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L’EDOnista – recensione di Anna Cavestri su LoScrivodaMe

L’EDOnista – recensione di Anna Cavestri su LoScrivodaMe

Edoardo giovane rampollo di famiglia borghese con villa sulla collina “bene” torinese, vive in una bolla nella quale ha tutto ciò che vuole, ma definisce le sue giornate “fotocopie”.

Giornate sempre uguali: studio, amici alcool, droghe e donne per il suo puro piacere sessuale, tutte definite “Disturbia” con qualche aggettivo che le differenzia, ma tutte con la stessa caratteristica: la magrezza eccessiva.
Le usa a suo piacimento e poi devono sparire dalla sua vista quanto prima possibile.
Con gli amici fa scorribande nei locali dove c’è musica e si “tirano neri” fino all’alba.
Una famiglia in cui il padre fedifrago è sempre più fuori casa, lavora molto, il loro rapporto è nullo e la madre ricompensa con ritocchi di botulino e vita solitaria.

Finiti i bei tempi di quando era piccolo e andavano in vacanza dai nonni, non c’è rimedio il tempo non torna.
Viola sua compagna fin dall’asilo è la donna del suo cuore, ma lei ha molto da fare, tanti progetti di studio e ad un certo punto pure un fidanzato.
Non è un ragazzo tranquillo, sì bello e brillante, ma non sereno, ne prende sempre più consapevolezza e comincia la sua transizione scaricando, una sera, la sua rabbia contro il padre, dicendogli tutto quello che covava dentro e soprattutto a difesa della madre.

Uno tsunami arriva improvvisamente nella sua vita, quando va in Inghilterra dopo la laurea per un corso di studi, dalla zia Ginevra, sorella molto più giovane del padre e da lui detestata.

Il percorso per la presa di coscienza di quello che è Edo realmente e di quello che vuole essere, non è privo di ostacoli, ma scoprire nodi familiari sconosciuti ,riprendere a fare musica, apprezzare la solitudine e affrontare tante strane concomitanze impensabili, sono la condizione che potrebbero permettergli di ritrovarsi e finalmente scegliere quello che ritiene il meglio per lui.

Libro piacevole che si legge tutto d’un fiato, che affronta tematiche all’ordine del giorno, ma non semplici , una vetrina su una realtà giovanile complessa, scritto con linguaggio scorrevole.

QUI l’articolo originale:

Il bambino intermittente – recensione di Anna Cavestri su LoScrivodaMe

Il bambino intermittente – recensione di Anna Cavestri su LoScrivodaMe

Quando la potenza della scrittura e la fantasia si coniugano nascono questi gioielli.
Il libro inizia con una sorta di vademecum che è preambolo ai capitoli e un elenco di nomi -Cerca di ricordarti.

Conosciamo Berg che è un bambino che va alla scuola materna, non va affatto volentieri.
Lui non è un bambino e basta è: goffo, distratto, impreciso, stupido, bambino parentesi, maldestro incompreso, intermittente e ha tanti nomi tutti inventati così come inventata è la sorella con la quale discute come fosse sempre con lui, assumendo le forme di oggetti vari a lui preziosi, ed ha le sue “copertine “ come Linus ma non sono copertine.

“Ho tre anni e la vita sta diventando difficile……”

E a tre anni trova la radio noiosa e comincia il suo ritornello “ mamma, comprami GIRADICCHI! Io DICCHI…..”
Comincia da piccolo ad amare la musica che insieme alla fantasia e ai tratti della sua personalità non l’abbandoneranno mai.

E con questo bagaglio già così pieno fin da piccolo affronterà la vita, con delle difficoltà ogni volta diverse e uguali con cui fare i conti.
La madre insegnante, il padre con un maggiolino giallo a pois rosa.
I nonni di mare e quelli di città.
Con ognuno crea un rapporto unico, con qualcuno anche speciale e sarà la nonna di mare quella con la quale vivrà esperienze di complicità e amorevolezza e che lo porterà un giorno anche a crescere più in fretta e a scoprire l’inutilità del dolore.

Lo troviamo tra i ragazzi dell’orario alla scoperta di se e degli altri, a volte impacciato o timido, “la prima ombra di barba … la barba fu un piccolo trama “, a 16 anni Amanda “ era come arrivare impreparati ad una interrogazione”.

Con “ gli amici della panchina “ a parlare della passione comune: LA MUSICA , forse l’amore suo più grande, quello che non è mai svanito.
La musica diversa da quella che ascoltavano gli altri “stavo sviluppando una curiosità maniacale e bulimica “.
Sopra un treno per andare a pranzo dalla nonna di mare durante il periodo del servizio militare, vicino casa di nonna, che buttava la pasta quando vedeva il treno passare dal balcone.

E in crescendo a fare per un periodo il commesso in un negozio di dischi e poi in un’altra città e un’altro amore e…
Con salti temporali tra un capitolo e l’altro e tanti rimandi in cui la vita del bambino, ragazzo, adulto è un vortice che assorbe tra fantasia e realtà e tanta tanta umanità.

È un racconto ironico, pieno di tenerezza di malinconia di una vita unica e speciale che appassiona dalla prima pagina.

E non finisce con l’ultima pagina del libro ( pag 665), perché c’è una playlist di tre pagine da sentire

“ per chi ha paura della fine, del silenzio, ovvero l’inutilità del dolore ……………..Se vuoi farne parte ti serve un suono “.

Non è facile recensire questo libro perché c’è tanto da dire, può essere solo letto.
E merita di essere letto, si cresce insieme al bambino intermittente e a volte ci si scopre intermittenti , quasi come lui.

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L’uomo che rovinava i sabati – recensione di Anna Cavestri su LoScrivodaMe

L’uomo che rovinava i sabati – recensione di Anna Cavestri su LoScrivodaMe

Jack, Malcom e Palmiro, i tre amici e personaggi principali di questo romanzo, sono tre anime un po’ a disagio in un mondo che non è proprio a loro consono, senza sapere bene il perché.
Il primo è un poeta che rifugge la celebrità e i luoghi anche poco affollati, che rincorre una donna in rosso, finendo per sfinirsi e perdersi nei fumi dell’alcol; il secondo un musicista di un certo tipo di musica, che riesce ad avere “ un parco di donne” sempre disponibili, ma per sopravvivere lavora in una ditta che installa gabinetti, che non disegna l’alcol.

Palmiro un liutaio, “ puro “ , che costruisce i suoi strumenti con i legni e le vernici più nobili :“ Stradivari docet “, una passione di amore ossessivo per i suoi manufatti che protegge con assoluta devozione, tanto che rinuncia a venderli per non farli contaminare da mani che possono sporcarli, graffiarli o anche non in grado di suonarli.
Aggiusta con dovizia non richiesta strumenti ( alcuni non meritano manco di essere aggiustati) e così rinuncia anche ad un bel guadagno. Ogni chitarra con tanto di griffe “Palm “ ha un nome. Un amore finito, o forse no. Nemmeno lui disdice l’alcol ma è più forte il richiamo di certi “ funghetti “ di cui la valle vanta dai tempi dei Camuni per chi li sa trovare, e lui sa.

Tutti e tre della Val Crodino, una montagna che ancora permette un ambiente incondizionato
dalla tecnologia, dove sembra a volte che il tempo si sia fermato. Il loro ambiente naturale, dove trovare anche quel senso di pace, che a volte sta stretto, ma da cui è anche difficile fuggire.
Vivono tutti e tre un po’ alla giornata, come sospesi in questa valle. Ed è alla scoperta di un luogo particolare della valle, dove Palmiro ha letto di uno strano personaggio che in un antro particolare abita, che Palm riesce a convincere gli amici ad avventurarsi.
Ed è l’avventura, dopo la caratterizzazione dei personaggi che completa il romanzo. È una bella storia, tra il serio e il faceto, che nasce dall’amore vero per la montagna in tutte le sue declinazioni, la Val Crodino non manca di nulla, le meraviglie che la natura offre a chi sa apprezzare ed i suoi tesori nascosti.
Tre uomini e una valle che sono riusciti a non rovinarsi il sabato. È un libro molto interessante e molto divertente, la scrittura ironica ma anche ricca di riferimenti tutt’altro che inventati, ne fanno un bel romanzo.
Non c’è niente di scontato, si ride, ma c’è molto da riflettere.

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I perdenti – recensione di Anna Cavestri su LoScrivodaMe

I perdenti – recensione di Anna Cavestri su LoScrivodaMe

Nella vita spesso le cose non succedono a caso.
Louis, il protagonista del romanzo, per dare una svolta alla sua vita sofferente si trasferisce a New York nel quartiere di Lower East Side.
Prende in affitto un appuntamento in un condominio, di proprietà del “ boss “ del quartiere, tipo losco.
Louis è un’anima solitaria e in pena, affonda nell’alcol la sua fatica di vivere, motivo per cui è stato lasciato dal suo grande amore.
Man mano che conosce alcuni condomini: la trapezista, che si presenta alla sua porta per conoscerlo, la donna ferma all’ascensore, il pittore. Tutte persone con le quali con grande fatica proverà a fare conoscenza, perché tutti hanno voglia di parlare. Si rende conto che quello è un condominio di anime solitarie, come lui, per i motivi più diversi.

Il palazzo di fronte al suo, chiamato Paradiso, dello stesso proprietario del condominio, è una sorta di centro di divertimento le cui luci riflettono nella sua stanza.
Lì c’è sempre caos ed è pieno di gente, ci lavora come cameriera la signora dell’ascensore.
Louis pur volendo evitarlo ci finisce, si perde in quel labirinto di piani ed anche in questo posto dove tutto brilla, riesce ad incontrare altre anime solitarie e perse, che lavorano alla mercé del boss.

Li attrae tutti Louis pur non volendolo.
E sono incontri di bevute, grandi bevute, durante le quali racconta le storie più incredibili, di cui non ricorderà più nulla.
Sì intratterrà con le due coinquiline per poi pentirsene subito e scappare, non vuole legami, si farà coinvolgere dalle storie dei solitari che incontra ma mai fino in fondo.
Sembra che ognuno che incontri sia lo specchio di se stesso, quello da cui fugge.
Sono i fumi dell’alcol a portarlo via e a farsi cacciare via.

E quando è sobrio fatica a capire se quello che è successo è realtà o sono gli scherzi della mente.
Fino a fargli dire “questo palazzo e quello di fronte, sono un’impalcatura, una finzione, qualcosa di costruito da un romanziere in crisi di identità.”
È con i suoi fantasmi che Louis deve fare i conti , farci pace.

Aaron Klopstein, nato all’inizio del 1900, l’autore del romanzo, potrebbe essere Louis.
È stato uno scrittore di grande talento, pur non avendo mai raggiunto la fama.
Amico di R Chandler, Hemingway, John Houston , Hedda Hopper.
Ed è grazie al ritrovamento del profilo di Klopstein, dell’amica H. Hopper che si hanno notizie più dettagliate dello scrittore.
L’introduzione del libro è proprio quello che ha scritto l’amica che gli rende trasparenza e giustizia, quella che non ha avuto durante la sua vita.

È interessante leggere di questo scrittore che prima di scrivere recitava i suoi romanzi, tanto che litigò con Hemingway perché scrisse un racconto che aveva sentito recitato da lui e fatto suo.
E come Louis, protagonista del I perdenti, Aaron era un grande bevitore, spesso in profanda prostrazione.
Geniale, molto, ma tormentato. Tanto da non riuscire mai a raggiungere la notorietà che gli spettava. Scriveva racconti per mantenersi usando pseudonimi.
I suoi romanzi furono scoperti dal suo amico e grande ammiratore R.Chandler, usciti in poche copie.
Fu completamente dimenticato nel dopoguerra ed i suoi libri diventati cimeli per collezionisti.
Una bella scoperta questo libro pubblicato da Miraggi, è un romanzo molto profondo, molto interessante, dove davvero la fantasia del raccontare scrivendo è di una ricchezza particolare.

È una bella lettura, scorrevole, tra personaggi in cui è facile entrare in empatia, i perdenti, ma i più profondi.

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