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Endecascivoli – recensione di Giusy Laganà su Viaggi Letterari

Endecascivoli – recensione di Giusy Laganà su Viaggi Letterari

Endecascivoli – di Patrizio Zurru- 65 racconti che scivolano in picchiata

“Le farfalle che si posano sulla spalla pare siano anime in volo,portano le parole dei defunti, c’è chi capisce il linguaggio minuto di quelle voci, chi non si spaventa e segue il percorso dalla spalla ai fiori o ai rami di fronte, chiede conferma del messaggio in un modo semplice, chiede di piegare le ali per mostrare i colori di sotto, quelli che sono più nitidi, con i segni più definiti”.

Cosa sono gli Endecascivoli?

Gli Endecascivoli di Patrizio Zurru (Miraggi Edizioni) sono frammenti di prosa poetica, ricchi di vita, ricordi e nostalgia.

I 65 racconti rappresentano una vera e propria raccolta di ricordi e storie che tornano alla luce come messaggi in una bottiglia del tempo.

Il ritmo è incalzante e incisivo. La prosa è poetica e malinconica. Vere e proprie matrioske che contengono immagini, parole, significati.

Versi che scivolano in picchiata, parole che cadono e che esplodono. Gli endecascivoli sono sercizi sul ricordo, pagine rapide che raccontano di un’infanzia vissuta negli anni Settanta, tra battaglie tra bambini, di un confine labile tra il gioco e il lavoro adulto, di madri al centralino a manovrare fili e spinotti che accendevano, intrecciavano e interrompevano amori, dell’obbligo -felice- di girare con il padre a controllare che le cabine dell’Enel del circondario funzionino ancora dopo ogni temporale,

I suoi racconti potrebbero essere romanzi in potenza o rimanere conchiusi cosi, sospesi, e passare via leggeri con un plot twist che apre ogni finale: Patrizio Zurru dichiara di muoversi nella dimensione dello scherzo letterario, definisce il libro un divertissement (scrivo su commissione non dichiarata, ma passata da sguardi che ho visto), una dimensione di scherzo su cui però è lecito dissentire, perché nell’estrema cura della parola si percepisce un sostrato di letture importanti e di impegno.

QUI l’articolo originale:

https://www.viaggiletterari.com/single-post/endecascivoli-di-patrizio-zurru-65-racconti-che-scivolano-in-picchiata?fbclid=IwAR0zQDlw_G04JaTju_bNu_B6VeRtyLfqNTako6GjnwZloncg6s-emvgbDqk

Endecascivoli – recensione di Anna Vallerugo su Satisfiction

Endecascivoli – recensione di Anna Vallerugo su Satisfiction

Sessantacinque racconti brevi, lampi concentrati di senso: una serie di schegge apparentemente slacciate tra di loro, unite da un filo della memoria, quella di un’intera generazione che oggi tira qualche conto e alle volte vince, alle volte perde.

Si presentano così gli Endecascivoli di Patrizio Zurru (per Miraggi), come esercizi del e sul ricordo, pagine rapide che si aprono in medias res e raccontano di un’infanzia anni Settanta, tra battaglie tra bambini, di un confine labile tra il gioco e il lavoro adulto, di madri al centralino a manovrare fili e spinotti che accendevano, intrecciavano e interrompevano amori, dell’obbligo -felice- di girare con il padre a controllare che le cabine dell’Enel del circondario funzionino ancora dopo ogni temporale, di un mondo (la Sardegna nel caso, ma riferibile a tutta l’Italia) che pare lontanissimo e che Zurru riporta alla luce vivido e vitale.

Quasi in un sogno a occhi aperti, il dichiaratamente autobiografico protagonista del secondo libro di Patrizio Zurru – già libraio, editore, ora agente letterario – attraversa momenti e spazi irrelati e porta il lettore con sé in un’infanzia scandita da riti e immagini di vera poesia, come nel racconto dedicato al pranzo con i parenti lavoratori in miniera che su, in superficie, sono finalmente liberi di mangiare anche l’aria.

E ancora quello sul trasferimento in un surreale palazzo di cento appartamenti, tutti vuoti fuorché quello di fronte al suo, che verrà occupato dal parroco del paese. Sarà vero o verosimile?

Sarà una piega del ricordo come gli amori perduti, più che altro immaginati, o reale come i primi viaggi in treno coi coetanei, colmi di una gioia irripetibile?

Dall’adolescenza ripassa senza continuità apparente – ed è voluto – all’infanzia, alle sue paure, alle unghie tagliate che chissà se ricresceranno, alla presenza di uno zio Peppino che decreta a modo suo, con un gesto plateale, la vittoria del vino locale sullo champagne.

È un mondo poetico e visionario questo di Endecascivoli, in cui si muovono personaggi affatto comprimari, bruschi, irriverenti, dolci.

I suoi racconti potrebbero essere romanzi in potenza o rimanere conchiusi cosi, sospesi, e passare via leggeri con un plot twist che apre ogni finale: Patrizio Zurru dichiara di muoversi nella dimensione dello scherzo letterario, definisce il libro un divertissement (scrivo su commissione non dichiarata, ma passata da sguardi che ho visto), una dimensione di scherzo su cuiperò è lecito dissentire, perché nell’estrema cura della parola si percepisce un sostrato di letture importanti e di impegno. Se carattere di gioco c’è, questo rimane confinato nell’invito al lettore a una non obbligata presa di posizione, con l’escamotage di un’aggiunta grafica: la presenza di un riquadro bianco a aprire ogni racconto. Qui, volendo, chi legge il libro può disegnare o scrivere ciò che la lettura della narrazione stessa gli ha suscitato: gli spazi non più bianchi verranno poi pubblicati sul sito dell’editore. È un appello a prendersi il tempo, il desiderio di riflettere sulla parola, a reagirle, a interagire con l’autore e a lasciare infine il proprio, di segno, come lettore, perciò sempre parte in causa.

QUI l’articolo originale:

Endecascivoli – Paolo Restuccia intervista Patrizio Zurru su Genius

Endecascivoli – Paolo Restuccia intervista Patrizio Zurru su Genius

PATRIZIO ZURRU: “MOLTO DELLA FORMA RACCONTO LA DEVO AL MIO DISORDINE, CON LA FORMA LUNGA RISCHIEREI DI PERDERMI”

Patrizio Zurru ha appena pubblicato per la casa editrice Miraggi un libro di racconti di una pagina o poco più (sono 65 come il suo anno di nascita, precisa lui) dal titolo Endecascivoli, che con la sua carica ironica e surreale sembra già un racconto in sé e per sé. Io ho sempre trovato molto interessanti le storie brevi e ne scovo poche in giro tra gli autori di casa nostra (pure se sono una tradizione antica e ricca della letteratura italiana). In più mi piacciono i calembour venati di nostalgica malinconia. Inoltre l’ironia di Zurru non gli impedisce di scambiare con il lettore sguardi che vanno oltre una lettura superficiale e anzi riesce a portarlo dallo stupore al dramma e dal divertimento sottile all’apertura di impreviste finestre da cui scivolare in nuovi universi che potrebbero aprirsi appena oltre quello della nostra vita quotidiana. L’autore stesso sembra scivolare come i suoi racconti sulle onde del mare agitato dell’editoria, visto che oltre a scrivere è stato editore, libraio, agente letterario, ufficio stampa e ora si occupa della comunicazione della casa editrice Arkadia, dove cura la collana SideKar insieme a Mariela e Ivana Peritore. Così mi è sembrato giusto scambiare con lui le solite due chiacchiere domenicali (in genere sono quattro le chiacchiere, ma qui parliamo di racconti brevi e non di romanzi…).

Il lettore incontra subito una citazione da Augusto Monterroso, che fu citato da Calvino nelle sue Lezioni americane. Ti trovi a tuo agio lì, tra la rapidità e la narrazione fantastica?
Questo racconto di Monterroso apre dei mondi con poche parole, mi piacerebbe pensare fosse così anche per i miei, in realtà molto della forma racconto la devo al mio disordine, con la forma lunga rischierei di perdermi.

Il titolo invece è un calembour che richiama il verso poetico, un verso che però sembra non riuscire a contenere tutto quello che vuoi dire e lo lascia scivolare giù. Questo ho pensato, è un po’ folle come lettura?
È la giusta interpretazione, fatto salvo il fatto che più che di poesia lo chiamerei ritmo (o Ritmo, come l’auto Fiat che tutto era tranne auto e tranne ritmo).

Insieme ai racconti il libro contiene delle cornicette che invitano i lettori a disegnare, a scarabocchiare, come si faceva durante le telefonate di una volta (scrivi tu), mi pare un chiaro invito alla creatività del lettore, no?
È pensata come forma di lettura interattiva, ero curioso di sapere cosa può ispirare la lettura, quindi la cornice col bianco lascia la possibilità di sfogarsi, nel bene e nel male.

La leggerezza che insegui però non esclude la malinconia e nemmeno il dramma. Si può dire proprio tutto in poche parole?
Abbiamo uno dei migliori vocabolari al mondo, per quantità di termini. Io credo che incastrati bene, come nel Tetris, ci sia la possibilità di dare densità a piccoli spazi, o almeno ci provo.
La risposta è Si può, sì, volendo si può.

Carbone, miniera, pioggia, terra e odori, che spazio ha nella tua immaginazione la materialità delle cose?
Una presenza predominante, un riappropriarsi di tutto quello che la velocità e i nuovi mezzi ci fanno trascurare, perché ritenuti pesanti o superflui. L’idea di scrivere per odori, colori, sensazioni epidermiche mi ha sempre attirato.

E la nostalgia?
La nostalgia c’è, ma non solo la mia. Racconto la nostalgia dei miei familiari, genitori, fratelli, zii e cugini, per quello che poteva essere perduto. Molti dei racconti sono scritti quasi su commissione, non esplicita ma dettata da mezze frasi riferite a episodi di quei tempi.

Mi ha colpito in uno dei racconti l’apparizione/sparizione di Gigi Riva. Ti appassiona l’epica del quotidiano?
Mi appassiona moltissimo. In quel caso si trattava di un personaggio noto a tutti, e qui si gioca facile, mi interessa come facente parte dell’epica molto di più il tipo in bicicletta con la molletta a tenere il pantalone, la brillantina e la Nazionale senza filtro, un personaggio così ho scoperto essere ben più condiviso nella memoria collettiva, (Almeno, da chi ha più o meno i miei anni).

I racconti sono in prima persona ma, insomma, quanto è vero quello che racconti? Sei sempre tu il protagonista?
Si parte da una base sì vero, ci sono sempre io, più o meno, o qualcuno a cui sono stato particolarmente legato, anche nei racconti “inventati” e alla Big Fish, come la storia del tipo che legava gli spaghi e l’uomo sui trampoli, ci sono nella misura in cui ho raccontato la verosimilità di personaggi realmente esistiti.

Hai mai immaginato un Patrizio Zurru nato in un’altra parte del mondo? Come sarebbe uno Zurru non sardo?
Ho pensato a un Zurru non sardo, e mi è mancata l’isola intorno, come sentirsi nudo senza questo vestito fatto di doppie consonanti, vento e spruzzi di acqua salata.

Lavori da anni nell’editoria, con libri e autori, come la vedi oggi?
C’è una voglia assurda di vedere il proprio libro pubblicato, come se questo potesse contribuire a renderci immortali, non considerando che invece questa quantità enorme di libri che entra in circolo non fa altro che renderci tutti più invisibili, uno sputo nel mare.

QUI l’articolo originale:

Endecascivoli – Emanuela Chiriacò intervista Patrizio Zurru su LECCEPRIMA

Endecascivoli – Emanuela Chiriacò intervista Patrizio Zurru su LECCEPRIMA

Patrizio Zurru ha lavorato come libraio (riconoscimento miglior libraio d’Italia nel 2012, n.d.c.), editore, scrittore, ufficio stampa, curatore di collana, consulente editoriale e agente letterario, e a ventinove anni dalla sua prima pubblicazione (13 racconti, 3B+Z), torna con Endecascivoli (Miraggi Edizioni, collana Golem), una raccolta di sessantacinque piccoli racconti in endecasillabi.

Endecascivoli perché spiega come lo stesso autore dopo aver salito gli scalini si butta(no) in discesa liberamente. E mentre cadono e si imprimono sulla carta, sprigionano odori e afrori di un mondo che appare lontano; il latte bollito e scremato dalla nonna per fare il burro, e la polvere di carbone sottile sulla pelle del padre minatore. Un mondo in bianco e nero che sembra lontano, e invece non sono passati più di cinquant’anni. Archeologia dei sentimenti, conservazione dei beni relazionali.

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Endecascivoli o della vita scandita dalla famiglia, dai parenti, dalla scuola, dagli amici, e dalle cose concrete. Dalle voci, dai gesti, dai viaggi con lo zaino in spalla, dai corpi che si spostano nello spazio, fendendolo e modellandolo per favorire naturalmente l’arte dell’incontro. Dalle foto non fatte, fatte e mai sviluppate, sviluppate e mai trovate, eppure non dimenticate. E forse non è un caso che ogni racconto sia aperto da uno spazio vuoto delimitato da una sottile cornice quadrata dove l’autore ha apposto l’immagine trasparente di quel ricordo. E donato a chi legge lo spazio per un disegno o un appunto.

Gli Endecascivoli di Patrizio Zurru sono frammenti di prosa poetica densi come la vita, che lasciano spazio alla nostalgia felice di tempi vissuti, custoditi, e ora generosamente condivisi.

Il frammento numero 52 è un omaggio al maschile della famiglia, ci sono suo nonno, suo padre, i suoi zii e parla della miniera, un intreccio di cunicoli che a suo padre faceva mancare l’aria da masticare. […] Rivedo mio padre, i suoi fratelli. In campagna riuniti nei giorni di festa. Parlavano poco […] Mangiavano l’aria che avevano intorno. Mangiavano l’aria almeno quel giorno, invece il n. 59 è la storia di un viaggio con suo padre e contiene passaggi tratti da I quarantanove racconti (Mondadori, Traduzione di Vincenzo Mantovani) di Ernest Hemingway, maestro assoluto della prosa breve. Ha voluto far incontrare il padre biologico con quello letterario?

P.Z.: In questo racconto parlo della prima volta che ho veramente trascorso del tempo con mio padre, per molto tempo assente ma per il nostro bene, e il caso ha voluto che ci siamo incontrati anche attraverso le pagine di Hemingway, quindi ho avuto questo privilegio.

Nella prefazione a I quarantanove racconti, l’autore americano scrive: «Andando dove devi andare, e facendo quello che devi fare, e vedendo quello che devi vedere, smussi e ottundi lo strumento con cui scrivi. Ma io preferisco averlo storto e spuntato, e sapere che ho dovuto affilarlo di nuovo sulla mola e ridargli la forma a martellate e renderlo tagliente con la pietra, e sapere che avevo qualcosa da scrivere, piuttosto che averlo lucido e splendente e non avere niente da dire […]» Qual è la sua modalità di scrittura?  

P.Z.: Scrivo mentre cucino, solitamente, quindi non è un caso se qualcuno dice che si sentono gli odori, il richiamo forte c’è. Il racconto finisce quando il piatto è pronto. Poi magari smusso, ma è come quando in cucina si corregge il sale e si aggiungono degli aromi.

Per concludere, nella lista dei suoi classici preferiti quale occupa il primo posto?Ce lo racconta in un tweet?

P.Z.: Opere complete e altri racconti di Augusto Monterroso (Zanzibar editore); un concentrato di sintesi e colpi di scena in racconti che quasi prevedevano i tweet. Il suo “Al suo risveglio il dinosauro era ancora lì” ti apre un mondo, anzi, parecchi.

QUI l’articolo originale:

https://www.lecceprima.it/attualita/lecce-terza-pagina-patrizio-zurru-endecascivoli-21-maggio-2021.html

Endecascivoli – recensione di Giorgio Bona su Lavoro e Salute

Endecascivoli – recensione di Giorgio Bona su Lavoro e Salute

Sessantacinque racconti come messaggi in bottiglia lanciati nello splendido mare della Sardegna in balìa delle onde, messaggi che arriveranno a qualcuno e saprà farne buon uso.
Qualcuno? Chi? Saranno i lettori appassionati che scopriranno i volti, i sorrisi, i paesaggi di una Sardegna magica e anche di una Sardegna che si porta addosso la croce di quella sofferenza con una dignità che non ha eguali, aspra e vera come la sua terra.
Un libro di piccoli frammenti con una metrica perfetta come una partitura di Alban Berg, un album di ricordi che hanno rifugio nell’anima e trovano spazio sulla pagina.
Ogni frammento è un bozzetto con una prosa poetica che lascia spazio a finali, a volte anche a discrezione del lettore, come in un gioco di scatole cinesi. All’apparenza malinconici ma con toni forti, con una scrittura che è un fendente in diagonale come un rasoterra di Gigi Riva.

C’è un filo rosso che tiene insieme questi racconti, queste piccole gemme incastonate: la memoria. Perché i ricordi sono quelli dell’infanzia e della gioventù, relazioni familiari forti, quelle che riempiono la vita, sacrifici, sofferenze, la felicità di stare insieme, esistenze fatte di piccoli gesti e di grandi valori, felicità, anche tragedie.

L’appartenenza a questa terra che soltanto chi è nato può comprendere nei suoi aspetti più intimi, accarezzare le croste delle sue ferite, amarle, eppure ci sono momenti in cui bisogna renderle visibili per farne capire il valore e soltanto la dignità e la grandezza della letteratura può rivelare.
Diverse volte è capitato di vederlo arrivare ancora sporco e con il carbone attaccato addosso, non c’era stato tempo per una doccia, non c’era stato perché c’era qualcuno da tirare fuori dai pozzi crollati, qualcuno vivo, altri no.

Questo libro non l’ho trovato soltanto originale nella sua composizione. L’ho trovato straordinario perché sovvertiva tutti quelli che sono i canoni della narrativa tradizionale, dando un ritmo e un linguaggio nuovo, quello di una narrazione dell’anima, una scrittura ribollente fino all’inverosimile.
Racconti che paiono oscuri e che sono illuminati sulla pagina da uno spirito vero.

Si sa che c’è una grande tradizione sarda nella letteratura, mi par opportuno citare scrittori del calibro di Sergio Atzeni e Salvatore Niffoi, senza dimenticare altri importantissimi, legati a una realtà culturale che non ha bisogno di lente di ingrandimento.
Ecco: Patrizio Zurru è legato a questa cultura, ha radici forti. Con poche righe, essenziali, ci racconta una Sardegna fuori dal folklore, quella più amata, dai sardi e dai suoi lettori nel “Continente” che non sono soltanto i sardi trapiantati in altre realtà.
L’ebbrezza linguistica è una grande avventura che sa inerpicarsi per quelle strade scoscese dell’isola tenendo salde le redini, stando dentro un reale e vissuto che si protrae nel ricordo.

Racconti brevi, come un flash istantaneo che vengono dalle radici più profonde di questa terra con una lingua capace di avvolgere gli oggetti e di aspirarne l’essenza, una sintassi sempre lucida con concessioni ad immagini di una poetica intensa.
Piccoli bozzetti di vincenti e di perdenti già passati o forse che saranno anche in futuro. Storie senza paraventi, ammiccamenti, a tratti con una sottile ironia, quella che non fa ridere ma sorridere, emblema di una felicità nascosta.

Dire che sono soltanto bozzetti è una bestemmia. È Letteratura. E con tutte le carte in regola. Poi c’è il fascino della scrittura. Una voce dell’anima. Credo che sia una prerogativa o, lasciatemelo dire, un dono, che ogni autore dovrebbe avere. Ma anche in una società consumistica, dove le regole del libro sono soggette al mercato, questo è appunto un dono e non è dato per scontato.

Bene. Qui, con passo felpato, attento a non fare rumore, Patrizio Zurru ci svela il suo volto in ombra, quello di un poeta autentico. Per questo è impegnativo e bellissimo nello stesso tempo affrontare la lettura di questo libro, proprio perché non è semplice imbattersi in un narratore con questa potenzialità così profonda dell’anima e con la capacità di trasmetterla.

Non ho mai visto di persona Patrizio Zurru. Ho parlato con lui qualche volta al telefono. Quei pochi dialoghi, rapidi, essenziali, me lo hanno presentato nello stesso modo in cui ho affrontato la lettura del suo libro.
Nell’attesa di incontrarlo e di stringergli la mano ve lo presento così. Credo di non sbagliare. Io ormai lo conosco. Lui forse conosceva me.

QUI l’articolo originale:

http://www.blog-lavoroesalute.org/endecascivoli/

Endecascivoli – recensione di Giovanni Follesa su Unione Sarda

Endecascivoli – recensione di Giovanni Follesa su Unione Sarda

“Endecascivoli”, racconti dal sottosuolo

Le memorie di un padre (minatore poi laureato) accendono le narrazioni di Patrizio Zurru

Se al termine della lettura di ciascuno dei 65 racconti arriva l’impulso di cercare il pollicesù per mettere un mi pia­ce, non c’è da preoccuparsi. È solo uno dei sa­ni effetti collaterali di “Endecascivoli” scrit­to da Patrizio Zurru e pubblicato per Mirag­gi edizioni. Storie ritmate e brevi, come den­tro un social network, da leggere con la liber­tà di non seguire l’ordine proposto nel libro.

Vita social

Il nostro tempo, pesante di preoccupazio­ni, con questi racconti sembra prendersi una tregua, e così si fa largo un’oasi di leggerezza e giocosità che offre riparo soprattutto in cia­scuna pagina dispari del libro dove è presen­te un riquadro bianco concepito per racco­gliere pensierini, appunti o disegni. Anzi, sca­rabocchi come succedeva ai tempi del telefo­no grigio a rotella della Sip. L’evoluzione di quei ghirigori diventa la vita social del volume: è stato infatti creato un hashtag, #endecasci­voli, per interagire con l’autore e magari esprimere un giudizio.

Istruzioni per l’uso

In apertura un bugiardino offre qualche spiegazione sul testo e sul senso della narra­zione. «Tutto nasce», spiega l’autore, «dalle storie raccontate da mio padre e dalla suc­cessiva richiesta al sottoscritto di mia madre: mettile in bella, come sai scrivere tu. In par­ticolare gli aneddoti sulla miniera». Non han­no titoli i racconti-post, quindi il riferimen­to è la pagina. Alla 29 si legge: «15 anni di sot­tosuolo a spalare carbone, e a un certo punto ha deciso che poteva esserci un’altra possi­bilità, si è messo a studiare per laurearsi, fa­cendo registrare a mia madre le lezioni su un Geloso, che ascoltava nella strada che da ca­sa ogni notte lo pottava in miniera. Avanti e in­dietro. Play, stop, rewind. Play again, stop, rewind, return home».

Il viaggio

Lo spunto per ciascun brano è reale, spes­so sono le memorie a dettare il viaggio alla fantasia per spaziare tra nonsense, sarcasmo, realismo liberatorio. Ovunque si ritrova mu­sicalità, che come brezza di parole investe il lettore per poi scivolare via e lasciare sensa­zioni rarefatte che sono già ricordi. Pagina 70: «Mio padre, che si faceva i chilometri a piedi per incontrare mia madre, un amore scavato con scarpe coi chiodi sotto, per non consumarsi, arrivare ad Iglesias per un sor­riso». Difficile scegliere il passo più diverten­te, specie quando la narrazione attinge alla memoria collettiva di chi negli anni Sessan­ta ci è nato. A pagina 25 c’è un viaggio in tre­no per raggiungere Parigi, alla frontiera il controllo dei documenti, delle borse, delle va­ligie… e le Superga di tela o le espradillas usa­te come «potenziale bellico non indifferen­te» per non condividere lo scompartimento con nessuno. E come non citare Eros Ramazzotti suonato all’infinito da un sopravvissu­to jukebox in un pub belga non appena il ge­store, troppo ospitale, capisce che Zurru ar­riva dall’Italia. “Endecascivoli” è questo. È pa­rola che non esiste ma che parla di racconti, scritti perfino durante il tempo di cottura di un minestrone.

Lo scrittore

Nome noto nel panorama editoriale per es­sere stato prima libraio e ora ufficio stam­pa, agente letterario, direttore di collana, Zur­ru è passato per un attimo dall’altra parte, quella degli autori, quasi non per scelta. «Non ho ansie da scrittore», dice a tal proposito, “il libro è un divertissement, niente di più. Deter­minante è stata la spinta forte delle gemelle Ivana e Mariela Peritore, con le quali lavoro per la collana SideKar, altrimenti chissà… ».

QUI l’articolo originale:

Endecascivoli – recensione di Gabriele Ottaviani su Convenzionali

Endecascivoli – recensione di Gabriele Ottaviani su Convenzionali

Aveva permesso che il tempo si annullasse, che quei baci lontani arrivassero prima.

Endecascivoli, Patrizio Zurru, Miraggi. Icastici, brillanti, intelligenti, vividi, schietti, i racconti di Patrizio Zurru sono gemme liriche che indagano senza retorica e con freschezza impareggiabile la condizione umana in tutta la sua gamma di colori, dalle tinte più tenui a quelle più fosche, tra le fragilità più inconfessabili e gli improvvisi e irresistibili slanci di forza, vitalità e resilienza, facendo conoscere, tra realismo e magia, un festoso assembramento di caratteri al lettore, che in loro riconosce e il sé, e non si sente più solo. Un gioiello.

QUI l’articolo originale:

Endecascivoli – segnalazione su TUSTYLE

Endecascivoli – segnalazione su TUSTYLE

Libri per la primavera. Racconti tra poesia e prosa

Endecascivoli di Patrizio Zurru, è una raccolta di 65 racconti legati dal ritmo. Con parole che sembrano mosse dal vento dei ricordi, le storie che partono dalla realtà per arrivare sul bagnasciuga come legni modellati dalle maree.

Ogni frammento è una partitura la cui metrica perfetta ricorda orchestrine e ottavini sommersi. La prosa, sospesa tra poesia e malinconia, lascia spazio ad altri finali possibili. Ad altre storie, come in un gioco di scatole cinesi.

In testa a ogni racconto, il lettore troverà un riquadro vuoto. L’autore invita a riempirlo con un pensiero o un disegno da condividere con lui e gli altri lettori con l’hashtag #endecascivoli.

Patrizio Zurru, che lavora nei libri da 30 anni come editor, consulente editoriale e ufficio stampa, regala un gioiellino di attualità, ironia, intrattenimento. Piccoli cammei cesellati nella spuma, talvolta tinti nel surreale dell’inconscio.

QUI l’articolo originale:

Endecascivoli – Salvatore Massimo Fazio intervista Patrizio Zurru su La Sicilia

Endecascivoli – Salvatore Massimo Fazio intervista Patrizio Zurru su La Sicilia

Storie alla ricerca della memoria

Patrizio Zurru in libreria con una raccolta di 65 scritti, dal titolo “Endecascivoli”, sospesi tra ricordi di famiglia e fatti quotidiani, talvolta surreali. «In endecasillabi, più o meno»

Ventinove anni esatti dalla precedente opera, per assaporare la maturità dello scrittore Patrizio Zurru. Nel 1992, con “13 racconti”, pubblicato dalla 3B+Z, il natio di Iglesias si districava con emozioni in parola scritta, che ebbero un ottimo riscontro. Prima d’approdare al “libro”, organizzava concerti jazz fino a che: «Sono passati oltre 30 anni (da quell’approdo, n.d.c.) e non ho ancora trovato come uscirne». Ci preme ricordare e lo facciamo senza alcuna piaggeria, che non stiamo parlando soltanto con lo scrittore, bensì con un talent scout tra i maggiori che l’Italia può annoverare: «Ho lavorato come libraio (riconoscimento miglior libraio d’Italia nel 2012, n.d.c.), editore, scrittore, ufficio stampa, curatore di collana, consulente editoriale e agente letterario».

Stakanovismo?

«È la passione, che chiami stakanovismo, per le cose che si fanno, l’idea di raggiungere un obiettivo o di crearne di nuovi. Poi il valore lo stabiliscono gli altri». La poliedricità non è dunque casuale, così come casuali non sono i 65 racconti dell’antologia “Endecascivoli”, edito da Miraggi Edizioni, in libreria da ieri, 23 marzo, tant’è che Patrizio Zurru, che ad oggi cura anche la collana “SideKar” di Arkadia Editore di Cagliari, insieme alle gemelle palermitane Ivana e Mariela Peritore «una collana di isole gemelle» come ama ricordare, pubblica per le edizioni torinesi perché «doveroso ricordare che siamo amici dall’anno della loro fondazione. Ho seguito tutto il loro percorso, così, quando mi hanno chiesto di pubblicare le mie storie con loro mi è sembrata la cosa più naturale, oltre che più bella». Sincero nelle emozioni come i contenuti della nuova opera, gli chiediamo se c’è un filo conduttore tra il dato reale e quello della potenziale fiction: «Sicuramente la liaison è la ricerca della memoria, soprattutto passata, ma anche presente e futura. Si va dalla parte che più mi appartiene, le storie di miniera di mio padre, a quelle che coinvolgono una famiglia numerosa per cuginanza, sparsa per l’Europa, a semplici fatti quotidiani; non mancano i racconti surreali, a intervallare il vero con un po’ di verosimile. Il tutto in endecasillabi, più o meno».

Cosa l’ha ispirata?

«Niente! Scrivo mentre cucino, impiego il tempo di cottura, quando il piatto è pronto il racconto si chiude. Quanto alla pubblicazione, già ti ho detto come avvenuta».

I racconti sono narrati in prima persona: parla di se stesso o presta la sua penna ad altri personaggi?

«In quasi tutti, cerco di riportare storie che ho sentito dai miei, arricchendoli con dettagli inventati».

Cosa pensa dei premi letterari, noti e meno noti? Ambisce a parteciparvi? E se si: per vincere, concorrere o per diffondere il suo libro?

«I premi servono, ancora, a dare un brivido a chi partecipa, come scrittore o lavorante nell’editoria. Per me non so, non credo di averne diritto».

L’endecascivolo cos’è?

«Un piccolo racconto che dopo aver salito gli scalini si butta in discesa liberamente».

Non è un caso allora che proprio col suo libro Miraggi battezza la nuova veste grafica nella collana Garamond: sorpreso, emozionato o cos’altro?

«Sorpreso all’inizio, emozionato sicuramente e incuriosito, felice di partecipare e, a mio modo, collaborare a questo nuovo progetto».

Per chi e perché lo ha scritto, Zurru lo ha detto minimamente in parte e sorridendo di gusto, così si è congedato dalla simpaticissima chiacchierata: «Lo dico nell’ultimo racconto, il 65°. Non vi resta che comprare il libro».

Articolo originale:

Endecascivoli – segnalazione di Salvatore Massimo Fazio su SicilyMag

Endecascivoli – segnalazione di Salvatore Massimo Fazio su SicilyMag

Libro copertina della settimana è quello di Patrizio Zurru, Endecascivoli, Miraggi.

Endecascivoli è una serie di racconti legati dal ritmo, con le parole smosse dal vento dei ricordi e di storie che partono dalle realtà per arrivare sul bagnasciuga come legni trasportati e trasformati dalle maree. Sono piccoli camei che in parte raccontano ricordi, in parte hanno il fascino surreale dell’inconscio. Ogni frammento è una partitura la cui metrica perfetta ricorda orchestrina e ottavini sommersi. La prosa è poetica, malinconica e lascia sempre spazio a finali possibili, ad altre storie come in un gioco di scatole cinesi.
La particolarità. Con Endecascivoli di Patrizio Zurru, Miraggi edizioni inaugura la nuova veste grafica della collana “Golem Narrativa”
L’autore
Patrizio Zurru, classe ’65, come i racconti contenuti nel suo libro d’esordio, ha dedicato la sua vita per il libro. Nel 2012 fu votato come miglior libraio d’Italia, ha attraversato tutta la filiera, iniziando come editore nella 3B+Z edizioni, dove nel 1993 pubblica 13 racconti, poi come libraio per 26 anni, ufficio eventi e consulente per case editrici, agente letterario, attualmente svolge il ruolo di Ufficio Stampa, Comunicazione ed eventi in Arkadia Editore, dove cura la collana SideKar insieme a Mariela e Ivana Peritore.

QUI l’articolo originale: