di Giovanna Taffetani

vana è sdraiata sul divano letto in soggiorno con la sua bambola Julija, perché non ha una stanza tutta per sé. La sera la mamma le tira fuori dal vano contenitore le coperte, le lenzuola e le prepara il letto. Poco prima dell’alba però Ivana si infila nel lettone dei genitori, dal lato di sua madre, per cullarsi col suo calore fino a quando non le arriva un sonoro ceffone. Suo padre guida un camion, non è mai in casa e di solito rientra stanco a notte fonda. Julija gliel’ha regalata lui, è una bambola con i capelli che profumano di caramelle alla frutta e grandi occhi azzurri, come quelli di Ivana. A proposito di caramelle dure: la mamma non vuole che le mangi sdraiata a terra, potrebbero andarle di traverso. Raccomandazione inutile, un giorno una le si incastra in gola. La salva il repentino intervento di suo padre, che la prende per i piedi, le dà forti colpi sulla schiena, le mette dita in gola fino a quando non la sputa. Ivana ha sette anni, in autunno andrà a scuola, ha già lo zaino, ne avrà ancora sette da vivere… Si ritrova nello stesso identico posto, la polvere della strada attaccata ai piedi insanguinati. L’aria calda e soffocante provoca vertigini e offusca la vista. Chissà dove sono finite le sue pantofole? Il legno del pavimento scricchiola, non è Ivana a fare rumore, ma scarponi neri allacciati stretti. È la morte che li indossa. La vecchia compagna di giochi Julija è sotto il letto, chiusa al buio dentro una scatola di legno, insieme ad altri giocattoli. Sua madre è appena tornata dall’ospedale, usa ancora le stampelle e a fatica arranca fino alla camera di Ivana in mansarda. Resta ferma davanti al vetro satinato della porta, ricordando cosa c’è dietro: la scrivania con la lampada e una vecchia macchina da scrivere. Entra, c’è polvere sulla moquette verde, messa per coprire il cemento. Zoppicando raggiunge il letto di sua figlia, si sdraia e affonda la testa sul cuscino, cercandone l’odore. Piange accorata fino allo sfinimento e cade in un sonno agitato…

In tarda estate è il romanzo d’esordio di Magdalena Blažević con cui nel 2023 ha ottenuto il Premio Tportal come miglior romanzo croato dell’anno e il Premio della Fondazione Petar Kočić. Ne è stato tratto anche un radiodramma della Radio croata. In tarda estate è dedicato alla memoria degli abitanti di Kiseljak, massacrati il 16 agosto del 1993 dalle forze bosniache. La città era principalmente sotto controllo croato durante la guerra e la zona circostante ha visto vari scontri tra l’esercito bosniaco (ARBiH) e il Consiglio di difesa croato (HVO) nella regione. Nonostante la distanza di tempo l’autrice ha voluto che non si perdesse la memoria di questo massacro, che ha vissuto in prima persona e di cui porta ancora dentro di sé il dolore. Con uno stile poetico, denso di naturale sensibilità verso la natura, il lettore scopre il mondo infantile di Ivana e Dunja, la vita semplice delle loro famiglie e della piccola comunità del villaggio con i suoi originali abitanti. Le pagine si animano di impressioni sensoriali e atmosferiche, come il fiume Bosnia, il sole che attraversa le foglie e illumina i ricordi, descrivendo una sofferenza. La Blažević fa un omaggio alla vita nella Bosnia rurale, riuscendo a creare l’immagine di un paesaggio che sarà poi abbandonato, dimenticato e devastato dal conflitto. È la giovane Ivana la voce narrante e attraverso di lei l’autrice pur descrivendo la quotidianità della vita di campagna prefigura la violenza della guerra. L’odore del sangue mentre le galline vengono macellate o suini nati morti gettati in una fossa. Suo fratello che porta a spalla un fucile ad aria compressa anticipando quelli reali. In tarda estate è un romanzo contro la guerra, è un mondo fatto di emozioni che l’autrice scolpisce con frasi perfettamente precise e chiare. «Mi chiamo Ivana. Ho vissuto quattordici estati, e questa storia racconta l’ultima». Le sue scarpe da ginnastica resteranno appoggiate al muro, nessuno le indosserà più. Magdalena Blažević è una delle autrici più significative della letteratura balcanica e con questo romanzo tiene in vita la memoria, per non dimenticare, villaggi e persone. “Quando quella casa sarà crollata, con le mura divorate dal vento e dall’umidità, scomparirà anche l’ultima prova che il villaggio un tempo aveva un aspetto completamente diverso. Che sapeva di polline di sambuco e dell’acqua del ruscello”.

QUI l’articolo originale: https://www.mangialibri.com/tarda-estate