I dieci passi dietro Nick Drake – recensione su «Frammenti Rivista»

I dieci passi dietro Nick Drake – recensione su «Frammenti Rivista»

di Margherita Coletta

Non una biografia tradizionale né un tentativo di risolvere un enigma. Luca Ragagnin sceglie di abitare il silenzio di Nick Drake, trasformando l’assenza in una voce che continua a interrogare chi ascolta.

Come si scrive una biografia? Dalle nostre più o meno variegate esperienze di lettori, un libro sulla vita di un personaggio è quasi sempre un percorso fatto di eventi ed epoche che hanno portato quel personaggio a diventare chi è diventato e ad occupare un ruolo pressoché significativo nella storia umana.

Anche I dieci passi di Nick Drake, pubblicato da Miraggi Editore, può sembrare una biografia. Parla della vita di un musicista: l’infanzia, la crescita, la morte. Ma il suo autore, Luca Ragagnin, gioca con gli stili e le possibilità offerte dalla scrittura e alla fine lui stesso diventa Nick Drake, restituendo al lettore la possibilità di trovarsi di fronte ai pensieri del musicista inglese morto a 26 anni per overdose di farmaci.

Ragagnin parla in prima persona e si impersonifica in Drake, un cantautore sempre descritto come ermetico, avvolto da un mistero insondabile o appartenente a «un altro mondo», ma che era più umano e terreno di quanto sia stato detto negli anni.

Il libro non cerca di ordinare gli eventi, di spiegare trionfalmente e definitivamente l’enigma di Drake, di trasformarlo nell’ennesima icona tragica della musica contemporanea. Ragagnin accetta il carattere incompiuto del personaggio e ne fa il motore stesso della narrazione. Più che raccontarlo, ne ipotizza i pensieri. Segue delle tracce, ma è consapevole che ognuna di queste possa condurre a nuove strade e nuove domande, spesso orfane di risposta.

L’impossibilità di spiegare Nick Drake

Di fronte a un personaggio come Nick Drake, la scelta di Ragagnin risulta comprensibile e onesta. Questo perché il rischio che accompagna qualsiasi libro o storia dedicata al cantautore degli anni Settanta (e, diciamocelo, a tutti gli artisti morti giovani o che hanno detto «poco» di loro) è quasi sempre lo stesso: ridurre una figura umanamente complessa a una formula.

Il genio incompreso, il poeta malinconico, il musicista maledetto o il giovane fragile divorato dalla depressione.

Ragagnin si serve della fantasia per evitare questa trappola e produce qualcosa di totalmente nuovo. Il suo Nick Drake si muove tra i suoi stessi silenzi e le sue assenze e, forse, proprio per questo il libro deve il suo titolo a un filmato di appena dodici secondi, in cui un presunto Drake si muove tra la folla.

Le immagini mostrano diverse persone in quello che sembra essere un festival musicale. Tra queste, una figura di spalle, alta, allungata, quasi fuori misura rispetto agli altri passanti, si allontana ed esce di scena, mentre la folla viene verso lo spettatore. Non esiste una certezza assoluta che sia davvero Nick Drake, ma molti lo credono.

Poco importa stabilire se quell’uomo sia davvero lui. In quei dodici secondi sembra condensarsi l’intera mitologia drakeiana. Mentre tutti avanzano verso il centro della scena, lui se ne va. Mentre il mondo cerca visibilità, lui sceglie la sottrazione. Mentre la cultura contemporanea costruisce personaggi, Drakesembra dissolversi dentro il paesaggio.

È difficile immaginare una metafora migliore per descrivere il rapporto che il musicista inglese ha avuto con il successo. Durante la sua vita pubblicò tre album straordinari senza riuscire a ottenere il riconoscimento che oggi appare quasi inevitabile. Non amava esibirsi dal vivo, faticava a promuovere il proprio lavoro e sembrava percepire il sistema musicale come un ambiente estraneo.

Eppure, proprio questa distanza ha contribuito a trasformarlo, a distanza di anni, in una figura quasi leggendaria.

Una biografia che diventa voce interiore

Ragagnin attraversa la sua leggenda, ma non ne diviene prigioniero. Ciò che rende interessante il suo libro è anche la struttura con cui l’autore ha deciso di presentare la storia del personaggio Drake.

Visivamente, il volume si articola in paragrafi scritti in stampatello minuscolo e altri in maiuscolo. I primi vedono Nick Drake parlare in prima persona degli eventi della sua vita: una sorta di ordine cronologico che culla il lettore nell’illusione di trovarsi di fronte a una classica biografia del cantautore.

Finché i secondi non destrutturano l’impalcatura della narrazione consequenziale e irrompono come solo i pensieri sanno fare. Ragagnin utilizza il maiuscolo per dare forma a quel che si muoveva dentro Drake, come una voce potente che è lì, presente, e non molla.

Come la proverbiale rana nel brodo, Ragagnin cuoce pian piano il suo lettore: pagina dopo pagina entra nel gioco e sente davvero di leggere le riflessioni, le idee e le angosce del musicista, e sente davvero che a raccontarle sia lui.

Come nel testo di Which Will, scritta da Nick Drake nel 1972 e confluita nel suo ultimo album Pink Moon, il libro di Ragagnin apre spazi di riflessione, ricordandoci che esistono artisti la cui grandezza non nasce dalla quantità di risposte che offrono, ma dalla qualità delle domande che continuano a lasciare aperte dietro di sé.

QUI l’articolo originale: https://www.frammentirivista.it/dieci-passi-nick-drake-ragagnin/

Immaginare Nick Drake e la sua vita vissuta di spalle – Recensione su «il Venerdì» di «Repubblica»

Immaginare Nick Drake e la sua vita vissuta di spalle – Recensione su «il Venerdì» di «Repubblica»

di Andrea Silenzi

Su Nick Drake si è scritto molto, ma l’impresa impossibile è da sempre catturarne la vera essenza, che resta un enigma. Morto suicida a 26 anni (anche in questo è stato unico: si è sottratto a quell’assurda teoria del club dei 27, le rockstar morte tutte alla stessa eta), ha inciso tre album delicati e un po’ oscuri, ispirati al folk e diventati cruciali solo anni dopo la sua morte. Difficilmente esplorabile, è un personaggio che sembra aver vissuto quasi a dispetto di coloro che si sono poi incaricati di ricostruirne un profilo credibile. Luca Ragagnin, scrittore, poeta e paroliere di grandi musicisti (dai Subsonica a Mina e Antonello Venditti) con il libro I dieci passi di Nick Drake ha scelto una strada originale e rischiosa, ma forse l’unica possibile per raccontare una dieci passi di Nick Drake biografia a volte insormontabile. La vita di Drake è vista con gli occhi dello stesso artista, quasi fosse un racconto post mortem, una luce gettata sul mondo dal suo stesso spirito che può rivelare quei segreti cui nessuno è in grado di accedere. Quelle del libro sono rivelazioni oniriche, cronache di infanzia, immagini di una adolescenza paradossalmente quieta, di una normalità familiare che verrebbe quasi da invidiare se non ci fosse un demone sempre vigile, appena dietro la porta, in attesa di riscuotere il suo sospeso. I dieci passi del titolo fanno riferimento all’unico filmato, un soffio di dodici secondi appena, che la Storia ci ha consegnato di Nick Drake.

In quelle immagini tratte da un festival ignoto dei primi anni Settanta si vede il cantautore allontanarsi di spalle: dieci secondi appena prima di uscire dallo schermo. Una metafora perfetta per una vita trascorsa nell’ombra, sempre di spalle a tutto: al successo, alle folle, al divismo. Ha lasciato le sue canzoni e un pugno di immagini. Sogni o incubi, o forse altro ancora. Solo le immagini di un poeta possono provare a raccontarlo.

Recensione a «I dieci passi di Nick Drake» su «La voce e il Tempo»

Recensione a «I dieci passi di Nick Drake» su «La voce e il Tempo»

di Pietro Cascavo

Dalle nebbie della memoria e dai byte sgranati di un video, custodito da Youtube («Nick Drake 70’s festival »), emerge questa brevissima sequenza, 12 secondi, in un cui un uomo allampanato, giacca scura elegante, lo vediamo sempre di spalle, ad ampie

falcate sembra entrare nei tipici spazi di un ritrovo giovanile di un tempo, all’aperto, dove si fa musica, peace and love. Capello lungo che gli lambisce le spalle. Sono le uniche immagini che si posseggano di Nick Drake, un mito contemporaneo della musica. Nick e

suoi dieci passi (contati) per uscire dall’inquadratura. Nicholas Rodney Drake, detto Nick, uno dei musicisti più colti e misteriosi

del Novecento, nato in Birmania nel 1969, figlio di Rodney, lì trasferitosi per lavorare alla Bombay Burmah Trading Corporation. Poi Nick tornerà in Inghilterra, dove si formò all’Università di Cambridge. Ma soprattutto Nick, lo sappiamo dai suoi tre unici dischi di folk-rock pubblicati in vita («Five Leaves Left», «Bryter Later», «Pink Moon»), soffriva di depressione e, nel 1974, morì a casa sua per overdose di antidepressivi. In vita guadagnò pochissimo con la sua musica ma, dalla metà degli anni 80, grazie ad autori come Robert Smith, David Sylvian e Peter Buck, la fama di Nick Drake si consolidò, trasformandolo nell’artista che, anche inconsciamente,

(quasi) tutti conoscono. In «Cinque secondi», l’ultimo film di Paolo Virzì, ad esempio, la sequenza finale è accompagnata dalle morbide note di «Place to Be». Questa lunga premessa per dire che è da poco in libreria «I dieci passi di Nick Drake» (Miraggi ed., pp. 256, 22 euro) dello scrittore torinese Luca Ragagnin, un ipnotico dialogo immaginario, racconto-biografia per ricordare l’arte e la poesia di un autore che così a fondo è entrato nelle nostre fibre spirituali. Nick, nel libro di Ragagnin, racconta la propria vita con una voce-flusso di coscienza che giunge dall’indistinta terra della postmorte. Da laggiù ripercorre la sua infanzia, la passione per la musica, l’inadeguatezza nei confronti di tutto ciò che sta al di fuori di una canzone, a partire dai sentimenti e dai legami terreni, la difficoltà di integrarsi e accettare le regole commerciali dell’arte. La «voce altra », che non appartiene a nessuno o forse a tutti i

consumatori di opere e che irrompe per dire la sua sulla figura dell’artista assoluto, violento e fragile. Una voce che procede per evocazioni oniriche che prende spunto, appunto, dall’unico, brevissimo filmato che abbiamo di Drake. Luca Ragnanin ha iniziato un tour di presentazioni, nelle librerie, con ospiti illustri. Dopo la data dell’11 febbraio all’Nh Collection di piazza Carlina, il 15 febbraio alle 18 il giro prosegue alla libreria Luna’s Torta di Torino (via Belfiore 50), per poi proseguire a Padova, Gorizia, Udine, Rovereto

e tornare a Torino, il 27 febbraio alle 18.30, a L’Ibrida Bottega. Belle pagine evocative, quelle del libro di Ragagnin, perché, anche così, non ci si stanca mai di ascoltare la voce di Nick che, con la sua chitarra, ci parla, ancora e ancora. E anche se « […] al ragazzo altissimo restano ancora cinque passi (perché, ndr) l’intera sua storia di uomo adulto in movimento si concluderà tra cinque passi […]», i dischi di Drake, con la sua Luna Rosa «Pink Moon», continuano a mostrarci una via possibile per la nostra (agitata) esistenza contemporanea.

Intervista a Luca Ragagnin su «La Stampa» per l’uscita di «I dieci passi di Nick Drake»

Intervista a Luca Ragagnin su «La Stampa» per l’uscita di «I dieci passi di Nick Drake»

di Paolo Ferrari

Drake è la mia ossessione da 30 anni – Gli ho rivelato il suo successo postumo.
Il suo unico linguaggio era la musica le persone donne o uomini non lo interessavano.

Una passione coltivata a lungo e un nuovo libro. Esce mercoledì 28 gennaio per Miraggi Edizioni “I dieci passi di Nick Drake”, lavoro che si legge tutto d’un fiato in cui lo scrittore torinese Luca Ragagnin ripercorre la vicenda del cantautore britannico, trascurato all’epoca e
poi diventato oggetto di culto dopo il suicidio con barbiturici avvenuto nel 1974 a soli 26 anni.
Ragagnin, com’è nata l’idea e come si è documentato?
«Drake era per me un’ossessione da almeno trent’anni, in precedenza avevo scritto su di lui un racconto breve per un’antologia. A partire da quello mi sono convinto che fosse il momento di mettere mano a un progetto più ampio. Ho letto o riletto, visto o rivisto, ascoltato o riascoltato, tutto quel esiste su di lui. Finché mi sono imbattuto in un video amatoriale, 13″ rintracciabili su YouTube come “Nick Drake Footage”. C’è lui, inequivocabilmente, che cammina in mezzo alla folla, che entra o esce da un evento, non si capisce. I suoi passi sono dieci, da cui il titolo del libro. È anche l’unico video, per il resto esistono solo foto».
Emozionato?
«Di più, è stato come per un credente potrebbe essere imbattersi nel video che ritrae un santo ai tempi in cui i video si pensava non esistessero».
Perché la scelta di far parlare un cantautore in prima persona nelle pagine?
«Farlo parlare da morto mi ha consentito di informarlo di fatti che all’epoca non poteva conoscere, segreti che alcuni produttori non gli
rilevarono e, soprattutto, il successo postumo cui è andato incontro».
Poi ci sono intermezzi, evidenziati con il carattere maiuscolo, in cui prende la parola una voce esterna…
«Un’entità non precisata, sognante, che non necessariamente sono io, che punteggia il racconto con riflessioni più generali sulla funzione dell’arte, su cosa sia un vero artista, trasportando così la vicenda nel presente».
Quando arrivò il successo postumo di Drake?
«Fortunatamente la Island tenne i suoi tre dischi in catalogo, nonostante non vendessero praticamente niente, ma per cambiare il destino ci sarebbe voluta una buona decina d’anni, quando la sua “Pink Moon” fu utilizzata dalla Volkswagen per uno spot diffuso in tutto il mondo. Il resto lo fecero artisti importanti, come i Cure, che dissero di dovere il nome a un suo brano».
Resta un mistero la sua sessualità: davvero non c’è notizia di vicende erotico sentimentali nella vita di quel ragazzo?
«Qualcuno ha parlato di omosessualità repressa, ma credo che la faccenda fosse un’altra. Il corpo non apparteneva alla sua maniera di
comunicare, per lui l’unico mezzo espressivo era la musica, le persone fisiche, donne o uomini che fossero, non gli interessavano».
Perché ha dedicato il libro a Max Casacci, di cui oltretutto è “complice di parole” per i testi dei Subsonica?
«Perché siamo cresciuti insieme coltivando le stesse passioni musicali e letterarie. La complicità si è rinnovata per il prossimo disco del gruppo, cui ho dato il mio contributo».
Qual è oggi la sua Torino?
«Sostanzialmente casa mia, sono tornato da una decina d’anni nel quartiere Crocetta, nell’appartamento in cui ero cresciuto. Dalla finestra della cucina, che è una delle mie postazioni di scrittura, vedo l’oratorio dove passavamo le giornate Max e io. Esco poco, ma di sicuro lo farò l’11 febbraio, quando presenterò per la prima volta il libro all’NH di piazza Carlina con Gigi Giancursi e Carlo Bordone».

Intervista a Luca Ragagnin sul «Corriere della Sera» per l’uscita di «i dieci passi di Nick Drake»

Intervista a Luca Ragagnin sul «Corriere della Sera» per l’uscita di «i dieci passi di Nick Drake»

di Luca Castelli

Luca Ragagnin sta per arrivare in libreria con il nuovo volume dedicato a NickDrake «Può farci riflettere sulla funzione dell’arte odierna in un mondo che va in fretta».

Figura poetica e tragica del folk inglese tra gli  anni Sessanta e Set­tanta, Nick Drake ci ha lasciato tre dischi meravigliosi, di cui i posteri si sono accorti solo molto tem­po dopo la sua morte, avvenu­ta nel 1974 a 26 anni per un’overdose di antidepressivi. Di lui esiste solo un video di pochi secondi, ripreso di spalle a un festival, in cui si al­lontana facendo dieci passi. «Non siamo nemmeno sicuri che sia Drake, anche se la fi­gura alta e magra sembra pro­prio la sua», dice Luca Raga­gnin, scrittore torinese e «complice di parole» dei Sub­sonica, che all’artista britan­nico ha dedicato un nuovo li­bro che prende spunto e titolo proprio da quel video, I dieci passi di Nick Drake, in arrivo il 28 gennaio per Miraggi. Una creatura letteraria ibrida, affa­scinante, né biografia né ro­manzo, ma entrambe le cose. Con due voci narranti: la pri­ma del cantante e la secon­da … di chi è la seconda? 

«Si potrebbe pensare che sia la mia, ma non è così. È una voce incorporea che mi serviva per le considerazioni che volevo fare sull’artista pu­ro che si sottrae alla società dello spettacolo. Ma è anche una voce che si muove in una dimensione onirica, seguen­do i dieci passi del video, os­sessionata da questo cantante che – in un’epoca in cui la musica faceva grandi numeri – decise di rimanere indie­tro: per la sua mente, la sua indole, ancor prima che per la malattia schizofrenica». 

Perché questa storia meri­ta di essere raccontata nel 2026? 

«Per l’amore enorme che provo per lui da decenni. E perché credo che la sua espe­rienza possa offrire un gancio per ragionare su alcuni aspet­ti della funzione dell’arte odierna, in un mondo ormai privo di attenzione, dove c’è una fretta enorme nella frui­zione di tutto». 

Un Nick Drake oggi che fine avrebbe fatto? 

«I problemi che trovò al­l’epoca si sarebbero moltipli­cati, con la differenza che for­se non avrebbe trovato un Joe Boyd, il produttore che lo so­stenne, produsse i suoi dischi e ottenne dalla Island la pro­messa che non sarebbero mai usciti di catalogo, nonostante le poche vendite. Probabil­mente non avremmo la sua musica: se hai un motore die­sel, oggi nessuno ti aspetta». 

La parte biografica è tutta attendibile o ha inserito ele­menti di fiction? 

«Le linee della vita sono quelle reali, compresi aned­doti curiosi come l’incontro in Africa con i Rolling Stones e il loro caravanserraglio. A essere inventati sono i dialo­ghi. Lì mi sono concesso le li­cenze maggiori, per esempio immaginando un incontro tra Nick Drake e Anthony Phillips dei primi Genesis, che aveva paura del palco e suonava se­duto. Drake aprì davvero un loro concerto e ho pensato a  un dialogo tra questi due arti­sti timidi». 

Il libro è dedicato a Max Ca­sacci, «mio fratello che sai la musica». 

«Ci siamo conosciuti poco più che bambini all’oratorio della Crocetta. A 15 anni ascol­tavo già tanta musica, ad alto volume, con le finestre aperte. Max e gli altri amici mi veni­vano a trovare. E visto che sta­vo al pianterreno, entravano direttamente dalla finestra. Poi ne abbiamo passate tante assieme, attraversando la sta­gione del prog e della new wave, condividendo sempre dischi e libri, senza mai per­derci». 

Finendo anche a collabora­re nei Subsonica. Qual è il suo ruolo? 

«Mi è piaciuta la formula che abbiamo usato per il pri­mo disco e abbiamo tenuto empre quella: complice di parole. Una via di mezzo tra il lavoro di editing e la scrittura assoluta». 

C’è qualche canzone in cui è stato più complice di altre? 

«Con i Subsonica si passa attraverso un numero tale di stesure e re-impasti che alla fine è difficile – e non ha nemmeno senso – dire chi abbia scritto cosa. Tra l’altro, avviene quasi sempre a sei mani, con Max e Samuel. Se devo indicare un brano scelgo Come se, in cui ci fu un gran lavoro di scrittura con Sa­muel. Un titolo simbolico, vi­sto che è la prima traccia del primo disco». 

Da insider, cosa ci può dire dell’imminente festa per il trentennale della band? 

«Nulla più di quello che è già stato detto. Sarà bella ric­ca, con la mostra, i concerti al­le Ogr e appuntamenti sparsi per la città in cui sarò coinvol­to anch’io». 

E del nuovo album che uscirà in primavera? 

«Che è ottimo. Sono già uscite due tracce, ma i singoli sono sempre un discorso a parte: parecchi altri brani dentro l’album sorprenderan­no i fan». 

Invece quali sono tre can­zoni di Nick Drake che tutti dovrebbero conoscere e per­ché? 

«Solo tre? Di sicuro River Man, con la sua orchestrazio­ne fantastica; Black Eyed Dog, una sorta di mantra blues do­ve si parla di un “cane nero” che per me è un riferimento alla malattia; e poi Pink Mo­on» title-track dell’omonimo album finale, incisa di notte, da solo con la chitarra». 

«I dieci passi di Nick Drake» tra i 10 libri in uscita da non perdere dal 19 al 28 Gennaio di Libreriamo.it

«I dieci passi di Nick Drake» tra i 10 libri in uscita da non perdere dal 19 al 28 Gennaio di Libreriamo.it

di Alessia Alfonsi

Con “I dieci passi di Nick Drake”, Luca Ragagnin firma un romanzo biografico atipico, poetico e radicale, che restituisce la figura di Nick Drake evitando ogni tentazione celebrativa o cronachistica. Non siamo di fronte a una semplice ricostruzione della vita del musicista inglese, ma a un racconto che sceglie una prospettiva audace: quella di una voce che parla da un altrove indefinito, da una zona di confine tra memoria, sogno e post-morte.

Nick Drake, autore di soli tre dischi ignorati in vita e diventati nel tempo capisaldi del folk-rock britannico, ripercorre la propria esistenza come un flusso di coscienza frammentato e lirico. Emergono l’infanzia, la scoperta della musica, l’inadeguatezza nei confronti delle regole del mercato discografico, la difficoltà di abitare il mondo al di fuori della canzone. Ragagnin costruisce un testo delicato e feroce insieme, in cui la figura dell’artista assoluto appare fragile, isolata, irriducibile a qualsiasi etichetta.

Il romanzo si muove per immagini oniriche e rivelazioni improvvise, prendendo spunto da un dettaglio reale e quasi leggendario: l’unico brevissimo filmato esistente di Nick Drake, dodici secondi sbiaditi in cui il cantautore si allontana di spalle tra la folla di un festival mai identificato dei primi anni Settanta. Sono proprio quei “dieci passi” prima di uscire dall’inquadratura a diventare la metafora centrale del libro: uno spazio minimo in cui si concentra un’intera visione del futuro, non solo di Drake, ma anche di chi continua ad ascoltarlo e a riconoscersi nella sua voce a mezzo secolo di distanza.