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Memorie di uno psicopatico

Traduzioni di Lidia Perri
Collana: Tamizdat

10,4920,00

Memorie di uno psicopatico è la prima opera compiuta di Erofeev, redatta nel 1956 quand’era matricola all’università. Vi si ritrovano, anzi si inaugurano!, i temi che l’hanno reso celebre: l’alcol, una disperazione tutta ma non solo sovietica, le criptiche ma coltissime citazioni letterarie e religiose, la resistenza dell’uomo russo a diventare quell’“uomo nuovo” comandato dal Partito.

«Con questo diario Erofeev apre una nuova finestra sul panorama della letteratura russa a venire: gli ingredienti per il capolavoro del Postmodernismo russo ci sono quasi tutti e Venedikt, o forse ormai Venička, scruta l’orizzonte in attesa di lanciarsi nel prossimo folle, santo ed ebbro viaggio: quello da Mosca a Petuški.»  Lidia Perri

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Data di pubblicazione 2017
Formato 13,5x19
Numero di pagine 288
ISBN 9788899815233

Memorie di uno psicopatico, finora inedito in Italia, è la prima opera di Venedikt Erofeev (1938-1990) di cui si abbia traccia. A lungo creduti persi, questi diari sono stati pubblicati in Russia soltanto a partire dai primi anni Duemila. In queste Memorie, costellate da citazioni, riferimenti alla società sovietica e da generi letterari diversi, si delinea sempre più il personaggio dell’autore, lo stesso alter ego che qualche anno più tardi sarà al centro del poema caposaldo del Postmodernismo russo, e cioè Mosca-Petuški. A soli diciott’anni, la voce del giovane Venedikt è già irriverente, inquieta, sognante e allo stesso tempo lucida, cinica e raziocinante. L’alcol, la follia, il suicidio, la tragedia umana: tutto il mondo circostante ci viene raccontato attraverso lo sguardo del giovane Erofeev, che, sempre diviso tra la ricerca di un’elevazione e la celebrazione di ciò che è reietto, lo esamina minuziosamente per restituircene una brillante e inaspettata visione.

Lidia Perri

Per conoscere meglio Erofeev

Venedikt Erofeev

Venedikt Erofeev (1938-1990) è lo scrittore che più di altri ha incarnato il disincanto della generazione sovietica formatasi nel periodo della destalinizzazione. La sua produzione ancora oggi è oggetto di numerosi studi specialistici e di fervido interesse da parte dei lettori, russi e non. La sua esistenza è segnata da un vagabondaggio continuo, tra lavori e città diverse, ma sempre accompagnata dalla scrittura. Il suo stile di vita bohémien portò alla mitizzazione del personaggio. Della sua produzione letteraria ci restano, oltre al celebre “poema” Mosca-Petuški (1969), il dramma teatrale La notte di Valpurga o i passi del Commendatore (1985) e alcuni saggi.

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