FZM: Quando e come sono nati il vostro progetto e il relativo nome?
FM: La casa editrice ĆØ nata al Salone del Libro del 2010 ma lāidea nacque nel lontano capodanno che passammo insieme io e Alessandro De Vito, lāalcol fu complice. In realtĆ lui lavorava per unāaltra casa editrice che sfruttava il suo apporto semi gratuito per pubblicare, io arrivavo da un corso di grafica creativa che feci con lāintento di applicare ciò che imparavo in cucina, eravamo lettori entrambi ed ĆØ partita la sfida. Sul nome facemmo un enorme lavoro di meditazione e ricerca, poi venne fuori in sintesi Miraggi, evocativo!
FZM: Qual ĆØ la linea editoriale della vostra casa editrice?
FM: Il catalogo di Miraggi per questo si è sempre contraddistinto tanto per lo stile, curato e riconoscibilissimo fin dalle copertine, che per la scelta di pubblicare libri perseguendo anche le strade meno battute. Dal 2017 abbiamo cambiato rotta aprendo una nuova linea editoriale prettamente letteraria che porta nel nome il tipo del font utilizzato: Baskerville. Quindi, oggi sono due le linee editoriali caratterizzate dal tipo di font utilizzato in cui si divide il catalogo che stiamo costruendo: Miraggi Baskerville la linea editoriale di alta qualità letteraria dedicata soprattutto alle traduzioni e non mancano gli italiani, a sua volta divisa in quattro filoni: Scafiblù, NovaVlnÔ, Tamizdat e Janus|Giano. Miraggi Garamond la linea più pop, dedicata agli esordienti, agli autori affermati, ai saggi e ai fumetti, contenitore da sempre di innovazioni e testi sperimentali.
FZM: Quali criteri seguite nella scelta dei titoli da pubblicare?
FM: Lāintento ĆØ da sempre quello di āfareā i libri che altri non fanno, quelli che ci piacerebbe trovare in libreria, e spesso non si trovano. Però sempre ricercando opere di qualitĆ capaci di costruire un catalogo forte e in grado di resistere nel tempo.
FZM: Come mantenete un equilibrio tra la necessitĆ di sostenibilitĆ economica e la volontĆ di proporre libri di valore culturale ma meno commerciali?
FM: Ognuno di noi fa anche altro in parallelo, in modo da poter re-investire le risorse e i guadagni.
FZM: Quali sono le principali difficoltĆ che un editore indipendente incontra oggi nella distribuzione e nella visibilitĆ dei propri libri?
FM: La prima difficoltà deriva dalla quantità di libri che vengono immessi nel mercato ogni giorno, superiore alle duecento copie. Una follia che perlopiù finirà al macero. Si produce per buttare via. Questo fenomeno andrebbe regolato in qualche modo e soprattutto con onestà ma ahimè, credo, rimarrà così.
FZM: Come scovate nuovi talenti letterari? Avete un metodo particolare per valutare un manoscritto?
FM: Essere prima di tutto un lettore ma in realtĆ ci si accorge subito di questo elemento leggendo poche righe o poche pagine. In ogni caso deve avere una sua voce e qualitĆ letterarie un poā alte.
FZM: Avete mai rinunciato a pubblicare un libro che vi sembrava valido per ragioni di mercato?
FM: No, se un libro ci sembra valido, importante, urgente cerchiamo sempre di portarlo avanti.
FZM: Lāintelligenza artificiale sta entrando anche nel mondo editoriale, dalla traduzione alla scrittura automatizzata. La considerate una risorsa o un rischio per il vostro lavoro?
FM: Non credo sia un problema, fa parte dellāevoluzione. Consideriamo AI uno strumento da utilizzare come tanti altri, al servizio del risultato finale, di massima qualitĆ .
FZM: Come vedete lāevoluzione del libro cartaceo rispetto al digitale nei prossimi anni?
FM: Per noi il libro fisico ĆØ un oggetto prezioso e necessario, lo dimostriamo con la cura che mettiamo in tutte le fasi di lavorazione, dalla scelta della carta, alle grafiche, alla selezione dei testi. Ci battiamo per la dignitĆ dei libri e per il loro diritto allāattenzione, anche a distanza dalla data di pubblicazione. Nellāera del digitale, non ĆØ un caso che i libri cartacei abbiano mantenuto il loro fascino. Crediamo che il libro di carta non morirĆ mai.
FZM: Come valutate lāattuale situazione del mercato? Quali sono le vostre strategie, visto che secondo indicatori si legge sempre di meno?
FM: La nostra strategia, che poi ĆØ una non strategia, si basa sulla ricerca continua e sulla selezione di testi e letture che ci piacciono e appassionano. Non ci arrendiamo allāidea di un pubblico disattento, deconcentrato, che ha bisogno di cose poco impegnative. Il nostro impegno ĆØ quello di mantenere alta lāasticella dellāattenzione e della curiositĆ . Negli anni ci siamo specializzati nella letteratura clandestina, ovvero le opere che venivano sottoposte a censura, a divieti, quelle che trattavano argomenti scomodi o difficili. Addirittura, abbiamo una collana dedicata alla Repubblica Ceca.
FZM: Come vi ponete di fronte al sistema di distribuzione? Librerie indipendenti, megastore, grande distribuzione, vendite online e vendite dirette, quale secondo voi ĆØ il miglior canale di vendita?
FM: Il problema della distribuzione ĆØ un tema caldo per lāeditoria in generale, ma in particolare per i piccoli editori. Tutti vorremmo avere vendite da capogiro e vedere i nostri libri nelle vetrine di ogni libreria, il problema ĆØ che vengono pubblicati centinaia di libri al giorno e ovviamente i grandi distributori offrono un servizio di miglior posizionamento a seguire di costi e percentuali quasi proibitivi in unāottica di guadagno complessivo. Bisogna tarare bene gli investimenti economici e le energie e anche effettuando una distribuzione indipendente, a volte sommando tutti i microconti insoluti delle librerie, si creano delle somme considerevoli e fare recupero crediti diventa un altro lavoro sfiancante a cui ĆØ impossibile dedicare tutte le energie necessarie. Diciamo che come tutte le cose, la soluzione sta nellāequilibrio e poi alla fine, con fatica, sudore, e tenacia, una sorta di equilibrio si trova, ma si potrebbe sicuramente fare meno fatica, se il sistema editoriale fosse più virtuoso.
FM: Le fiere sono fondamentali per lāincontro. Incontrarsi dal vivo e poter toccare con mano quello che spinge la gente ad avvicinarsi per la prima volta al nostro stand, oppure chiacchierare con chi giĆ ci conosce o ci ha conosciuto da poco, ĆØ una delle risorse migliori di cui disponiamo per poter migliorare ogni giorno. I lettori ci raccontano cosa gli ĆØ piaciuto e cosa no e, in un reciproco scambio di fiducia e condivisione, ci si confronta e incontra. I costi delle fiere però sono proibitivi, se tutto va bene, solitamente, si riescono a coprire i costi vivi e si torna a casa con nuovi contatti e nuove idee da sviluppare.
FZM: Il costo dei libri ĆØ in continuo aumento. Qual ĆØ il vostro pensiero di fronte alla politica degli sconti? Quella applicata (per decreto) attualmente vi sta bene o siete contrari?
FM: Dobbiamo accettarla come tutti⦠riteniamo che non dovrebbe esserci nessuno sconto, lāunica vera legge che terrebbe conto e darebbe valore al prezzo di copertina.
FZM: Rispetto ai social network, li utilizzate oppure quale altro tipo di strategia adottate per promuovere le vostre attivitĆ ? Se poteste cambiare un aspetto del mercato editoriale attuale, quale sarebbe?
FM: Noi mettiamo in atto qualsiasi strumento per far conoscere il nostro lavoro, il nostro catalogo. Certo che utilizziamo i social network e continuiamo a fare incontri, organizzare tour, inventiamo nuovi modi come per esempio LāIBRIdaCENA che organizzo io (essendo cuoco da oltre trentāanni) che trasforma le librerie in ristorante per una sera.
FZM: Che rapporto avete con le altre case editrici? Secondo voi ĆØ possibile āfare reteā tra editori?
FM: Con gli altri editori abbiamo ottimi rapporti ma in 15 anni abbiamo partecipato ad ogni forma di associazionismo di categoria e finora posso dire che tutte le iniziative sono fallite. Culturalmente non ĆØ possibile fare rete quando ognuno pensa solo a se stesso.
FM: Non ce nāĆØ uno in particolare, potrei rispondere almeno per collana, per esempio nella Scafiblù IL BUON AUSPICIO di Lorenza Ronzano, nella collana di letteratura ceca IL BRUCIACADAVERI di Ladislav Fuks con traduzione di Alessandro De Vito, in quella delle traduzioni dal mondo clandestine Tamizdat SUL FILO DELLA LAMA (Memorie della disintegrazione) di David Wojnarowicz traduzione di Chiara Correndo, in quella di traduzioni dal mondo con il testo originale a fronte Janus|Giano PRIMO AMORE di Ivan Sergeevic Turgenev con traduzione di Barbara Delfino.
FZM: Indicateci un autore che avreste voluto pubblicare ma che vi ĆØ sfuggito?
FM: Io che li ho conosciuti abbastanza bene e li ho letti, posso fare due nomi abbastanza recenti come Giuseppe Quaranta e Luigia Bencivenga.
FZM: Se un giovane ambisse a lavorare in una casa editrice, quali competenze dovrebbe avere e quale percorso formativo sarebbe opportuno portasse in dote?
FM: Leggere, leggere, leggere. Leggere le cose giuste, i grandi, ma occorre leggere, essere assetati e affamati di grandi letture, come siamo noi poi per il resto serve esperienza, noi abbiamo impiegato circa 7 ā 8 anni per capire se andare avanti, come andare avanti, ogni errore si paga molto caro e bisogna puntare molto in alto.
FZM: Potete accennare alle vostre prossime novitĆ editoriali? Avete un grosso ācolpo in cannaā?
FM: Beh sì⦠a novembre uscirĆ un altro titolo di Bohumil Hrabal, forse il più grosso scrittore ceco di tutti i tempi, con il titolo PABITELE e in versione integrale con una sorpresa che sarĆ spiegata e raccontata su questo libro che ĆØ nel meridiano Mondadori. Di questo autore abbiamo giĆ pubblicato due inediti come LA PERLINA SUL FONDO e lāunico suo saggio COMPITI PER CASA. Inoltre di Hrabal abbiamo preso i diritti di altre 5 opere che usciranno nei mesi e negli anni a venire!
Un sentito grazie a Fabio Mendolicchio e alla splendida realtĆ che ha creato insieme ad Alessandro De Vito
Festa per i 15 anni di Miraggi Edizioni, dedicata a Giorgio Olmoti Magazzino sul Po/Salone OFF Un sogno clandestino tra āstracci e ossaā in musica e parole scritte, cantate, sognate
Giorgio e il suo inseparabile Nash
Il Salone del Libro 2025, sezione Off questāanno ha ospitato tra i suoi eventi un racconto tra musica e storie dedicato al compleanno di Miraggi editore e alla figura di Giorgio Olmoti, scrittore e (anche) storico collaboratore de LāIsola che non cāera, recentemente scomparso, che mantiene vivo il suo ricordo con le parole scritte e cantate che in occasioni come questa fioriscono in nuove storie e canzoni per mano, strumenti e voce di molti amici scrittori e musicisti.
Ma prima di raccontare lāincontro dedicato ad Olmoti, una veloce ma doverosa panoramica su chi questo incontro lāha ospitato. Miraggi dunque.
Nasce a Torino e debutta al Salone del libro nel 2010, non certo in sordina, e questāanno festeggia in musica e parole i suoi 15 anni di resistenza sottotraccia e sottopelle. Unāeditrice cosƬ non può nascere a caso, svanirebbe in un lampo. Miraggi editore nasce con unāidea fissa, anzi due, da un lato una maniacale cura redazionale e grafica, a cui si aggiunge uno stile progettuale subito riconoscibile, dallāaltro la scelta di pubblicare libri che guardano a nuove tendenze e nuovi scenari in tutti i continenti. Sono tre i protagonisti di Miraggi: Alessandro De Vito (responsabile della collana Ceca), Fabio Mendolicchio e Davide Reina.
Ci sono testi nati in italiano e testi tradotti dal mondo, e tutte le collane fanno riferimento alla āletteratura di contrabbandoā, a opere spesso censurate, nascoste, a volte proibite. Tra queste la collana di letteratura ceca NovĆ”Vlna, āNouvelle Vagueā, chiaro riferimento alla libertĆ e creativitĆ artistica degli anni della Primavera di Praga. Nata nel 2017 e attualmente unica nel panorama editoriale italiano, ha in De Vito un curatore dāeccezione, madrelingua, fine traduttore e profondo conoscitore della materia; poi la collana Tamizdat, termine che nel blocco comunista e in Urss indicava le opere straniere, per lo più occidentali, fatte circolare clandestinamente; Scafiblù, collana il cui nome prende spunto dalle imbarcazioni utilizzate per il contrabbando delle sigarette a Napoli, con autori italiani che, per stile e contenuti, seguono sempre vie non ordinarie, diffidando del canone, e infine Janus|Giano, la preziosa collana dedicata alle traduzioni con testo a fronte di poesia, prosa, lirica.
CāĆØ il mondo intero nelle pagine di Miraggi, il mondo nelle storie di Luca Ragagnin, proposto allo Strega nel 2019 da Alessandro Barbero con il suo āPontescuroā, o con il suo āBambino intermittenteā, in quelle di celiniana memoria di profondi confini interiori e di deserti abitati da dolenti umanitĆ di Giorgio Olmoti, con il suo āStracci e ossaā, o ancora di Luca Quarin con āDi sangue e di ferroā (qui insieme in una foto di repertorio), e poi ancora Enrico Pastore o Eric Gobetti nel suo particolarissimo āLe straordinarie avventure del professor Toti nel mondo dei cevapciciā. Ogni anno una piccola preziosa produzione si arricchisce di nuovi titoli, di nuove scoperte, di nuovi sentieri di esplorazione letteraria, storica antropologica, poetica, umana.
Le ultime opere, le più recenti e le future, sono ancora dedicate al diverso, ai margini.
Per esempio āSul filo della lama: Memorie della disintegrazioneā, di David Wojnarowicz o i cinque volumi di prossima pubblicazione di Boumi Rabal, giĆ in libreria in ordine cronologico a partire dal 2025.
Ecco questa ĆØ Miraggi editore, ĆØ esigente e non fa sconti, un laboratorio dove si sperimentano linguaggi. A dimostrazione ancora una volta che la creazione artistica ha i suoi percorsi scoscesi, complessi, spesso lenti oltre molte vite, ma come un fiume carsico scompare, riappare, scompare ancora ma continua a scorrere, a fluire, a sperare, a essere vitale.
E adesso la strada in musica per raccontare questa storia.
Federico Sirianni, Valeria Quarta (percussioni) e Veronica Perego (basso)
Il pomeriggio del Salone off, nella splendida scelta del Magazzino sul Po, storico locale dei Murazzi lato Buscaglione, affacciato sul fiume che corre lƬ a un passo dallāaperitivo, ha offerto un bel dibattito su quanto sia legittimo sognare, e quanto sia resistente chi rimane coerente al suo obiettivo e prova e spezzare il pregiudizio del ānon potrai mai farloā di cui ognuno di noi ha una bella collezione. GiĆ lƬ la musica scaldava motori e parole ed era più forte dellāacqua.
La serata ĆØ partita poi allāinterno del locale, con una sapiente introduzione del maestro di cerimonie Federico Sirianni che, insieme a Valeria Quarta alle percussioni e Veronica Perego al basso, accoglie uno per uno gli artisti, guida e lascia snocciolare in una lunghissima serata presenze poetiche, musicali, racconti, performante teatrali. Ognuno ha attinto alla sua storia, alle sue parole, ai suoi percorsi e li ha mescolati sul palco offrendoli allāascolto.
Da Miriam Gallea a Stefania Rosso, dalla fisarmonica incantata di Matteo Castellan alle parole cesellate di Enrico Remmert, e poi un robusto Luca Morino, signore del palco e del suo pubblico, accanto alla levitĆ determinata di Liana Marino. Seguono le parole di un racconto di Giorgio Olmoti, che aleggiano e ballano sui tasti delle chitarre, e poi la voce salda di Paolo Archetti Maestri (qui in altro durante la sua esibizione) e quella timbrica e profonda di Tiberio Ferracane che canta magistralmente e a cappella Lu pisce spada di Modugno, e poi ancora Mao, e Carlo Pestelli con la sua Clelia o Jeio Freschi con il Tun cul carburo che suona più forte di una bomba. E ancora le parole sonore, sghembe e acute di Domenico Mungo, lāemozione di Arsenio Bravuomo che riesce a diventare colore poetico e calore arancio vivo, la voce & note di Lory Muratti e Andy Bluvertigo con la loro meravigliosa performance.
L’ora e il luogo nei quali tendenzialmente finisco i libri della Miraggi appartengono alle ore post-tramonto. Notte, silenzio, solitudine. Il libro che vedete in foto ĆØ un’anteprima che abbiamo avuto l’onore di leggere ĆØ che usciva un mesto dopo. Un tuffo nella mente umana, lĆ dove sogno e realtĆ spesso si mischiano generando un caleidoscopio di immagini, suoni, flussi di coscienza. Un omaggio all’investigazione shakespiriana dell’animo umano.
Scritto con grande sapienza linguistica ci offre varie esperienze: divertimento, curiositĆ , inquietudine, paura. Tanto che una volta finito non sai se ciò di cui stavi ridendo ignaro non fosse che il preambolo ad un delirio di follia, o se tutto ciò di cui avevi tanto temuto non fosse in realtĆ un’artificiosa ed innocua nuvola di oblio. Non vedo l’ora di farmelo raccontare dall’autore in carne ed ossa.
La cultura ceca ĆØ un’ereditĆ di famiglia, mia mamma ĆØ di Ostrava. I miei genitori si sono conosciuti in Bulgaria, al mare, nell’estate del 1967, e si sono visti 2 o 3 volte nel 1968 in Cecoslovacchia e in Italia. Mio padre era un giornalista, e ha avuto la fortuna di vedere e vivere la Primavera di Praga, e allo stesso tempo la sfortuna di ripartire per l’Italia il 20 agosto 1968, il giorno prima dell’invasione. Si sono sposati nel 1969, e da allora hanno sempre vissuto in Italia, dove sono nato. Ogni anno venivamo ad Ostrava dai nonni per le vacanze, e lƬ da piccolo ho imparato la lingua, in famiglia e dai ragazzi con cui giocavo, a SleszkĆ” Ostrava.
Lei ha studiato Storia del cinema e ama il cinema ceco. In che modo si ĆØ occupato della nostra cinematografia?
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Ho sempre vissuto con il mito del cinema cecoslovacco degli anni Sessanta, di quel gruppo di ābrillanti giovani uomini e donneā, come li definƬ Å kvorecky, che ebbero un’importanza molto grande in quegli anni e non solo per il cinema ma per l’intera societĆ . Per questo per me ĆØ stato naturale, sfruttando un po’ la conoscenza della lingua, svolgere la tesi di laurea sulla NovĆ” Vlna. E non ĆØ un caso che, anni dopo, il primo libro che ho tradotto sia statoVolevo uccidere J.-L. Godarddel regista Jan NÄmec, che ho avuto la fortuna di conoscere poco prima della morte.
Nella collana ceca che pubblica la nostra casa editrice ci sono altri punti di contatto con quella stagione del cinema ceco:Ā Il bruciacadaveridi Ladislav Fuks,Ā La perlina sul fondo di Bohumil Hrabal, e l’anno prossimo tradurremo proprio la storia personale del cinema ceco di Å kvorecky,Ā Tutti quei brillanti uomini e donne, che ho citato prima.
Quale ĆØ stata in Italia la risonanza della recente morte del regista JiÅĆ Menzel?
JiÅĆ Menzel, come Jan NÄmec e MiloÅ” Forman, sono stati ricordati sulla stampa, e proprio grazie alla pubblicazione dei nostri libri siamo riusciti a far proiettare alcuni dei film della NovĆ” Vlna al cinema, a Torino e a Trieste. Per ora tutto ĆØ interrotto a causa del Coronavirus, ma abbiamo intenzione di ripetere l’esperienza.Ā
Nella collana NovƔVlna pubblicate letteratura ceca, da opere di Bohumil Hrabal e Ladislav Fuks fino ai libri di Bianca BellovƔ e Pavla HorƔkovƔ. Come scegliete i libri?
Stiamo seguendo due direzioni, è una nostra idea di letteratura. Da un lato autori (più autrici) contemporanei, da un altro il recupero di grandi classici purtroppo dimenticati o mai tradotti in italiano.
Tutti rispondono ai requisiti di qualitĆ e particolaritĆ che li rendono interessanti anche per il lettore italiano, anche se sono molto differenti uno dall’altro. Si tratta di letteratura, e non narrativa di consumo. Bianca BellovĆ”, ma anche Tereza BouÄkovĆ”, Jan BalabĆ”n o Ladislav Fuks sono voci uniche e irripetibili.
E nel caso di Pavla HorĆ”kovĆ” e del suo romanzoĀ La teoria della stranezza mi ĆØ piaciuto molto l’uso che fa di un humour intelligente per descrivere il nostro tempo e disillusione della generazione degli odierni quarantenni. Il suo romanzo si può leggere come una serie su Netflix. Il lettore segue la protagonista nelle sue quotidiane e naturalmente āstraneā vicissitudini, e in breve se ne innamora.
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Altri temi a cui tengo molto sono la questione femminile nella nostra epoca e l’importanza della libertĆ , che ci viene ricordata sia dalle storie su guerra, olocausto e nazismo, sia da quelle che ci riportano alla vita sotto il totalitarismo comunista. Credo che sia sempre fondamentale mantenere viva la memoria.
Qual ĆØ l’eco delle traduzioni di letteratura ceca nel suo Paese?
Noi siamo una piccola casa editrice, e anche se il nostro progetto ĆØ ambizioso non ĆØ facile uscire dall’angolo. Direi che la collana ĆØ apprezzata, che sta crescendo, e che abbiamo riscontri positivi. Trovavo assurdo che molti dei nuovi talenti e tanti grandi autori classici cechi non fossero disponibili in italiano se non in modo non sistematico.
Credo che la casa editrice stia facendo un buon lavoro; allo stesso tempo è vero che ora per le nostre vendite non si può parlare di grandi cifre. Cerchiamo di fare il massimo del possibile.
Ha cominciato anche a tradurla, la letteratura ceca. Durante la traduzione dal ceco all’italiano, incontra qualche specifica difficoltĆ ?
Se non ci fossero difficoltà non ne varrebbe la pena. Le difficoltà cambiano a seconda degli autori, alcuni hanno una lingua più facile, altri presentano espressioni quasi intraducibili, che mettono in difficoltà anche il lettore ceco, come accade per Hrabal.
Io mi occupo anche della rilettura delle traduzioni degli altri traduttori, come la nostra bravissima Laura Angeloni. Abbiamo poi la possibilitĆ di avere i consigli del disponibilissimo boemista prof. Alessandro Catalano, e credo che sia un fatto abbastanza unico, e ci dia tranquillitĆ per quanto riguarda la qualitĆ .
Come ĆØ stato colpito il mercato librario italiano, compresa la sua casa editrice, dalla pandemia?
Il mercato del libro ĆØ stato colpito duramente, calcoliamo di aver perso quest’anno circa metĆ del fatturato, e l’attuale seconda ondata di contagi probabilmente peggiorerĆ le cose.
A volte sembra che i libri siano un bene accessorio, come tutta la cultura, il teatro, il cinema, la musica, i concerti, ma in realtĆ non ne possiamo fare a meno. Pubblicheremo meno, e meglio. Vogliamo e dobbiamo restare fiduciosi nel futuro. Ć nella natura dell’uomo. Certamente pubblicheremo meno, ma forse meglio e con ancora maggiore qualitĆ . Dobbiamo restare fiduciosi nel futuro.
Fabio Mendolicchio: Buongiorno Luca, spesso e volentieri gli scrittori esordienti o aspiranti scrittori si iscrivono a corsi di scrittura con lāintento di acquisire e conquistare segreti e malizie di un mestiere che prima di tutto ĆØ fatto di talento. Talento o meno, la ricerca sembra andare quasi sempre nella direzione di qualche scorciatoia e con questo non voglio assolutamente affermare che i corsi non servano, anzi! Spesso sāignora che il miraggio della scrittura possa trovare realizzazione nel suo opposto, ovvero la lettura⦠Sappiamo noi addetti ai lavori quanto sia importante la lettura in generale, tu sei lettore di vari generi, oserei dire abbastanza onnivoro, giusto?Ā
Luca Ragagnin: Consiglierei di non porsi limiti e di andare a curiosare ovunque, nel presente e nel passato. Leggere i classici, partire da lƬ, anche i classici moderni vanno benissimo. Lasciarsi trasportare, non recintare l’emozione ĆØ fondamentale ma altrettanto importante ĆØ l’attenzione che richiedono certe opere e le scuole di scrittura, in questo senso, dovrebbero assolvere la loro primaria funzione, e spesso lo fanno, cioĆØ diventano delle scuole di lettura, educano alla lettura, insegnano ad analizzare un testo, ad aprirlo come una scatola magica o un orologio e a mettere sotto osservazione gli ingranaggi, il registro, lo stile, la psicologia, le categorie, il tempo e i tempi, lo spazio e iĀ luoghi, i dialoghi, eccetera. Non sono un fanatico delle categorie ferree della narratologia ma penso che possa essere utile prenderne conoscenza, se si vuole scrivere. Magari poi allontanarseneĀ o ignorarle del tutto. In generale credo che per trovare una propria voce un autore debba leggere tanto e opere molto diverse, cioĆØ accostare l’inaccostabile, che ĆØ un’azione che paga sempre dei buoni dividendi. Per me questa ĆØ l’unica strada possibile e se, come a volte capita, qualche giovane autore mi chiede un consiglio, non gliene so indicare un’altra.
LEGGI MOLTOĀ
«Se vuoi fare lo scrittore, devi fare due cose sopra le altre: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare questa realtà , non conosco scorciatoie.»
Se vuoi migliorare la tua scrittura, leggi molto anche tu. Leggi ogni volta che puoi, esci portando sempre con te un libro e leggi ciò che ti piace. Leggi per il piacere di farlo e vedrai che comunque imparerai da ciò che leggi, più di quanto pensi.
Anzi, paradossalmente si impara più dai libri che non ci piacciono che da quelli belli.
D’altra parte i libri belli insegnano a uno scrittore lo stile, i meccanismi più efficaci per lo sviluppo della trama e la creazione dei personaggi, la sinceritĆ narrativa.
«Sentirsi travolti da una grande storia magistralmente raccontata, esserne schiacciati, rientra nella necessaria formazione di ogni scrittore. Non puoi sperare di travolgere qualcuno con la forza della tua penna se non ci sei passato prima tu.»
Scrivere bene significa prima di tutto liberarsi dalla paura: paura di non essere capiti dal lettore, di non saper trasmettere i propri concetti esattamente come li sentiamo dentro di noi, paura di essere fraintesi o sottovalutati.
Scrivere bene significa però anche liberarsi dallāostentazione, dalla voglia di dimostrare quanto si ĆØ bravi, mettendo lo stile al di sopra della storia.
Ecco, toglitelo dalla testa.Ā Se pensi di accontentare tutti, alla fine non accontenterai nessuno.
Luca Ragagnin: Per lo stile indico “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, un’opera-manuale divertentissima e utilissima (splendidamente resa in italiano da Umberto Eco) in cui si narra un insignificante accadimento di vita quotidiana in 100 stili letterari differenti. Fondamentale.Ā
Per il registro (forma e contenuto, l’abilitĆ di maneggiare le varie lingue della vita, dei personaggi, etc) i Maestri sono tanti. Scelgo Hemingway, tutti (o quasi) i racconti.
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