre due prove erano romanzi quest’ultima è una raccolta di racconti.
Una delle cose che ricordo di aver detto parlando di “Come un pugno” era che sembrava che il romanzo straripasse di linee narrative. Sembrava che compresso in uno spazio esiguo ci fosse molto materiale da sviluppare. Storie che avrebbero tranquillamente potuto generare altre storie. Leggendo i racconti mi sono reso conto che la super densità del libro precedente qui trova una sistemazione diciamo più ordinata. Lo strumento del racconto permette a Claudio di affrontare e sistematizzare tutte le sue onde di ispirazione. Eppure, nonostante questo succede che i racconti abbiano due o tre momenti in cui il lettore si trova ad un bivio e non sa dove lo porterà il narratore. La carica è rimasta la stessa. Ed infatti, a leggere la raccolta ci rendiamo conto che Claudio ha osato avventurarsi in più di un panorama. Parlando del passato e parlando del futuro, parlando di Kamikaze e piedi che rotolano, parlando di modi ridicoli di morire, ma anche di modi ridicoli di vivere.

A farla da padrone è quello che io reputo un umorismo nero ben calibrato. Un umorismo nero spolverato di una certa dose di cinismo che per la maggior parte del tempo ci fa stare con un ghigno stampato in bocca. Perché a volte, essere un po’ cattivi è catartico.

Veniamo alla conclusione. Seguendo Claudio dal 2014 posso notare i suoi miglioramenti ed essere felice per lui. Il racconto che da il titolo al libro è davvero piacevole e quello che fa da apripista parte in un modo e poi ti spiazza tirando fuori vecchie maledizioni. Non so dirvi se il suo terreno di caccia debba essere quello dei racconti o quello dei romanzi, non perché uno debba per forza di cose escludere l’altro, semplicemente non so decidere se renda meglio nell’uno e nell’altro campo. Viene voglia di seguire la lunga narrazione portata avanti in un romanzo, con i repentini cambi di rotta e quegli improvvisi WTF, ma viene anche voglia della lettura fulminante.
Alla fine credo che spetta a lui decidere, ma se tanto mi da tanto, avremo ancora sia dell’uno che dell’altro.

Un ultima parola sulle illustrazioni di Luca Garonzi. Sono davvero molto belle e sono, già loro, una narrazione nella narrazione.

P.S un paio di racconti li avevo già letti per motivi diversi e mi ha fatto davvero piacere vederli rivivere.

Gianluigi Bodi