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LA PIANURA DEGLI SCHERZI – recensione su 2000battute

LA PIANURA DEGLI SCHERZI – recensione su 2000battute

Prendo un respiro profondo e stropiccio gli occhi con le nocche dei pollici. Si dice ‘prendere un respiro’? ‘Nocche dei pollici’ è giusto? È buio sono le 11, di notte o di sera, non so come contiate voi le ore della sera e della notte, per me le 11 non sono né sera né notte, stanno in mezzo, un preludio e un prologo a seconda dei casi e dei gusti. Ho un pensiero: non scrivere dell’epidemia, neanche citarla. Ecco che l’ho già fatto invece. Ho un secondo pensiero: parlare per dire di non parlarne è parlarne, non parlarne è parlarne ugualmente, la parola è parola, il silenzio è anch’esso parola. Quindi cos’è silenzio? Il silenzio è solo l’assenza. Non di parola. Di corpo che emette parola o dita che scrivono parole o mani che gesticolano parole o sguardi che lanciano parole. Sono rimasto in silenzio. Se a qualcuno interessa sapere il motivo, non me lo chieda perché non c’è. Sono rimasto in silenzio perché mi sono assentato. Un certo giorno mi sono assentato, ma era già da un po’ che cuoceva l’assenza. Anche adesso in realtà sono in gran parte assente.

Ho letto questo Osvaldo Lamborghini che da un po’ stava in attesa, insieme a molti altri libri. Anche a voi capita di osservare dei libri che aspettano di essere letti e sentire come se fossero persone che aspettano di parlarvi e voi non date loro retta? Con sguardi lunari vi osservano e vi criticano per quel modo di fare scostante. Stiamo aspettando! Si muova! Ci ascolti! Talvolta mi fanno l’impressione di seccatori, di rompipalle pronti a tediarmi con le loro lagne e allora li guardo con astio, quella fila di libri disordinata che si ingrossa, mi viene da scagliarli in terra, dalla finestra, bruciarli. Bruciarli tutti. Mi viene sempre più spesso, ma forse è solo un’impressione o una bugia che mi venga sempre più spesso.

Osvaldo Lamborghini non si lascia leggere facilmente. Si lascia guardare, però, come una cantante da spettacolino di bettola scalcinata e sdrucita, una bagascia rinsecchita e puzzolente, ma pur sempre prima donna sulla quale ogni sguardo si vuole che cada. Se volete leggerlo andrete incontro a problemi. Se uno lo dicesse a me, ‘andrai incontro a problemi’, io mi ci tuffo subito con balzo bovino, ma magari non tutti hanno queste sciocche pulsioni. Per cui vi avverto, vi schiantate contro un platano.

Mentre lo leggevo mi domandavo: avresti voluto essere Osvaldo Lamborghini? Mi immaginavo scrivere come lui.

Carla Greta Teròn liberava la sua angoscia colpendosi con un grosso vibratore. La mia terza evacuazione fu pazzesca: schizzai fino al soffitto, che rimase come calpestato da zampe ferine, nonostante fosse solo merda. Allora il Folle non vide alternativa; venne verso di me, mi trascinò per i capelli nella mia stessa porcheria, e alzò, intento al castigo, la temibile-splendida FRUSTA.

e poi anche:

Cambiando discorso. per la verità mai nessuna morte è riuscita a turbarmi. Coloro che ho detto di amare e che sono morti, ammesso che l’abbia mai detto, amici inclusi, mi hanno regalato andandosene un sincero sentimento di liberazione. Era uno spazio vuoto quello che si apriva al mio scricchiolio.
Era uno spazio vuoto.
Era uno spazio vuoto.
Era uno spazio vuoto.
Ma arriverà anche per me. La mia morte sarà un altro parto solitario del quale non so nemmeno se serbo memoria.
Dalla torre fredda e di vetro. Da dove ho osservato poi il lavoro degli operai a giornata che mettevano in posa i binari della nuova ferrovia. Dalla torre eretta come se io potessi mai stare eretto. I corpi pazientemente si appiattiscono sui lavori appaltati. La morte piana, spianata, che mi lasciava vuoto e contratto. Io sono quello che soltanto ieri diceva e questo è quello che dico. La disperazione non mi ha mai abbandonato e il mio stile lo conferma alla lettera. Da quest’angolo di agonia la morte di un bambino proletario è un fatto perfettamente logico e naturale. È un fatto perfetto.

La veste grafica dei libri di Miraggi mi provoca un filo di inquietudine, una nausea ansiosa. Penso sempre che l’immagine di copertina potrebbe muoversi da un momento all’altro e cambiare di posto in quel grigiore del cartonato. È un grigio nebbia, nebbia fitta, nebbia brutta, nebbia di pianura, nebbia che nasconde fatti orrendi, volti sfigurati da smorfie di nausea. C’è scritto ‘Progetto grafico Miraggi’, l’hanno pensato proprio loro, Gente fenomenale, che conosce bene la nebbia.

Torno a Osvaldo Lamborghini. E così vuoi leggerlo anche tu? Sono passato alla prima persona singolare. È l’impazienza. Perché scrive in quel modo? Quelle cose? Quelle volgarità? Quelle mostruosità? Il culo sfondato della prostituta bambina. Il bambino proletario sventrato e sfondato? Il giapponese che sfonda culi. Osvaldo il frocio. Lamborghini la checca sfondata. Perché scrive in quel modo? Sei sicura di volerlo leggere? Ora prima persona singolare di genere femminile. Poi non scrive più, affianca parole. Suoni forse? Non so, non credo. Immagini? Distorsioni sensoriali? Ecco, forse qualcosa del genere. Distorsioni sensoriali. Alla fine sono distorsioni sensoriali quelle di Osvaldo Lamborghini. Avevo promesso di non parlarne, ma diavolo perché sono arrivato alle distorsioni sensoriali? È una notte come sono le notti di questa apatia agonizzante ed ecco che escono le distorsioni sensoriali. L’ha fatto apposta, non è Osvaldo Lamborghini, sono io che produco distorsioni sensoriali e le faccio saltare fuori dopo un lungo giro di parole che alla fine precipita proprio in quel punto: sulle distorsioni sensoriali. Che dite, era premeditato? Seconda persona plurale. Tu che mi sorridevi imbarazzata sei scomparsa, la nebbia paludosa di Miraggi è rientrata.

Pensi. Osvaldo Lamborghini. Ma guarda un po’ che nome. La prima volta che l’ho sentito pensavo fosse una marca di salami. Invece era uno scrittore, argentino per giunta. Lo scrittore delle distorsioni sensoriali. Dal salame alle distorsioni sensoriali. Non chiedermi Ma ti è piaciuto?, è fuori luogo, comportati adeguatamente, segui il codice di condotta, il lessico canonico, il protocollo. Non fare domande che rivelano la tua gentilezza. Osvaldo Lamborghini non piace. Pensa. Lo pensi. Una domanda migliore sarebbe Ma lo hai pensato? – Moltissimo! E ancora non smetto. Ecco bene, ora vediamo, che altra domanda potresti fare? Scordati di dire sciocchezze come lo hai accarezzato, annusato, sentito e fesserie del genere. Quelle le vai a fare con altri, non con Osvaldo Lamborghini. Lo hai digerito sciogliendolo nei succhi gastrici? No, riprova. Lo hai odiato? No, non l’ho odiato. Amato nemmeno. Non ho provato nulla. Ti fa pena Osvaldo Lamborghini, non è così? Lo guardi e gli occhi ti si riempiono di nebbia, vero? È questo il silenzio di cui parlavi prima, a Osvaldo Lamborghini stavi pensando, all’assenza che realizza con quelle frasi volgari, con gli sfondamenti, con la cacofonia, è l’assenza, è quell’assenza a cui ti riferivi, vero? L’ho capito, è il tuo modo di mantenere le distanze quello di distorcere le percezioni sensoriali, di confondere tutto, anche la nebbia paludosa, la nebbia di pianura, era tutto quanto Osvaldo Lamborghini e la pena che hai provato quel discorso senza capo né coda, ti immagino scrivere quelle parole e provare pena, per Osvaldo Lamborghini e per te stesso che ti immedesimi in Osvaldo Lamborghini. Ora capisco, sai?, cosa vuoi dire, cosa non vuoi dire. Vincenzo Barca è un bravissimo traduttore, e già lo sapevo. Qui c’è anche Carlo Alberto Montalto, che non conosco, ma del quale non posso che dire che è anche lui un bravissimo traduttore.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE:

LA PIANURA DEGLI SCHERZI di Osvaldo Lamborghini – recensione di Angelo Molica Franco sul Venerdì di Repubblica

LA PIANURA DEGLI SCHERZI di Osvaldo Lamborghini – recensione di Angelo Molica Franco sul Venerdì di Repubblica

LAMBORGHINI A TUTTO GAS VERSO IL PIACERE

Non c’è traccia di colpa o vergogna nei racconti dell’irregolare scrittore argentino Osvaldo Lamborghini (1940-1985). Lo riscopriamo oggi a poco più di trent’anni dalla morte grazie all’editore Miraggi che pubblica La pianura degli scherzi, una raccolta di quattro racconti che, per la loro impossibile aderenza a un canone già noto, sembrano provenire dal futuro.

Già César Aira lo eleva a «maestro», suo e degli scrittori argentini a venire, perché fu «qualcosa di eccezionalmente nuovo», scrive nella postfazione all’edizione completa in spagnolo delle sue opere. Pensatore arguto, in vita pubblicò molto poco, ma fu un personaggio stravagante. «Quel che fosse Osvaldo è difficile dirlo» prosegue Aira: «era un signore distinto, azzimato, dai modi aristocratici, un po’ altezzoso ma al tempo stesso molto affabile». Tuttavia, era anche capace di lasciarsi il pigiama sotto gli abiti da giorno. E poi, a letto mezzo svestito – com’è immortalato in molte fotografie – o seduto al tavolo da lavoro, scriveva circondato da pile di riviste pornografiche comprategli dalla moglie, da cui ritagliava le immagini per dedicarsi all’ancillare attività di pittore. Realizzava dipinti, fotomontaggi e collage che per la potenza evocativa richiamavano gli scatti più estremi di Robert Maplethorpe (nel 2015 tutta la sua produzione visuale è stata presentata al MACBA di Barcellona).

I protagonisti di questi quattro racconti vivono immersi, quasi annegati, nell’ambivalenza erotica tra delizia e dolore, tra l’essere vittime o autori del paciere. Eppure, soltanto all’apparenza è il sesso (e le sue perversioni) il centro d’attrazione della scrittura di Lamborghini, che invece lo utilizza e lo esaspera per estrarre alla fine il bello dal turpe: proprio come nei suoi quadri, anche in questi cuentos-collage (tradotti da Vincenzo Barca e Carlo Alberto Montaldo) i partecipanti a un’orgia di Il fiordo, il marchese gay e cocainomane di Sebregondi retrocede, le prostitute tratteggiate in Le figlie di Hegel e l’ambiguo ingegnere giapponese di La causa giusta vengono tutti colti mentre appagano i loro desideri. Nell’universo di Lamborghini è dunque il desiderio l’innesco di tutto. Ed è qui, mentre sottrae alla sua scrittura funambolica i concetti di salvezza e condanna, felicità o infelicità, e annulla ogni giudizio morale, che riesce a creare un mondo senza colpa o vergogna.

La rivoluzione generata da Lamborghini, la missione tutta politica della sua ispirazione per la quale è spesso accostato a Pasolini o Foucault, era liberare la letteratura argentina dal senso di colpa della tradizione culturale catto-europea (dunque dei conquistadores). E ci riesce benissimo.

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE: