di Giulia Adriano
“Dove si può nascondere il profondo meglio che in superficie?”
Il commento critico a questa raccolta di racconti introduce perfettamente ciò che rimane dalla lettura. L’autrice fa un lavoro eccezionale: quello di trasformare l’ordinario in parole e poesia. Non nascondo di essere stata inizialmente in soggezione; ho dovuto leggere tutti i testi due volte prima di scrivere la recensione, poiché alla prima lettura sono stata troppo concentrata a tentare di capire ciò che la scrittrice voleva dire con la sua prosa estremamente evocativa, dimenticandomi che la scrittura poetica lavora proprio sul non detto, su ciò che è il lettore ad interpretare. Fatto questo salto di prospettiva, hanno cominciato ad emergere immagini specifiche eppure così universali. In questi brevi racconti, gli oggetti di vita quotidiana prendono vita, narrano esistenze, si insinuano sotto il “velo” della realtà e ogni tanto lo squarciano, come la banale spugnetta per i piatti che, evidentemente, in tutte le case del mondo segue la traiettoria di vita “spugnetta piatti -> spugnetta bagno -> morte”, ma non qui. Qui diventa un “non oggetto”; una piccola modifica da parte del proprietario la espropria della sua condizione di oggetto-spugnetta e le dona una non vita, che non ha futuro, ma che almeno l’ha fatta emancipare da ciò che tutti davano per scontato che sarebbe diventata.
L’autrice riesce a creare vividissime immagini che ognuno di noi ha vissuto decine di volte, ma che sono rimaste in angoli remoti del nostro subconscio ed emergono solo se qualcuno ce le fa notare.
Alcune scene e sensazioni non possono che essere incise nella mia memoria, come riferirsi ad un ultimo atto fisico con una persona con le parole: “L’ultima volta sapevo che sarebbe stata l’ultima. Sapevo che da quel giorno avrei patito la fame e ho divorato tutto senza cura”. O come parlare di un’automobilina nera come metafora della vita, con le parole: “Va avanti solo se la tiri indietro più volte. Più va indietro, più va avanti veloce. Siamo andati subito d’accordo, anch’io penso che occorra prepararsi bene, che se non ti prepari bene poi non sei pronto”.
Il testo è accompagnato anche da un QR CODE, presente in una delle prime pagine, che, se scannerizzato, riporta alle tracce dei racconti letti dall’autrice, in un progetto che si fa parola scritta e voce, che muta, proprio come i golem che danno il nome alla collana della casa editrice, la Miraggi Edizioni.
Questo e molto altro è racchiuso in questa meravigliosa raccolta di racconti, che sa stupire e meravigliare e in cui ognuno può trovare ciò che vuole o ciò che cerca.


