
Leggi qualche pagina da Sanatorium…
Alla trentatreenne Kamila, detta Kama, viene asportato un raro tumore delle cartilagini e per le successive cure deve trasferirsi in un sanatorio, al quale l’autrice dà la tipica atmosfera delle cupe strutture termali di epoca socialista.
Come molti sanatori è un luogo isolato, in cui vegeta un ambiente umano chiuso che ha regole proprie e una ritualità al contempo bizzarra e inquietante, comica e violenta al cui centro sta il corpo, che deve prestarsi docile a ogni tipo di manipolazione. L’adattamento di Kama a questa realtà parallela è reso più difficile dall’ostilità di chi lavora nel sanatorio, piatte figure ridotte alla loro funzione istituzionale, e degli ospiti, un campionario di pettegola malignità, sordida malizia e furbo opportunismo…
L’unico alleato di Kama pare essere Piotr, un individuo calvo con protesi al posto degli arti. Kama lo incontra di notte sul pianerottolo, e il loro legame segreto – sembra che solo nel sanatorio siano entrambi veramente malati – evolve in un sentimento paradossale e languoroso. Sebbene Piotr sia il personaggio più spettrale, che appare sempre con un aspetto diverso, a volte senza le braccia, a volte senza gambe, a volte senza entrambi, sarà lui a costituire per Kama il sostegno più solido nel suo percorso personale.







