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dura mater

Collana: Scafiblù
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Un diario minimo, essenziale,
tra gli inganni di una mente in coma farmacologico
e il ritorno alla concretezza del reale.

Con acquisto min. di 26 euro SPEDIZIONE GRATUITA

Data di pubblicazione 2022
Formato 13,5x19
Numero di pagine 144
ISBN Cartaceo: 9788833862057 | eBook: 9788833862064

Leggi qualche pagina da dura mater


Mariella è nel letto numero 5 della terapia intensiva. Una cicatrice demarca il confine tra un limbo di visioni e la realtà che le sfugge. È in coma farmacologico: crede di aver tentato il suicidio per amore, ma l’hanno operata al cervello per una malattia rara che non sapeva di avere.
Mariella dubita di sé, non riesce a ricostruire gli eventi; ma sarà quella della scienza, alla fine, la sola verità della consapevolezza ritrovata.
Una cicatrice separa anche i due luoghi di Mariella: Roma, un fondale di carta, e l’Abruzzo, la sua terra antropologica, dove sopravvive la memoria della zia Elda e dove talvolta la natura, offesa, porta morte e desolazione.
Una cicatrice segna infine le due lingue di dura mater: l’affilato gergo medico e improvvisi tratti lirici con radici antiche. Alla fine, la strada da percorrere è una sola: quella del capetiempe dei contadini abruzzesi, il ripartire sempre da capo insieme al volgere delle stagioni, superando il dolore delle sciagure, sia quelle individuali che collettive delle frane e dei terremoti.

Ada Sirente

Ada Sirente (Roma, 1978) è abruzzese e vive vicino a Roma, in campagna. Ha scritto Collevero, piccolo libro in prosa poetica (Di Felice Edizioni, 2013) e le sillogi L’ampiezza dello spettro (collana Croma K, Oèdipus, 2016), Le strade, gl’inferi, la madre, il cane (Italic, 2018), Dopo l’ultimo incendio (collana I poeti di Smerilliana, The writer, 2020). Suoi testi sono apparsi in antologia e su alcune riviste, tra cui «Smerilliana», «Atti Impuri», «Alfabeta2». Il racconto La stella di Barnard è stato tradotto da Philippe Di Meo e pubblicato in Francia sulla rivista «Espace(s)» numero 10, progetto letterario nato in seno allo Cnes (Centre Nationale d’Études Spatiales). Dal testo Sei Aprile, inserito nel Calendario Utopico 2015 (Sartoria Utopia, Milano), è stato tratto il brano musicale omonimo del cantautore Umberto Maria Giardini (Protestantesima, 2015).