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Pontescuro di Luca Ragagnin – Recensione di Loredana Cilento su Mille Splendidi Libri e non solo

Pontescuro di Luca Ragagnin – Recensione di Loredana Cilento su Mille Splendidi Libri e non solo

«I veri pericoli a Pontescuro sono sopra, nella ricerca difettosa di pulizia e ordine.

Preferisco il popolo delle radici. Lìalmeno nessuno ammazza nessuno. Nel carnaio di sopravvivenza e nutrimento, dove sto io, nessuno farebbe quello che hanno fatto a Dafne. »

Dafne Casadio, figlia del signorotto di Pontescuro viene ritrovata morta con stretto al collo un nastro rosso: è facile incolpare lo scemo del paese, Ciaccio l’ amico sincero della scandalosa e spudorata  ragazza.

Pontescuro di Luca Ragagnin, edito da Miraggi Edizioni, è una favola noir, dove il male dimora nelle persone,  dove la nebbia, il fiume, una blatta e lo stesso cadavere di Dafne danno voce al male.,

« Mi chiamo Dafne Casadio e avrò per sempre ventiquattro anni. Sono morta da sette ore.»

Immaginate ora di essere nel lontano 1922 in un  piccolo paese di campagna dove il tempo resta sospeso, un paese diviso a metà da un ponte dove la continuità di questo luogo è data dall’interruzione, come le persone che sono nate e cresciute  qui, interrotte dai lori segreti o da peccati inconfessabili, ma del resto negli anni Venti tutto taceva sotto una coltre di piccoli e nefandi segretucci di paesi.

Un paese che non risente dei tempi che stanno cambiando, le case restano di paglia e pietra, il cuore di cento anime, poco più, è di paglia e pietra.

Tutti colpevoli, ma solo uno pagherà, l’unico innocente.

Una narrazione, quella di Pontescuro, semplice e diretta, ma che ti stupisce: un coro di voci astanti a dir poco  inconsueto, si fanno carico  di raccontare la morte e la vita della sfrontata Dafne.

Una ragazza nata con la luce nei capelli, un affronto per quel paese incolore e nebbioso.

Per le donne che chiudevano gli scuri al suo passaggio, per gli uomini che la desideravano, ma a Pontescuro i desideri non sono contemplati.

Pontescuro è una storia di male viscerale, di uomini e di donne, di bigotti che non percepiscono la vera essenza del bene, inneggiando senza scrupoli, puntando il dito, e sentenziando dal pulpito o dal banco di un tribunale di anime nere. Una bellissima storia amara, la spinta della gelosia fa commettere crimini orribili, oscurando il cuore degli uomini, che saziano la loro sete di vendetta, stringendo un nastro rosso, non di seta, non sarebbe stato adatto a sgualdrina. E infine l’amicizia tra Ciacco e Dafne e di una bellezza straordinaria…come straordinarie sono le pagine di Pontescuro che via via si lasciano leggere e amare…ti lasciano sospesi felicemente.

«Visti da lontano assomigliavamo a un quadro, uno di quei dipinti che le gallerie importanti delle grandi cittàrifiutano perché ce ne sono di migliori, nel genere, e nessuno ha bisogno di un paesaggista ubriaco. «Ma non eravamo ubriachi, soltanto sospesi, e nella sospensione, felici.

« Felici di essere una ghiandaia, lo scemo del villaggio e la sgualdrina ribelle. Felici di non avere soldi ma solo corde, stupore e aria, maledetti o compatiti da tutti. Felici di farci scappare il tempo dalle mani e dalle ali senza accorgerci nemmeno del tonfo che fa,

cadendo a terra. « Non piacevano a nessuno, quei due, ma a me sì»

 Luca Ragagnin è scrittore e paroliere.

Inizia a scrivere racconti e poesie nei primi anni ’80 e a pubblicare su rivista all’inizio dei ’90. Nel 1992 il testo teatrale “Eclisse del corpo” viene rappresentato a Torino e a Bologna.

È autore di romanzi (“Marmo rosso”, “Arcano 21”, “Agenzia Pertica”, “Pontescuro”), racconti (tra gli altri, “Pulci”, “Un amore supremo”), testi teatrali (“Misfatti unici”, “Cinque sigilli”) e poesie (tra le altre, le raccolte “Biopsie” e “La balbuzie degli oracoli”), tradotte in Francia, Svizzera, Portogallo, Polonia, Romania e Montenegro.

Nelle vesti di paroliere ha scritto testi di canzoni, tra gli altri, per Mina, Antonello Venditti, Garbo, Subsonica, Delta V, Totò Zingaro e Mao e la Rivoluzione.

 

Qui l’articolo originale: https://millesplendidilibriblog.wordpress.com/2019/05/16/pontescuro-di-luca-ragagnin-recensione/

PONTESCURO secondo la lettura di Carlo Borgogno della libreria Milton di Alba

PONTESCURO secondo la lettura di Carlo Borgogno della libreria Milton di Alba

Era da tanto tempo che leggendo un libro non mi ritrovavo a sentire nitidamente dei rumori. Luca Ragagnin è riuscito a restituirmi questa bellissima sensazione. In Pontesuro tutto parla, direttamente, o come nel mio caso, lasciandoti una sensazione. Così la nebbia, gli uccelli, il ponte il fiume, gli insetti mi restituiscono un mondo, un tempo, rumori e colori che incoraggiano la fantasia e mi guidano nel loro universo. Ne riemergo commosso e scosso.

Un gran bel corollario è costituito anche dai disegni di Enrico Remmert. Semplici, divertenti ed efficaci!

Pontescuro è una favola nera, indaga la malvagità dell’animo umano senza sconti; la scrittura di Luca è precisa e potente, colta e avvolgente. Come i suoi personaggi ti accompagna senza ergersi a protagonista e, lasciandoti cullare, ti ritrovi a piangere e ridere, ad amare e a odiare.
Si potrebbe pensare ad un mondo senza luogo e senza tempo, ma un luogo ed un tempo ci sono eccome, seppur non invadenti, ad ammonirci col ricordo di tempi scuri.
Un’ultima cosa: non avessi saputo l’identità dell’autore avrei attribuito questo romanzo a Leskov o a Gogol, e per me beh…

Vi lascio con un consiglio: Pontescuro a differenza di tanti libri si può leggere anche la sera, prima di addormentarsi, perchè accende sogni pieni di gioie e di lacrime che fanno bene al cuore.

Carlo Borgogno

Libreria Milton
Via Pertinace 9/c
12051 Alba (Cn)

+39 0173 293444

La nebbia di Ragagnin e quella della nostra società – di Darwin Pastorin su Huffington Post

La nebbia di Ragagnin e quella della nostra società – di Darwin Pastorin su Huffington Post

La nebbia manca da tempo, soprattutto qui in Piemonte. Come manca la pioggia. E la neve, in pianura, è quasi un giovanile retaggio. Nei romanzi, invece, la nebbia, come fenomeno metereologico e, nel contempo, esistenziale, è presente: in “Pontescuro“, per esempio, di Luca Ragagnin (candidato al Premio Strega 2019, Miraggi editore, illustrazioni di Enrico Remmert).

Una storia, avvolta nel mistero e nel dolore, che si svolge in un paese della passa padana, Pontescuro, un pugno di anime perse, con un ponte che collega “due nulla”. Siamo nel 1922, l’anno di una marcia che porterà l’Italia nel buio. Dafne, figlia del padrone locale, proprietario di un castello, è una ragazza ribelle, che si concede per rabbia e per sfida, diventando “la sgualdrina”.

YUDHISTIRAMA VIA GETTY IMAGES

Viene strangolata e la colpa ricade su Ciaccio, abbandonato appena nato nel fiume da una ragazza venuta da lontano, “non era stupido, Ciaccio, tutt’altro, soltanto aveva una modalità tutta sua di interpretare lo spazio, simile forse a quella dei volatili di cui era diventato amico”. Ma per tutti è soltanto “lo scemo del villaggio”.

Altre persone, preti, pettegole, fattori, agiscono nell’ombra. A “parlare” sono, soprattutto, le ghiandaie, il ponte, il fiume, la blatta e la stessa nebbia. Sono loro a farci capire il “male”, oscuro e atavico, di un luogo che sembra abbandonato, tra immensi rancori e pochissima pietà.

Per trovare il colpevole, arriverà da Roma l’ispettore Eugenio Romanelli, nato a Romano Canavese, vicino alla pensione, uno che si “concentrava sui margini, sui punti morti” per cercare una soluzione ai casi più difficili. Sarà così anche per questo delitto? Alla resa dei conti, Dafne e Ciaccio risulteranno “le anime più pulite e innocenti”. E, su tutto e tutti, una domanda: “Avete presente la nebbia? Dicono che faccia del male alle persone”.

Ragagnin ha scritto un romanzo originale, forte nella scrittura e nella trama, con Dafne e Ciaccio che continueranno, sempre e per sempre, nel loro segreto girotondo, mano nella mano, sperando di ritrovarsi in un definitivo raggio di sole, in una luce di semplice e pura Bellezza.

La nebbia, già. Quella non manca nella nostra politica. E in questa Italia che non sa più dove andare, confusa e smarrita. Incapace, troppo spesso, di comprendere i valori della tolleranza, del bene verso gli altri, i disperati gli invisibili gli emarginati. Un Paese tristemente “annebbiato”. Troppo. E il futuro è soltanto un’ipotesi.