Immediatamente

Dominique de Roux, trad. Francesco Forlani
Tamizdat,

9,9918,00

Immediatamente è una raccolta di frammenti in cui si rispecchia la breve vita del suo autore, morto ad appena 41 anni, con i suoi furori intellettuali, le polemiche e soprattutto l’ininterrotta conversazione con i più grandi e controversi scrittori occidentali come Céline, Gombrowicz e Pound, tra gli altri, durante un periodo storico che va dal confuso dopoguerra all’ancora più confuso Sessantotto.

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Data di pubblicazione 2018
Formato 13,5x19
Numero di pagine 256
ISBN 9788833860015

Frammento, ovvero un pezzo di un’opera di cui siano andate perdute delle parti. La parola frammenti, tra parentesi, la troviamo al termine di Immédiatement di Dominique de Roux, dopo la parola fine scritta in maiuscolo. Dominique de Roux, cavaliere delle lettere in territorio nemico, non solo fa parte della tradizione degli infrequentabili del novecento ma potremmo dire che sia stato il primo a intuire di quelle nature scomode e insieme necessarie alla cultura occidentale, Céline, Artaud, Pound, Gombrowicz, Bernanos, il ruolo di visionari, una grandezza da proteggere a tutti i costi. La violenza dello stile, come dirà Céline in un’intervista del ’57 alla televisione francese, è come la furia della cagna alla guida delle slitte in Antartico che scatena quando avverte prima degli altri cani della muta il crepaccio in cui potrebbero sprofondare tutti. La vocazione dei Cahiers de l’Herne, fondati da de Roux nel 1963, è in questa funzione vitale di conservazione, diffusione, traduzione, e allo stesso tempo crescita parallela della parola che da materiale diventa quasi subito spirituale, corpo a corpo, senza risparmiarsi in colpi e in energia. Dominique de Roux ne adotta la tattica, come dirà Philippe Sollers, di cavalleria leggera che lancia in resta sa di soccombere alla prima carica ma non osa rinunciare. I frammenti che compongono questo scritto, ma potremmo dire la stessa breve vita del suo autore morto ad appena quarantun anni, sono la traccia visibile di quella eterna conversazione con ognuno di questi grandi spiriti, attraverso Francia, Germania, Italia, Spagna, epoche che vanno dal confuso dopoguerra all’ancora più confuso Sessantotto. Gli attacchi fra bande letterarie, il tema delle rivolte e dei generali, l’eterno gioco di seduzione fra uomini e donne, la sfida agli Dei. Folgorazioni che regalano al lettore uno squarcio, un frammento, di luce in un’epoca allora, come la nostra, vicina al crepuscolo.

Dominique de Roux

Dominique De Roux (1935-1977) fu un letterato fine e controverso. Il primo romanzo, Mademoiselle Anicet, è del 1960; nel 1963 fonda la rivista «Cahiers de l’Herne», raccolta di numeri monografici dedicati alle figure maledette o misconosciute della letteratura europea (Céline, Gombrowicz e Pound, tra gli altri). Nel 1966 dà alle stampe il saggio La morte di Céline (Lantana), che inaugura il catalogo della casa editrice Christian Bourgois, co-fondata dallo stesso De Roux. Immediatamente esce nel 1971 e la violenta reazione del mondo intellettuale, con Roland Barthes in prima linea, costringe De Roux ad abbandonare la Francia per diventare corrispondente giornalistico e autore televisivo. Inviato soprattutto in Portogallo, documenta le guerre nelle colonie africane e nel 1974 è l’unico inviato speciale francese a Lisbona durante la rivoluzione dei garofani, che portò alla caduta di Salazar e della dittatura portoghese. Pubblica l’ultimo romanzo, Le Cinquième Empire, cinque giorni prima di morire improvvisamente per infarto, nel 1977; La Jeune Fille au ballon rouge e Le Livre nègre usciranno postumi.

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