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Uno di noi – citato da Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano

Uno di noi – citato da Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano

Ndrangheta, violenza ma anche amore: sguardi indipendenti su un Paese malato

Uno di noi di Daniele Zito (Miraggi Edizioni). Una baraccopoli prende fuoco; è un incendio doloso: quattro onesti padri di famiglia dell’Italia “normale” sono i colpevoli, gli ormoni a mille e qualcosa su cui sfogarsi dopo la classica partita di calcetto tra amici. Una bambina disabile rimane ustionata, in coma, in ospedale.

Questo, in sintesi, il soggetto, che Zito sviluppa magistralmente attraverso il linguaggio della tragedia greca. Ci sono uomini impauriti, uomini che vogliono farla franca, ci sono uomini disperati, il coro, il commissario, il medico, una bambina, il ministro italianissimo. I punti di vista di chiunque sia stato coinvolto nella tragedia vengono recitati su carta, e creano un durissimo, lacerante e frustrante fotogramma di devastante attualità.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/25/ndrangheta-violenza-ma-anche-amore-sguardi-indipendenti-su-un-paese-malato/5680076/

IN UN CIELO DI STELLE ROTTE di Lorenzo Mazzoni – recensione di Francesca Barile su SoloLibri.net

IN UN CIELO DI STELLE ROTTE di Lorenzo Mazzoni – recensione di Francesca Barile su SoloLibri.net

IN UN CIELO DI STELLE ROTTE

Il mondiale di calcio polarizza l’interesse di molti anche non direttamente coinvolti dall’avvenimento sportivo e a sua volta risente di eventi più grandi e catalizzanti. Altre volte l’evento sportivo e gli accadimenti estranei ad esso camminano come rette parallele che mai si intersecano.
Nel libro In un cielo di stelle rotte (Miraggi Edizioni, 2019) di Lorenzo Mazzoni il mondiale è coprotagonista o spettatore o semplicemente convitato di pietra nel grande spettacolo dell’esistenza.

Si parte dal primo mondiale nel 1930 via via fino all’ultimo che ha visto la presenza della squadra italiana e cioè l’edizione del 2014. L’autore sceglie in parallelo partite a volte importanti e nell’immaginario collettivo altri incontri meno noti a chi non è troppo calciofilo per costruire dei racconti paralleli o influenzati o influenzabili dall’evento sportivo.
Il lettore si tuffa in situazioni decisamente originali. Nella fascistissima Italia del 1934 Mazzoni descrive con dovizia i riti voodoo che avrebbero favorito la prima conquista della coppa Rimet da parte degli azzurri. Nel 1982 mentre la Nazionale Italiana si muove prima imbrigliata poi sempre più libera verso la conquista del terzo titolo, si parla di una squallida vicenda di bassa criminalità con implicazioni più politiche, ma altre situazioni decisamente extra sportive sono al centro del libro.

In In un cielo di stelle rotte troviamo una scrittura originale, che non celebra lo sport più bello del mondo, né lo demolisce, ma semplicemente lo inserisce nelle umane vicissitudini.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE:

https://www.sololibri.net/In-un-cielo-di-stelle-rotte-Mazzoni.html?fbclid=IwAR041rYQ4CZdBDl1P1vUe7lDKU7jqbi0V6f3xU2fMttluOFZZSMoFgj_JiA

LORENZO MAZZONI ospite a Polesella per il Microfestival

LORENZO MAZZONI ospite a Polesella per il Microfestival

IL MICROFESTIVAL DIVENTA D’AUTORE. TRA LIBRI, MUSICA E FOTOGRAFIA

Il nostro Lorenzo Mazzoni sarà ospite il 27 settembre a Polesella nell’ambito del Microfestival.

Storie da raccontare, vivere e ascoltare. Il festival mette insieme autori che narrano luoghi, vite, angoli metropolitani, ma anche musica, fotografia e la possibilità di visitare a piedi e in bicicletta ciò che si affaccia sul fiume.

Ecco l’articolo originale uscito su “La Nuova Ferrara”:

IN UN CIELO DI STELLE ROTTE – recensione di Loredana Cilento su Mille splendidi libri e non solo

IN UN CIELO DI STELLE ROTTE – recensione di Loredana Cilento su Mille splendidi libri e non solo

Il gol vincente di Lorenzo Mazzoni In un cielo di stelle rotte – Recensione di Loredana Cilento

 

“la verosimiglianza sta nei dettagli, che l’apparente verità è contenuta nei particolari, che tutte le storie possono essere migliorate o peggiorate a seconda di chi le racconta. Le performance teatrali, le confessioni davanti a un falò, i romanzi funzionano per il modo in cui vengono raccontati, non per quello che raccontano.”

 

Seduto alla sua scrivania, ricolma di fogli, appunti, fotografie, uno scrittore senza nome, con migliaia di libri attorno, il posacenere traboccante di mozziconi, mentre le vibranti note di vecchio giradischi, risuonano nell’afosa Ferrara/Bangkok, dà inizio a una storia sotto un cielo di stelle rotte.

 

Jimi Hendrix intona l’infinita Voodoo Chile

 

Quando un autore supera se stesso lo fa con un esercizio di stile impeccabile, Lorenzo Mazzoni con In un cielo di Stelle rotte (Miraggi Edizioni, 2019) riesce laddove molti tentano di varcare i confini dei  racconti, mettendo a segno un’opera davvero interessante.

Venti storie in cinque parti, dal 1930 al 2014, la storia attraverso i mondiali di calcio, un intreccio di eventi che si muovono in parallelo con le più attese sfide calcistiche in un turbinio di speranze e clamore.

 

E così prendono vita strani riti voodoo nel periodo dell’Italia fascista, per rinvigorire i giocatori e vincere una partita, ma a scapito di malcapitati; o mentre l’ Uruguay festeggia la vittoria, le Tigri di Mompracen vendicano una innocente ragazza barbaramente uccisa; o il ritorno dalle Falkland, dopo una guerra crudele che ha spezzato giovani vite.

L’innesto degli eventi è abilmente costruito da Lorenzo, i personaggi, le atmosfere, i dialoghi s’incastrano perfettamente nel susseguirsi di rapide e fulminee azioni…

 

“La palla calciata da Rahan cancella i demoni in maglia rossa e si infila in rete, alla destra di Gyula Grosics, suggellando il 3 a 2 per i dopatissimi teutonici contro i proletari e anticlericali magiari, Jacob Bloch si appoggia la canna sotto la gola e, dopo un sospiro, preme il grilletto” [1954 – Finale – Ungheria-Germania Ovest 2-3]

 

In un cielo di stelle rotte è anche un omaggio agli scritti, alla musica, a luoghi lontani nel tempo e nello spazio, echi di una cultura imprescindibile; un faro nel tempestoso e complesso mare della letteratura che sfocia spesso in opere modeste.

Lo scrittore senza nome si pone domande assai complesse, domande che spesso mi sono posta anch’io: “A volte mi chiedo come sia possibile che bipedi che non leggono possano bramare di scrivere e, cosa più raccapricciante, piacere a qualcuno…”

 

Leggere, sempre leggere, fortissimamente leggere, è il primo passo per iniziare a scrivere, e così che si scrivono le storie, è così che Lorenzo Mazzoni, attraverso un percorso narrativo affiancato dai grandi della letteratura mondiale, ha scritto un’opera di ampio respiro, vibrante e potente.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE:

Il gol vincente di Lorenzo Mazzoni In un cielo di stelle rotte – Recensione

Sei letture di marzo: da Roma al Vietnam, passando per i ricordi del Novecento – di Lorenzo Mazzoni

Sei letture di marzo: da Roma al Vietnam, passando per i ricordi del Novecento – di Lorenzo Mazzoni

 

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1. Roma, di Nicola Manuppelli (Miraggi Edizioni), è un esaustivo e riuscitissimo spaccato della Roma degli anni Settanta, in cui si rivive l’atmosfera di una città che ormai è devastata dal presente. Personaggi reali e di finzione si incontrano, si confrontano, a volte si sfiorano soltanto sul set del film Roma, di Federico Fellini, per le strade di un Pigneto allora sconosciuto alla massa, sulle spiagge del litorale ostiense, davanti alla mitologica e turistica Bocca della Verità. A tenere insieme la corale variegata che si muove nel romanzo è Tommaso, un giornalista malinconico che si ritrova a occuparsi di gossip e che entra, suo malgrado, nelle storie degli altri per capire, in parte, il significato della propria esistenza.

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Dominique de Roux e Riccardo De Gennaro, miraggi agli antipodi della narrativa – di Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano

Dominique de Roux e Riccardo De Gennaro, miraggi agli antipodi della narrativa – di Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano

“Il mestiere del giudice è abominevole, perché condannare significa arrivare troppo tardi”. Immediatamente, di Dominique de Roux(traduzione di Francesco Forlani; Miraggi edizioni), è uno scomodo, riuscito e originale volume di frammenti che racchiudono la poetica e la visione del mondo di una delle figure più singolari del Novecento francese, e non solo.

Figlio nobile di una famiglia monarchica, errante tra Germania, Spagna e Inghilterra sul finire degli anni Cinquanta, polemico, traduttore, visionario, internazionalista gollista, vagabondo nei primi anni Settanta in Svizzera e Portogallo, si rifugia a Lisbona e si dedica al giornalismo, diventando corrispondente nelle colonie lusitane e intimo amico del discutibile Jonas Savimbi. Nell’aprile del 1974, al tempo della Rivoluzione dei Garofani, è l’unico giornalista francese presente a Lisbona.

Immediatamente, racconta questo lungo errare. Tracce di New York, Haiti, Amburgo, Ginevra, Parigi, Lisbona, di almeno quattro continenti e un numero cospicuo di nazioni. Sono presenti le interpretazioni filosofiche e politiche dell’autore sui fatti epocali che vanno dal Dopoguerra agli anni Settanta. Riflessioni sagaci, a volte destabilizzanti: “Il crollo delle ideologie a beneficio degli estremismi nazionali. Il razzismo nazista non è stato nient’altro che un’estetica dell’assassinio. Rinascimento estetico = assenza totale di carità (…) Appena terminata la biografia del maréchal de Richelieu, un cazzone con dietro un maréchal (…) Chi si prende la briga di parlare del Mein Kampf? Un giorno rimarrà di Hitler soltanto questo libro che non opera nella storia ma nell’inattuale. È un’antologia totale del totalitarismo”.

La bellezza – e anche la forza – di Immediatamente è data dal senso di incompiutezza che pervade tutto il volume. Frammenti che devono essere interpretati, parole che richiamano a un’infinità di parole non scritte, attacchi al moralismo in cerca di una libertà nuova, profondamente soggettiva, che Dominique de Roux nei suoi libri e nei suoi articoli ha ricercato per tutta la vita.

Riccardo De Gennaro e Dominique de Roux, miraggi agli antipodi della narrativa – di Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano

Riccardo De Gennaro e Dominique de Roux, miraggi agli antipodi della narrativa – di Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano

“Io sono un professore affermato, amato dai suoi studenti, tu un’attricetta senza futuro che, come si racconta, non esita ad andare a letto con chiunque le prometta una piccola parte in un film. Ma una volta che la rabbia mi aveva completamente stremato una seconda voce subentrava alla precedente: amore mio, non vivo senza di te, non respiro, torna, ti prego sei il mio ossigeno. Vivevo come in un ghetto mentale, emarginato in una regione fredda, non potevo ribellarmi, non potevo liberarmi. La sua scomparsa aveva creato il vuoto intorno a me, come quando si pompa via l’aria di un contenitore. Niente è onnipotente come la sofferenza”.Un economista, un’attrice di serie B, un oscuro pedinatole sono i personaggi che si muovono nel “singolarmente” lineare, intenso e a tratti malinconico, La realtà pura, romanzo di Riccardo De Gennaro (Miraggi edizioni), allegoria dell’intoppo continuativo che impedisce alle persone di essere ciò che vogliono, di avere ciò che desiderano.

Il protagonista della storia è un uomo ossessionato che si muove come un tardivo fugueur nei pressi del manicomio dove è ricoverata la sua amata, pedinato e sorvegliato, molto probabilmente, dall’Organizzazione criminale che non gli consente di gestire la propria esistenza in modo totalmente indipendente. La storia si dipana, tesa e angosciante, fino a un riuscito disvelamento narrativo, disseminato sapientemente nel romanzo.

Per certi versi La realtà pura, anche se lo stile – e la vicenda – sia assolutamente differente, mi ha ricordato un libro di un bravissimo autore coreano, Memorie di un assassino, di Kim Young-ha(traduzione di Andrea De Benedittis; Metropoli d’Asia), forse per l’analogo clima che si respira in queste due opere scorrendo tra le righe: un assillo sempre più abbagliante, il tormento della mente umana, pronta a incolpare costantemente qualcun altro per le nostre sconfitte, fino allo svelamento di qualcosa di nuovo, inaspettato: “È un animale, non fa altro che eseguire gli ordini che gli vengono impartiti. Un mulo dove lo attacchi sta. Pedinare qualcuno, d’altronde, non è un lavoro animale? Richiede forze intelligenza? Assolutamente no, l’intelligenza potrebbe essere dannosa e pensare gli è vietato. Nel migliore dei casi gli si richiede soltanto un po’ di pazienza. Gli occhi che non sono ancora riuscito a vedere saranno senz’altro bovini. Anche il suo continuo tenere la bocca semiaperta è un segno della sua stupidità. No, è inutile: non gli dirò nulla, continuerò a mantenere la guardia alta. Non si sa mai, uno stupido può provocare disastri anche quando è inattivo. D’altronde, più passano i giorni, meno sono le probabilità che mi voglia uccidere.”

“Il suono di Torino”: la recensione di Lorenzo Mazzoni per Il Fatto Quotidiano

“Il suono di Torino”: la recensione di Lorenzo Mazzoni per Il Fatto Quotidiano

Il suono di Torino. Racconti urbani con colonna sonora punk (Miraggi Edizioni), di Domenico Mungo, è una bellissima e originale raccolta che narra il capoluogo piemontese attraverso un’operazione totale. Lo stile a puzzle di John Dos Passos e quello ermetico senza fiato di Nanni Balestrini si incontrano davanti a Mirafiori e si mischiano, con il gergo volgo-forbito di Vittorio Giacopini. Stragi fasciste, scioperi di guerra, orgoglio operaio, esecuzioni capitali nell’Italia della Repubblica dal gusto umano, meridionali che giungono in massa sui barconi-treno dal Sud dimenticato dagli antenati degli attuali sovrani padani, .38 e rivendicazioni urbane, ideologie morte, locali morti, centri commerciali, NoTav sulla gogna e nessuno, tranne l’autore, a ricordarci di un grande uomo e di un grande sognatore come Emilio Salgari. Torino, da queste 30 storie, ne esce gustosamente umana e farcita di sottotracce. Un libro a 360 gradi. Passione, rabbia e un addio che ha il sapore di un arrivederci (almeno sul piano letterario).

 

Leggi la recensione di Lorenzo Mazzoni anche qui
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/18/da-roma-a-barcellona-un-viaggio-a-tappe-fra-le-metropoli-della-letteratura/4479332/

 

Letteratura russa, il miraggio di Venedikt Erofeev. E poi Roberto Saporito, Claudio Marinaccio e Nicola Manuppelli. La recensione di Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano

 

Rappresentante del caos e del postmodernismo d’Oltrecortina, Venedikt Erofeev è una delle più rappresentative incarnazioni della letteratura russa del secondo Novecento. Condusse una vita dissestata, dedita all’alcolismo e all’accattonaggio, segnata da un continuo vagabondaggio di città in città. Scrisse la sua opera più importante, Mosca-Petuškì, nel 1970 (pubblicata inizialmente solo in Israele), in cui l’alter ego di Erofeev vaga per la città come un ubriacone, scoprendo infine la propria dimensione esistenziale.

Da poco è uscita, per la prima volta in Italia, Memorie di uno psicopatico (traduzione di Lidia Perri) per i tipi di Miraggi edizioni, nella collana Tamizdat (mai termine è stato più appropriato, in quanto nel blocco sovietico si indicavano con questo termine le opere, per lo più straniere, fatte circolare clandestinamente, destino che tutti i lavori di Erofeev hanno subito fino alla caduta del Muro).

Memorie di uno psicopatico è una raccolta di diari giovanili che mette in luce i temi dellautodistruzione e dei mali della società contemporanea. Mischiando esperienze autobiografiche con riflessioni filosofiche e grottesche, talvolta assurde e comiche, l’autore riesce a dare un ritratto onesto e impietoso della Russia destalinizzata. Tutto passa attraverso l’alcol. Bere e scrivere sono collegati: una via di fuga dalla pochezza quotidiana ed estasi della libertà emotiva, il lirismo e il cinismo. Una testimonianza indimenticabile di un grande scrittore che già da giovane non faceva sconti a nessuno, a partire da se stesso.

Sempre per Miraggi edizioni sono usciti altri testi interessanti, molto diversi tra loro. Si tratta del nuovo, brevissimo romanzo di Roberto Saporito, Respira, viaggio letterario sulla morte, legato idealmente al crollo delle Torri gemelle, da cui prende spunto il plot, e che investiga, supportato da una miriade di consigli letterari e di citazioni, sull’evasione e sulla libertà spirituale e intellettuale. Non disturbare, di Claudio Marinaccio, dialoghi e riflessioni (più taglienti le seconde) di vita quotidiana. Intoppi di comunicazione che assillano tutti: telefonate con offerte commerciali, i testimoni di Geova, incontri in metropolitana, spalle su cui piangere dopo una delusione d’amore. Quello che dice una cameriera, di Nicola Manuppelli, raccolta poetica incisiva e ritmata che deve molto a scrittori americani contemporanei, di cui l’autore è un importante traduttore e biografo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/03/letteratura-russa-il-miraggio-di-venedikt-erofeev/3891776/