Lara Martini (lettrice ambasciatrice Miraggi) e la sua lettura di La Teoria Della Stranezza – Collana #NováVlna

Lara Martini (lettrice ambasciatrice Miraggi) e la sua lettura di La Teoria Della Stranezza – Collana #NováVlna

Clicca sull’immagine per vedere la scheda del libro!

𝒯𝓊𝓉𝓉𝒾 𝒾 𝓁𝒾𝒷𝓇𝒾 𝒹ℯ𝓁𝓁𝒶 𝓂𝒾𝒶 𝓋𝒾𝓉𝒶 𝐔𝐧𝐚 𝐫𝐮𝐛𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐢 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 🔖

Immaginate di essere il vostro piede quando sta all’interno di un calzino, tutto il piede dalla punta dell’alluce, passando per il tallone, salendo lungo la caviglia e la gamba fino ad arrivare a quella porzione di gamba stretta da un più o meno fastidioso elastico che circuisce il ginocchio: le dita poggiano di tanto in tanto su quella cucitura a ricordarti che anche lei c’è. La fattezza delle maglie, laddove il tallone dovrebbe stare a proprio agio, è tale da scivolare ora a destra e ora sinistra e farti avvertire quel mucchietto di stoffa di troppo ad ogni passo, o quasi. E quell’elastico? Troppo stretto per essere confortevole e non lasciare segni. Troppo largo perché il calzino non tenda ogni tanto a ricordarti che la forza di gravità è imbattuta ed imbattibile. Paula Horakovà consegna ad Ada Sabovà, la capacità di guardare il mondo stando appena sotto quel sottile riparo che è la stoffa di un calzino con le sue imperfezioni, stando dentro il proprio essere, ma appena sotto quella superficie di pelle d’uovo che le consente di sentire il cosmo che palpita al ritmo delle leggi regolatrici della fisica quantistica, di muoversi nello spazio e nel tempo cogliendo il continuum in cui siamo immersi. Ricercatrice, antropologa, donna con l’energia nei capelli e la sensibilità necessaria per scorgere i segnali che possono condurre ciascun essere umano all’interno del flusso proprio a lui destinato. Il figlio di Valerie scompare misteriosamente. Ada non può fare a meno di cercarlo, non tanto e non solo per mezzo di azioni finalizzate al suo ritrovamento ma piuttosto stando ancorata a ciò che alla sua vita accade mentre più o meno consapevolmente cerca Kaspar. Ada si fa guidare dagli eventi senza esserne mai vittima. La fisica di newton, quella in cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria non è il corretto paradigma a mezzo del quale interpretare ciò che agli uomini accade. E Ada lo sa. Sa che il solo atto di stare ad osservare produce una determinata realtà. Quindi reagire non occorre. Basta pensare e condurre il proprio pensiero lungo la via di ciò che si desidera. Ed in questo i sogni sono maestri. “Faccio un sogno. Volo attraverso un tunnel nello spazio interstellare. E’ facile, basta volerlo ed è necessario muoversi con cautela come sott’acqua, per non farsi travolgere dalle forze di azione e reazione”. La ricerca di Kaspar conduce Ada al ritrovamento della propria libertà e al compimento delle ragioni per cui lei stessa sta al mondo. “Le nostre occupazioni nel mondo esteriore servono a farci elaborare le parti corrispondenti della nostra interiorità”. Quello della Horakovà è il romanzo della coscienza collettiva, è la storia dei segnali deboli che attraversano le nostre giornate, è la dimostrazione che la sincronicità esiste e che posare sempre gli occhi sull’orologio alla stessa ora è un fatto che non dovrebbe essere trascurato come non dovrebbe essere trascurata la memoria legata a certi odori e lo stato d’animo che ne deriva. “Come è possibile che a persone diverse vengano le stesse idee?…. Spesso si inventano cose uguali nello stesso momento, solo in posti diversi……qualcuno direbbe che l’inconscio è maturo per un nuovo pogresso”.

Hai una libreria del cuore che suggerisci a chi ci legge?

Libreria Milton di Alba

Nicola Manuppelli scopre e traduce Aaron Klopstein – intervista e nota del traduttore che accompagna il romanzo!

Nicola Manuppelli scopre e traduce Aaron Klopstein – intervista e nota del traduttore che accompagna il romanzo!

Qual’è stato il particolare e il tuo stato d’animo quando hai scoperto questo libro? Perchè hai deciso di farlo conoscere in Italia?

Ho vissuto la sorpresa di quando si scopre un autore sconosciuto per motivi misteriosi perché la sua opera è invece di grande valore. Klopstein appartiene alla grande tradizione ebreo-americana, anzi ne è uno dei precursori, perché viene prima di Bellow e Roth. Ma in lui echeggia anche Kafka. E non è una sorpresa che i suoi dialoghi surreali affascinassero Chanlder.

Spesso si sente dire che la lettura svolga un ruolo curativo, secondo te la scrittura ha anche lo stesso ruolo? Stesso vale anche per la traduzione?

Credo che la letteratura – parlo di questo tipo di lettura, almeno – debbano essere prima di tutto intrattenimento. Klopstein lo è, anche se poi in tutta la sua narrativa c’è un percorso esistenziale, domande sull’arte e sulla vita

Se questo libro che hai tradotto fosse un medicinale che medicinale sarebbe? E pensando ai bugiardini che accompagnano appunto i medicinali, quali potrebbero essere gli effetti collaterali?

Sarebbe un placebo. Zero effetti collaterali. Semplice acqua che diventa magica per chi ci vuole credere.

C’è una domanda che avresti voluto ricevere e che nessuno ti ha mai fatto sul tuo mestiere? Provi a rispondere a questa domanda?

Vorresti campare con la scrittura? Risposta. Sì.

Sulla base dei libri precedenti che hai tradotto, cosa rappresenta questa traduzione? In fin dei conti tradurre significa anche riscrivere, reinterpretare, pensi che ogni scrittura sia trovare un pezzo di te? Oppure lasciare un pezzo di te? 

Questo è uno dei libri più intimi e personali che ho tradotto. Sento questo autore molto vicino, ogni tanto mi sembra quasi di personificarmi in lui. I libri che scrivo come autore sono molto diversi da quelli di Klopstein, ma anni fa, quando ho iniziato a scrivere, sognavo di realizzare un libro sciolto, diretto e agile come “I perdenti”. Credo di averci messo dentro questo di me, quel pezzo del mio passato che oggi rivive attraverso Klopstein.

Clicca sull’immagine per vedere la scheda libro!

Ecco la postfazione del traduttore che accompagna il romanzo uscito ieri 16 novembre!

Ci sono pochissime informazioni riguardo ad Aaron Klopstein, scrittore ebreo-americano nato a Tysmenitz in Galizia, oggi in Ucraina, nello stesso paese dove nacque Henry Roth. I due scrittori, di fatto, avevano solo un anno di età di differenza e si incontrarono qualche volta a New York e in seguito a Yaddo, come risulta dalle carte di Henry Roth custodite dall’American Jewish Historical Society. Probabilmente, chissà, chiacchierarono di scrittura e di celebrità, e del perché, per motivi diversi, il mondo delle lettere pareva ignorarli. Henry Roth ebbe un lungo blocco creativo, dopo Chiamalo sonno, che lo portò a mollare la scrittura per decenni e a tornare con il fluviale Mercy of a Rude Stream solo in tarda età, quando alcuni critici importanti già avevano riscoperto quel suo primo romanzo e lo avevano eletto a genio dimenticato. Il percorso di Klopstein fu diverso, ma altrettanto sofferto. Pubblicò sempre in poche copie, gettò via un sacco di idee, non raggiunse mai la fama, eppure per i suoi amici, per le persone che lo conoscevano intimamente (Raymond Chandler, Hedda Hopper, John Houston, e in qualche modo anche Ernest Hemingway), era lo scrittore di maggior talento della sua generazione. Il suo nome comparve solo qua e là saltuariamente, divenne leggendaria la sua abitudine di scrivere i libri “ a memoria ” prima di stenderli su carta. Lavorava a mente, come un aedo, sviluppando le proprie storie attraverso una tradizione orale che lui stesso creava; giorno dopo giorno, nei circoli artistici che frequentava, si presentava narrando nuovi episodi della storia a cui stava lavorando. Tutti gli copiavano idee mentre lui solo saltuariamente si prendeva la briga di battere a macchina quello che aveva elaborato. Furono soprattutto i suoi amici più stretti a insistere e a convincerlo, anche perché Klopstein, con la sua vita estrema, versava sempre in enormi difficoltà economiche.
Si racconta che già a quindici anni, sulle terrazze del Lower East side, la gente si raccoglieva attorno a lui per sentirlo raccontare. Le sue erano storie che partivano dal quartiere ebraico di New York ma poi diventavano altro, diventavano sogni, allucinazioni, favole universali. E presto, dal Lower East Side, si mosse verso gli ambienti culturali più vivi della città per conoscere gli scrittori – i colleghi – che a volte, per lui, si rivelarono una grossa delusione. Hedda Hopper racconta di come Hemingway si impossessò di uno di quei raccontini “ orali ” di un giovanissimo Klopstein per farne una delle sue short story più celebri. Da qui nacque uno scontro, un’antipatia, una gelosia che forse costò la carriera a Klopstein. Per quanto riguarda l’altro grande scrittore americano dell’epoca, F. Scott Fitzgerald, si sa che i due si frequentarono e che c’era simpatia, e poco altro. Si sa che si consigliarono dei libri reciprocamente, e che chiacchierarono un paio di volte di letteratura americana. Questo ce lo racconta la scrittrice del Nebraska Sarah Ferguson, che con Klopstein ebbe una relazione piuttosto tormentata (fu, a tutti gli effetti, la sua femme fatale).
Klopstein comunque scrisse e pubblicò, anche se in poche copie. Tre romanzi (The Chinese Magician, I perdenti e Bay) arrivarono quasi a ottenere una tiratura più alta, ma c’era sempre qualcosa che si metteva in mezzo. Spesso il carattere di Klopstein, dipendente dall’alcol, umorale, non amante dei compromessi, volubile. In ogni caso furono, dei suoi sette romanzi messi su carta (altri ce ne sarebbero stati se fosse stato possibile fermare nel tempo le storie da lui raccontate oralmente) quelli più fortunati (anche se di piccola fortuna si tratta). Anni dopo, quando il nome di Klopstein fu riscoperto per caso grazie a Barry Day e al suo lavoro su Chandler, furono questi romanzi che emersero per primi. Da allora (stiamo parlando solo di una manciata di anni fa) si è creato un piccolo culto attorno all’opera dello “ scrittore maledetto ”. Intanto, è emerso il suo ruolo nel sottobosco della cultura newyorchese prima e di quella losangelina in seguito. Si è parlato molto dei suoi demoni privati. Soprattutto, le sue pubblicazioni originali, come la copia de I perdenti, con appunti a mano di Raymond Chandler, sono diventati pezzi da collezione, da cultori, battuti all’asta per migliaia di dollari. È emerso il suo ruolo a Hollywood, il sogno di fare l’attore, l’amicizia fraterna con John Houston. La morte tragica – suicida al Greenwich Village – già prefigurata prima per scherzo da Raymond Chandler, quasi come se Chandler fosse il Conte di Saint Germain.
Il suo nome ora colpisce gli occhi dei suoi ancora pochi cultori, che lo ritrovano in corrispondenze private, che lo vedono emergere ogni tanto in appunti di autori molto più fortunati. Forse, lentamente, questa fortuna si sta riversando anche su di lui, il più misconosciuto autore ebreo-­americano.
In questo senso, il recente ritrovamento del profilo di Klopstein a opera di Hedda Hopper (manoscritto che ringrazio Diego Bressan per avermi aiutato a decifrare) è una preziosa fonte di informazioni. Chi era Klopstein? Che cosa si nasconde dietro il suo percorso assolutamente anomalo? Forse, come pare sperare Louis Berenstein dei Perdenti, una redenzione c’è e anche per Klopstein ora è il momento di essere recuperato e salvato dal tempo.”

Raccontare da un ospedale la crudeltà della guerra – Recensione di Lorenzo Marotta su La Sicilia

Raccontare da un ospedale la crudeltà della guerra – Recensione di Lorenzo Marotta su La Sicilia

Bianca Bellová è unaffermata scrittrice della Repubblica Ceca il cui romanzo Monaè pubblicato in Italia da Miraggi Edizioni 2020 nella bella traduzione di Laura Angeloni. Una nuova collana italiana di letteratura ceca, ispirata alla Nouvelle Vague cinematografica degli anni della Primavera di Praga, che annovera opere, tra gli altri, di Jan Némec, Ladislav Fuks, Bohumil Harabal, Tereza Boucková. Di Bianca Bellová Monaè il secondo libro in edizione italiana, dopo Il lagodel 2016, tradotto in più di venti Paesi. E che si tratti di un raffinato romanzo il lettore si accorge subito dalle prime pagine che scorrono fluide a presentare la figura minuta di Mona che chiede al bue Mun se sapesse dei trasportatori di morti. Mun girò piano il muso e i suoi grandi occhi ottusi le dissero che no, dei trasportatori di morti non sapeva niente. Immagini lievi, anche quando il racconto si mescola allo strazio e alle mutilazioni dei soldati scampati alla morte.

Perché è un ospedale, sullo sfondo della crudeltà della guerra, ad essere al centro della narrazione dellautrice. Il ragazzo amputato urla, Mona sa già che sarà un turno impegnativo. Cè carenza di oppiacei, bisogna centellinarli. Il medico di turno dorme e non vuole che lo si svegli a meno che non si tratti di una questione di vita o di morte.

Un lavoro duro per tutti quando si è in prima linea. E Mona non si risparmia, si dà da fare a lenire come può le urla di dolore di Adam. Ma non è il solo. Ognuno invoca qualcosa, nel mentre lei corre da una stanza allaltra, in cerca di medicinali che scarseggiano, di morfina che non si trova, di altri malati da tranquillizzare per le ripetute allucinazioni.

Una vita affannosa anche quando ritorna a casa per svegliare il figlio Ata e mandarlo a scuola. Lui non sa quante ferite piene di pus medicate, quanti sederi lavati, quante camicie ospedaliere sporche di vomito ha dovuto cambiare. Ed ora in quellinferno cè quel giovane che soffre, che chiede di essere aiutato. Mona gli prende la mano nei palmi, la mano è bollente e trema irrequieta. Partitura di uno spartito che alterna lontani ricordi di famiglia, – lei con i calzettoni bianchi, la madre che indossa un vestito a fiori, il padre con i baffi sottili che la tiene per mano – al tranquillo e monotono rapporto con il marito Kamil e il distratto figlio Ata. Un intrecciarsi di sequenze che si avvicendano nella tessitura narrativa sempre con la medesima grazia di chi sa conferire arte letteraria alle parole.

La vita moltiplicata: una raccolta di racconti di Simone Ghelli. Recensione di Valeria Zingaro su Rivista BLAM!

La vita moltiplicata: una raccolta di racconti di Simone Ghelli. Recensione di Valeria Zingaro su Rivista BLAM!

La vita moltiplicata è una raccolta di dieci racconti pubblicata da Miraggi Edizioni nella collana Golem dell’autore Simone Ghelli.

Fotogrammi in movimento: il significato del titolo

Clicca sull’immagine per vedere la scheda libro e il booktrailer!

Il titolo della raccolta, La vita moltiplicata, ha un significato che rimanda alla formazione cinematografica dell’autore. Difatti ricorda i celebri fotogrammi del cavallo in movimento ripreso dal fotografo Muybridge. Simone Ghelli pare voglia dirci questo: la vita è fatta di istantanee in movimento. Così anche ogni personaggio della raccolta è un cinematografo mobile di immagini e suoni.

Il titolo è dunque un’esortazione, come a dire che se questa realtà ci assottiglia, rende le frange della profondità sempre più piatte fino a ridurci a esseri superficiali, allora resta la possibilità di moltiplicarci sullo spazio. È solo in questo modo che ci è ancora permesso di muoverci: come fotogrammi in cerca della nostra profondità.

Il racconto L’ineluttabile

Con ogni probabilità il racconto che meglio rende l’idea sottesa all’intera raccolta è L’ineluttabile. Qui l’autore gioca in maniera equilibrata con elementi onirici e altri invece – sembrerebbe – autobiografici. La narrazione si svolge in un vecchio locale di Siena. Il protagonista è un ex-studente universitario, tornato per partecipare a un concorso per un posto come ricercatore. Mentre è lì solo, seduto a un tavolo, fa la conoscenza di un uomo quasi irreale, dai modi e dalle fattezze d’altri tempi e comunque familiari. Ne viene fuori un dialogo che scava e che indaga, per poi riemergere e lasciare il lettore alla mercé di un pugno di domande alle quali cercare di dare risposta, una volta che si termina la raccolta.

Quando, citando Deleuze, afferma che “bisogna che il cinema filmi non il mondo, ma la credenza in questo mondo”; oppure quando evoca la formula di Sant’Agostino secondo la quale esiste una simultaneità di presenti – un presente del presente, un presente del passato e un presente del futuro – pare che l’autore voglia raccontarci di una realtà, quella odierna, giocata tutta qui, su unico piano superficiale ma tricolore, proprio come la copertina dell’opera.

La nostalgia dei personaggi

C’è un elemento che abbiamo rinvenuto in tutti i personaggi di questa raccolta: la nostalgia per un tempo che non esiste più e che fa sì che ogni voce presente in quest’opera sia fuori sincrono, appartenga a un mondo che non è di questo tempo, è di un tempo passato o, per meglio dire, di un tempo che non è mai esistito perché abita nella sublimazione del sentimento nostalgico. A tal proposito, è emblematico il racconto L’ultima vetrina, già pubblicato sulla rivista Cadillac nel 2016 con un titolo diverso (E non venne più nessuno), nel quale l’autore racconta le vicende di un librario che preferisce la vita inventata dei libri a quella reale, un uomo che si sente “come l’ultimo pesce vivo in un acquario”. Anche in Compito di realtà il protagonista fatica a trovare la sua dimensione; una vita, quella del professor Iuri Bettalli, supplente presso un istituto comprensivo della provincia, che appare “fuori asse” negli ideali che cozzano con la realtà, soprattutto se questa poi si confronta con il punto di vista degli adolescenti.

Un accenno allo stile

Lo stile di Simone Ghelli è essenziale, privo di sbavature. Nessuna frase è lasciata al caso, ma è costruita per tendere al punto, al nocciolo di ciascuna narrazione breve. Gli elementi compositivi e il perno emotivo, al centro di ogni racconto, si integrano in maniera tale che le immagini narrative catturate dall’autore siano di grande equilibrio stilistico.

QUI l’articolo originale: https://www.rivistablam.it/libri/recensioni/la-vita-moltiplicata-una-raccolta-di-racconti-di-simone-ghelli-recensione/

Grand Hotel, Romanzo sopra le nuvole – di Jaroslav Rudis letto da La Lettrice al Contrario

Grand Hotel, Romanzo sopra le nuvole – di Jaroslav Rudis letto da La Lettrice al Contrario

Grand Hotel di Jaroslav Rudiš






Grand Hotel di Jaroslav Rudiš è un romanzo particolare pubblicato in Italia da Miraggi Edizioni, nella collana NováVlna diretta da Alessandro De Vito.



Clicca sull'immagine per vedere la scheda libro, leggere qualche pagina e goderti il booktraielr!

Grand Hotel di Jaroslav Rudiš portato in Italia da Miraggi edizioni con la traduzione di Yvonne Raymann è un’opera di narrativa che incuriosisce il lettore catturandolo fin dalle prime pagine. 

Ma iniziamo dal principio.

Siamo in Repubblica Ceca, Fleischman è un giovane uomo sui trent’anni, con qualche difficoltà e un passato tragico alle spalle, lavora come tuttofare al Grand Hotel di Ještěd, ha una passione smodata per la meteorologia che utilizza soprattutto come termine di paragone con la vita stessa. Vita che procede monotona fino a quando non conoscerà due persone che in modi differenti influiranno su molte delle sue decisioni. 

Come già detto in precedenza, Grand Hotel di Jaroslav Rudiš è un romanzo unico nel suo genere, raccontato in prima persona dallo stesso protagonista, con molteplici similitudini tra la meteorologia e la vita stessa, un’opera che favorisce l’introspezione di chi legge, anche grazie a uno stile onirico quasi ipnotico, capace di suscitare una forte empatia. 

I personaggi sono molti e tutti ben delineati, anche se si legge di loro tramite l’occhio del protagonista. 

Il mio preferito é come sempre un secondario: Ilja, la ragazza che irromperà nella vita Fleischman in modo del tutto inaspettato. Proprio questa irruzione aiuterà lo nella sua crescita personale. 

Jaroslav Rudiš ci guida per mano in questa storia e ad ogni pagina ci sospinge ad un’autocritica spronandoci però a gioire delle piccole cose della vita senza mai perdere la speranza verso il futuro. 

Chiede il lettore di fare i conti con le proprie paure e trovare uno slancio, un appiglio per fronteggiare l’ignoto, il tutto senza mai perdere il ritmo della narrazione né facendo scemare la tensione narrativa.

Le varie metafore con base meteorologica non appesantiscono né la narrazione né lo stile narrativo anzi hanno la capacità di rendere ancora più efficace l’impatto emotivo della storia sul lettore. In conclusione, mi sento di affermare che Grand Hotel di Jaroslav Rudiš è un romanzo brillante e potente al contempo che può essere un’ottima guida in questi tempi d’incertezza. 

Grand Hotel di Jaroslav Rudiš, Miraggi Edizioni pp.224, Brossura 18 €, versione digitale disponibile.

Ringrazio la casa editrice per la copia cartacea del romanzo.  

Casa editrice scoperta Grazie alla libreria Gogol & Company di Via Savona 101 Milano

CON BATA NELLA GIUNGLA – Mangialibri – Recensione di Caterina Venere Marino

CON BATA NELLA GIUNGLA – Mangialibri – Recensione di Caterina Venere Marino

ARTICOLO DI: Caterina Venere Marino

AUTORE: Markéta Pilátová

TRADUZIONE DI: Alessandro De Vito

GENERE: Romanzo

EDITORE: Miraggi2020

Jan Antonín Bata è sdraiato in un letto d’ospedale. Fa caldo, gli fa male il petto. Ha avuto un infarto. Un altro. Il bianco delle lenzuola di lino inamidato si confonde e si trasmuta nel bianco della neve d’infanzia: sente in lontananza il suono del violino, del suo primo violino. Usa la custodia nera a mo’ di slitta per scivolare dalla discesa e arriva per primo mentre gli altri bambini giocano lanciandosi la neve. Lìda accende il ventilatore per trovare un po’ di sollievo dall’afa tropicale brasiliana. Il motore del ventilatore è rumoroso, cupo e monotono come il motore dell’aereo Lockheed Electra L-10 con cui Jan Antonín Bara ha girato il mondo. È mattino e Lìda e Maja aprono le finestre dalle quali s’inerpica e s’introduce l’inebriante profumo della dama da noite. La prima volta che aveva avuto un infarto c’era solo Marina, nessun dottore – “non ci sono dottori nella giungla” – e la donna, per calmarlo, gli aveva sussurrato di inspirarne il profumo. Anche ora inala profondamente la fragranza floreale e così facendo vola via dalla stanza d’ospedale di San Paolo, attraversa l’oceano e inspira a pieni polmoni, quasi bevendolo, l’odore umido della terra e della neve primaverile. È giusto tornare perché è giunto il momento di ripulire per bene la sua memoria e il suo onore infangati da maldicenze, incomprensioni e finanche da un processo- farsa. Sì, perché lui, Jan Antonìn Bata, fratello unilaterale di Tomàš Bata (originario fondatore di quello che diverrà l’impero calzaturiero Bata S.p.A.) per anni non è stato riconosciuto in patria, in Europa e negli Usa per quello che era né per i suoi meriti. Tutt’altro: “Sono già stato un po’ tutto sulla bocca e sul volgare muso della gente: nazista, ebreo, ebreo tedesco, ebreo ceco, ebreo comune, slavo schifoso, agente del terzo Reich, disertore, traditore della patria, sabotatore della nazione, gigante, agnello sacrificale dei comunisti, re dei calzolai, continuatore, Capo e ora pare che sia stato anche un punto nevralgico della storia ceca contemporanea.” Ora che è morto d’infarto, l’uomo vuole ricomporre i tasselli del puzzle, capire perché non gli hanno dato ascolto e rivedere il tutto “attraverso la lente di ingrandimento del tempo”…

Con Bata nella giungla è la ricostruzione romanzata della vita imprenditoriale e famigliare dei Bata che assume i toni della storia corale di grande respiro. Il romanzo si sviluppa e si organizza in maniera singolare: immaginatevi la classica rappresentazione di un albero genealogico, con le radici, il tronco e le fronde a simboleggiare la stirpe, la discendenza, la progenie; ad ogni modo, l’autrice non tratteggia l’albero in maniera lineare, bensì a scatti, soffermandosi su un personaggio per poi passare ad un altro, senza tenere conto della linea biologica. Difatti, a dare il titolo ad ogni capitolo del libro è il nome di uno dei membri della famiglia, i quali si alternano e ritornano più volte a fornire la loro visione della storia. La narrazione procede dunque andando avanti e indietro nel tempo, nei legami familiari, nelle vicende biografiche e storiche, nei ricordi dei membri della famiglia Bata e nelle loro riflessioni personali. Il lettore è così sbalzato, come da una folata di vento, da un determinato momento storico e da un preciso punto geografico all’altro. In questo romanzo, i piani del presente e del passato si sovrappongono, così come quelli della vita terrena e ultraterrena – sono davvero notevoli e suggestivi i momenti in cui Markéta Pilátová scrive di Jan Antonín Bata mentre vaga erratico su questa Terra e riflette sulle cose della vita dal suo peculiare punto di vista. Si alternano poi gli scenari urbani della Vecchia Europa con le descrizioni del lussureggiante e selvaggio Sudamerica che la caparbietà e la determinazione dei fratelli unilaterali Bata sono riusciti in parte a domare. Questi “Ford cechi” dell’industria calzaturiera con il loro impero hanno rappresentato lo spirito imprenditoriale impregnato di fiducia nel futuro, nel progresso tecnologico e di fiducia nell’uomo e nella socialità. Particolarmente interessanti e profonde le riflessioni dei personaggi sulla lingua madre e sulle lingue acquisite (quasi tutti, in questo libro, sono poliglotti e parlano correttamente il ceco, il serbo, il tedesco, l’inglese, il portoghese e talvolta il francese). Il soffermarsi sulla lingua, sull’importanza della lingua come fulcro attorno al quale si plasma l’identità spirituale di ciascuno di noi così come passpartout per una vita sociale, lavorativa e intellettuale più ricca rivela l’attività di traduttrice della Pilátová, la quale, oltre a scrivere insegna il ceco in Brasile proprio ai discendenti degli emigrati cecoslovacchi delle città fondate dai Bata attorno alle loro fabbriche.

QUI l’articolo originale: https://www.mangialibri.com/libri/con-bata-nella-giungla

Bolaño Selvaggio – Recensione a cura di Ciborio Volpe su Mille Splendidi Libri

Bolaño Selvaggio – Recensione a cura di Ciborio Volpe su Mille Splendidi Libri

Edmundo Paz Soldán, Gustavo Faverón Patriau

Bollato selvaggio – 416 pp.Miraggi Edizioni

Traduzione di Marino Magliani e Giovanni Agnoloni

“Dopo una lunga malattia, Roberto Bolaño morì il 14 luglio 2003. 

Quello stesso giorno, più o meno a mezzanotte, diventò immortale”. 

Così si esprime lo scrittore messicano Jorge Volpi il cui ricordo dell’amico Roberto Bolaño è contenuto nel bellissimo saggio, rivisto e aggiornato, “Bolaño selvaggio” pubblicato da Miraggi edizioni a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Paverón Patriau.

Forse, insieme a “Tra parentesi”, il saggio più completo dell’opera del grande scrittore cileno diventato dopo la morte autore di culto soprattutto tra i lettori più giovani.

Jorge Volpi non è il solo scrittore scelto per ricordare l’amico Roberto, nel libro non mancano, infatti, i ricordi emozionanti degli scrittori che hanno conosciuto da vicino Roberto Bolaño e che hanno avuto la fortuna e il privilegio di leggere i suoi scritti mentre l’autore era ancora in vita. Tra questi ricordiamo Rodrigo Fresán, Juan Villoro, Alan Pauls, Enrique Villa-Matas, Celina Manzoni, Jorge Herralde, e, soprattutto, colui che farà conoscere in tutto il mondo l’immensa è sterminata opera di Bolaño, e cioè Ignacio Echevarría.

Ma perché è così importante leggere Bolaño e conoscere la sua opera?

Forse perché l’autore cileno non è solo quello che ha scritto. Leggere Bolaño vuol dire entrare anche in tutto quello che ha letto e i suoi romanzi assumo anche le sembianze di veri e propri manuali della letteratura.

Chi dirà ai Bolañisti che, anziché venerare il libro di B., bisogna studiarlo, sfogliarlo, tagliuzzarlo, abusarne e persino torturarlo, fin quando canti, fin quando non riveli – o no – il segreto di come faceva quel gran “figlio di puttana” a scrivere così bene…”

Sono d’accordo con questo giudizio: Bolaño va studiato a fondo e questo saggio, che approfondisce dal punto di vista umano e Letterario la sua vita, può sicuramente servire per conoscere nei dettagli l’opera omnia di questo grande scrittore.

“Bolaño selvaggio”, pertanto non è solo per chi già si è accostato a questo autore, ma, principalmente, per chi si vuole incuriosire a conoscere la sua letteratura.

Ecco, a tal proposito, cosa scrive l’amico Juan Antonio Ródenas:

“L’opera di Roberto Bolaño è una delle proposte più originali della letteratura latinoamericana dell’ultimo decennio. Al tempo stesso, è uno dei progetti più lucidi, intelligenti e audaci, come dimostra perfettamente il fatto che “I detective selvaggi” abbia ottenuto il premio Rómulo Gallegos. Bolaño è bravissimo a unire il divertimento col dramma, a inserire le avventure letterarie nelle squallide peripezie della vita…”

Aggiungerei di mio che l’opera di Bolaño è anche un’operazione molto coraggiosa proprio perché leggendo i suoi libri si ha come la sensazione che i suoi libri fossero una specie di “continuum narrativo” volti a creare un unico romanzo totale che racchiudesse tutto: romanzi, poesie e racconti.

Una specie di galassie letteraria che ha contribuito a creare il “mito” di Roberto Bolaño.

L’ultimo libro pubblicato in ordine di tempo è “Sepolcri di cowboy”, e la domanda che ci poniamo è la seguente: sarà l’ultimo nel senso che porrà la parola fine alla sua produzione letteraria o in futuro ci dobbiamo aspettare altri suoi inediti?

Ovviamente la domanda rimane senza risposta. Nessuno può affermare con certezza che “Sepolcri…” sia il punto di arrivo perché è riconosciuta la “sua dedizione assoluta alla letteratura e alla scrittura” e questo fa sì che non si esclude negli anni a venire che possa venire fuori ancora qualcosa di inedito.

Intanto consiglio di leggere e rileggere e rileggere ancora, tutto quello che è stato pubblicato fino ad ora. Quello che verrà in seguito si vedrà. In ogni caso i suoi libri resteranno e ci accompagneranno sempre nel nostro percorso di conoscenza della grande letteratura.

Chiudo riportando le parole che furono pronunciate durante il funerale laico che si tenne a Barcellona il 16 luglio 2003:

“Addio, allora, a Roberto, con tutti i suoi amici e tutti quelli che lo amavano, che sono tantissimi, con un groppo in gola. Ma i suoi libri ci accompagneranno e resteranno, trionfo della letteratura a cui lui, così intrepidamente, consacrò la sua vita”.

Edmundo Paz Soldán (Cochabamba, Bolivia, 1967) insegna letteratura ispano-americana alla Cornell Universi- ty. Autore di romanzi e saggi, le sue opere sono tradotte in otto lingue e ha vinto il Premio de Cuento Juan Rulfo (1997) e il Premio Nacional de Novela en Bolivia (2002). In Italiano si possono leggere i romanzi Río Fugitivo e La materia del desiderio, entrambi pubblicati da Fazi.

Gustavo Faverón Patriau (Lima 1966) insegna al Bowdoin College ed è autore di saggi storici e letterari e di un romanzo, nessuno dei quali ancora tradotto in italiano. Direttore della rivista «Somos», tiene la rubrica «El Comercio» e gestisce uno dei blog più seguiti in ambito ispano-americano, «Puente Aéreo».

QUI l’articolo originale: https://millesplendidilibriblog.wordpress.com/2020/09/13/bolaño-selvaggio-di-edmundo-paz-soldan-e-gustavo-paveron-patriau-miraggi-edizioni/

Quattro giorni: dal romanzo al fumetto. La graphic novel di Marco D’Aponte, Andrea B. Nardi e Marino Magliani su Tropismi

Quattro giorni: dal romanzo al fumetto. La graphic novel di Marco D’Aponte, Andrea B. Nardi e Marino Magliani su Tropismi

Non eravamo come gli altri ragazzi. Troppa solitudine nelle nostre vallate liguri, cresciuti lontano dai giochi, dal calcio, da tutto… con in testa chissà quali avventure. 

L’avventura di Leo e Gregorio inizia con un disegno, “il disegno delle bestie” trovato per caso su una parete di una grotta da ragazzi. Un giorno, lo stesso disegno ritrovato su un libro, e quella dei due ragazzi diventa una passione, per Leo forse più un’ossessione. Il diploma, l’iscrizione all’Università di Genova, e da lì l’idea di intraprendere un viaggio, “un sogno assurdo”, alla ricerca di un contatto tra civiltà diverse. Poi, un giorno, Leo sparisce e Gregorio viene arrestato per traffico internazionale di stupefacenti.

Passano undici anni, siamo alla fine di marzo 2020, Gregorio nel carcere di Regina Coeli sta scontando la sua pena quando arriva la notizia della morte della madre. Quattro giorni di permesso per seguire il funerale e poi nuovamente in cella. 

Colibrì, questo il soprannome che Leo aveva affibbiato a Gregorio, ha però altre intenzioni. Quattro giorni è il titolo del romanzo a fumetti di Marco D’Aponte e Andrea B. Nardi, tratto da un romanzo di Marino Magliani e edito da Miraggi Edizioni. Quattro giorni è anche l’arco di tempo che il protagonista ha a disposizione per risolvere il mistero legato alla morte di Leo, alla sua cattura undici anni prima e per trovare una cura alla malattia che sembra condannarlo alla morte.

La narrazione è un continuo alternarsi di piani temporali: il presente dei quattro giorni nelle valli liguri, il passato di undici anni prima nelle lande peruviane, il trapassato degli anni prima della partenza. Il lettore si sposta con continui flashback da una piano temporale all’altro, cercando di ricostruire insieme al protagonista l’ultimo periodo della vita di Leo, e al tempo stesso seguendo le vicende del tentativo di fuga di Gregorio, del quale nessuno – né il lettore né il protagonista – conoscono l’esito.

Il vero sogno era stato d’avere un sogno. 
La dimensione onirica percorre tutto il fumetto. La malattia di Gregorio, una particolare forma di malaria contratta anni addietro in Perù, è un ottimo espediente per richiamarla continuamente. I confini tra realtà e sogno non sono netti, e il continuo passaggio dalla voce del narratore ai dialoghi dei personaggi, sottolinea ancora di più questa sfocatura. 


Clicca sull'immagine per vedere la scheda libro!

La dimensione onirica percorre tutto il fumetto. La malattia di Gregorio, una particolare forma di malaria contratta anni addietro in Perù, è un ottimo espediente per richiamarla continuamente. I confini tra realtà e sogno non sono netti, e il continuo passaggio dalla voce del narratore ai dialoghi dei personaggi, sottolinea ancora di più questa sfocatura. 

Leo e Gregorio partono mossi da un sogno che li accomuni e da grandi speranze, un po’ come quasi tutti i giovani di oggi, ma la loro avventura viene interrotta dall’intromissione della realtà nel sogno. Riuscire a effettuare gli scavi è più difficile del previsto, i cimiteri sono stati saccheggiati dagli Huaqueros, profanatori di cimiteri Incas, e ad un certo punto del viaggio il sogno va in frantumi: Leo e Colibrì si dividono senza mai più ricontrarsi. 

Le tavole in bianco e nero e il tratto di Marco D’Aponte, illustratore torinese, sottolineano questa sospensione tra sogno e realtà e dammi come l’impressione di essere in un vecchio film. Al tempo stesso, però, sottolineano anche un elemento forte che si ritrova in tutto il fumetto: la necessità di conoscere – il significato del disegno delle bestie, l’esistenza del legame tra due civiltà, la sorte che è toccata a Leo – in netta contrapposizione con la realtà attuale che ha perso la curiosità e la voglia di avventura. 

Sullo sfondo di una storia che sembra essere soltanto quella di Leo e Gregorio si muovono, però, anche altri personaggi. Lori, che introduce nel romanzo il tema dell’amore, e Gilberto, il fratello di Gregorio. Il tema della famiglia non viene affrontato direttamente, ma ne percepiamo la presenza costante sullo sfondo. La madre, che viene citata due volte nel corso della storia, è il simbolo del legame del protagonista con la terra natia. Gilberto, invece, rappresenta la realtà dalla quale Gregorio e Leo sono scappati, l’incarnazione della vita di paese, quella vita che sembrava costringerli in un mondo che non era il loro, loro che “non erano come gli altri ragazzi”.

Quattro giorni racconta una storia forte, nella quale troviamo davvero di tutto. L’amore, l’amicizia, la lealtà, il ricordo e la voglia di combattere e resistere. Il ricordo al fumetto fa sì che l’intensità della storia si concentri in poche pagine. La bravura di Marco D’Aponte e Andrea B. Nardi, invece, fa sì che, nonostante le sole cento pagine, alla storia di due giovani che vogliono combattere l’apatia della realtà in cui vivono, che voglio credere e realizzare il proprio sogno, venga resa giustizia.

QUI l’articolo originale: https://www.tropismi.it/2020/09/08/quattro-giorni-dal-romanzo-al-fumetto-la-graphic-novel-di-marco-daponte-e-andrea-b-nardi/

Angelo Orlando Meloni tra i vincitori della 54ª edizione del Concorso Letterario CONI – Menzione speciale

Angelo Orlando Meloni tra i vincitori della 54ª edizione del Concorso Letterario CONI – Menzione speciale

Pubblicato: 11 Settembre 2020

La Commissione per l’assegnazione del Premio della 54^ edizione del Concorso Letterario, presieduta da Marino Bartoletti e composta da Paola Pigni, Valerio Bianchini, Piero Mei, Roberto Perrone, Roberto Rosseti e Paolo Francia, si è riunita al CONI e, dopo un approfondito esame delle opere presentate, ha attribuito i seguenti premi:

Sezione Saggistica

PremioAutoreTitoloCasa Editrice
1° (euro 3.000)Auro Bulbarelli, Giampiero PetrucciCoppi per sempreGribaudo
2° (euro 2.000)Nicola RoggeroPremier LeagueRizzoli
Segnalazioni particolariStefano PivatoStoria sociale della biciclettaSocietà editrice il Mulino
Segnalazioni particolariPaolo Mazzoleni, Giorgio Burreddu e Alessandra GiardiniLa mia regola 18Edizioni Slam Absolutely Free







Clicca sull'immagine per vedere la scheda del libro e il booktrailer

Sezione Narrativa

 PremioAutoreTitoloCasa Editrice
1° (euro 3.000)Carlo Felice ChiesaBologna 1925. Fu vera gloriaMinerva
2° (euro 2.000)Lucio SchiumaLa vittoria più grandeFondazione polito
Segnalazioni particolariAngelo O. MeloniSanti, poeti e commissari tecniciMiraggi
Segnalazioni particolariDaniele PotoLo sport Tradito. 37 storie in cui non ha vinto il miglioreGruppo Abele

Sezione Tecnica

PremioAutoreTitoloCasa Editrice
1° (euro 3.000)Luca Bifulco e Mario TirinoSport e scienze sociali. Fenomeni sportivi tra consumi, media e processi globaliRogas
2° (euro 1.000) ex aequoLuca RussoBiomeccanica. Principi di biomeccanica e applicazione delle video analisi al movimento umanoATS
2° (euro 1.000) ex aequoDaniele MasalaGenesi e regolamenti dello sportSoc ed. Universo
Segnalazioni particolariAndrea CapobiancoBasket 3×3 i valori educativi, la tecnica. La tattica,  la strategia e le emozioniCalzetti Mariucci

QU l’articolo originale: https://www.coni.it/it/coni/concorso-letterario-e-racconto-sportivo.html

Santi, poeti e commissari tecnici – recensione di Tommaso De Beni su I LIBRI

Santi, poeti e commissari tecnici – recensione di Tommaso De Beni su I LIBRI

Recensito da Tommaso De Beni

Descrizione: Santi, poeti e commissari tecnici è una raccolta che racconta con ironia e tenerezza e una scrittura scoppiettante il senso di una fine: il crollo del mito tutto italiano del “campionato più bello del mondo”, una bufala identitaria a cui abbiamo voluto credere per anni, una vera e propria religione di stato la cui dissacrazione ci renderà – si spera – un po’ più leggeri e meno tronfi, un po’ più umani, sopportabili e meno sfegatati.Santi, poeti e commissari tecnici è uno spaghetti-fantasy calcistico dai toni agrodolci che parla dritto al nostro cuore, al cuore di una nazione che sul calcio ha strepitato troppo e troppo a lungo perché, versata una lacrima, non fosse giunto il momento di riderci su.

Angelo Orlando MeloniSanti, poeti e commissari tecnici, Miraggi edizioni, 188 pagine

Santi, poeti e commissari tecnici è uno spaghetti-fantasy calcistico dai toni agrodolci che parla dritto al nostro cuore, al cuore di una nazione che sul calcio ha strepitato troppo e troppo a lungo perché, versata una lacrima, non fosse giunto il momento di riderci su. Un libro comico, commovente e liberatorio. La raccolta comincia con il lungo racconto che dà il titolo all’opera, una storia sul miracolo della statua votiva della beata Serafina, che all’improvviso suggerisce al parroco del paese la strategia per stravincere il campionato. E finisce con Il campionato più brutto del mondo, l’ultimo racconto, sull’effetto domino che porterà alla chiusura della serie A non appena l’ex moglie di un dirigente invischiato con il calcio minore avrà preteso gli alimenti arretrati. In mezzo, un centravanti alcolizzato e un’intera comunità si illudono di meritare “il calcio che conta”; il giovane calciatore più forte del mondo (o del suo quartiere) scopre quanto sia spiacevole scontentare i genitori VIP degli altri ragazzi; un arbitro incorruttibile durante l’ultima partita della sua vita deve fare i conti con il suo passato e con i desideri di un ragazzo perduto; una stella della serie A ordisce la sua vendetta contro il destino. Storie di calcio e storie d’amore, d’amori mancati e sogni infranti. I sogni dei tifosi, insomma.

Il libro di Meloni fin dal titolo evidenzia l’intenzione di raccontare lo sport più diffuso in Italia. Del resto i classici discorsi da bar nel nostro Paese vertono sempre su politica e calcio. E al bar ci sono le persone vere, come direbbe Filippo Nardi, la gente, il popolo, come va di moda dire adesso. E del resto spesso non si tratta solo di discorsi, spesso calcio e politica si intrecciano, perché sono due ambienti dove girano soldi. Sesso, droga, corruzione, avidità, malaffare permeano entrambi i mondi. Ma il calcio è anche una passione, dal greco pathos, che letteralmente significa sofferenza. Infatti quando si parla di passione di Cristo non si parla certo del suo hobby per la falegnameria. E quando intrecci vita e passione così intensamente come fanno in Sudamerica, il calcio è vita e la vita è calcio, e allora sei disposto a tutto. In più, siamo un Paese dove la religione di Cristo è predominante, e si riempie di storie truculente, sanguinose, di martiri. Dove le processioni religiose si fermano davanti alla casa dei boss per omaggiarli. Dove alcune persone agiscono al di fuori della legge convinte di essere mosse da un potere superiore che li spinge a compiere azioni magari abiette ma con uno scopo alto, un risultato che ancora non si vede ma sarà un bene superiore per tutti. Siamo però un popolo che vive costantemente il contrasto e la contraddizione tra la spiritualità e gli scopi materiali. E del resto ce la ricordiamo tutti la religiosità particolare di Maradona, ma anche del più teutonico Trapattoni, con la sua acqua santa in panchina.  Il libro è composto da sei racconti: il primo è il più surreale, rocambolesco e onirico, con animali parlanti, uno stabilimento petrolchimico altamente inquinante, preti, frati, e la statua della beata Serafina. Meloni infila spesso citazioni da nerd, riferimenti cinematografici e musicali. Gli altri racconti sono più “realistici”, sempre rocamboleschi ma meno surreali e più in stile “Un allenatore nel pallone”. Alcuni anche a modo loro commoventi, come “Ode al perfetto imbecille”, altri quasi noir come “Perché no?”. Filo conduttore è l’ironia, la voglia e la capacità di prendere e prendersi in giro, di creare situazioni assurde. Il che rende questo libro, indipendentemente che uno sia o no intenditore di calcio, una lettura fondamentalmente divertente.

QUI l’articolo originale: http://www.i-libri.com/libri/santi-poeti-e-commissari-tecnici/?fbclid=IwAR06KpR8Hqb6ogxq9PstpIRmECSdB5MyQkLlJIK0_5yJSFmkU43O0DAeUCc

Il rumore della vita. “La perlina sul fondo” di Bohumil Hrabal – a cura di Francesco Borrasso – Sul Romanzo

Il rumore della vita. “La perlina sul fondo” di Bohumil Hrabal – a cura di Francesco Borrasso – Sul Romanzo

Il rumore della vita. “La perlina sul fondo” di Bohumil Hrabal

Puntata n. 116 della rubrica La bellezza nascosta

«Mi sono ricordato adesso di una volta che siamo andati alle terme di Podebrady. Era estate, papà si era comprato un lungo impermeabile ed eravamo tutti vestiti a festa, io e mio fratello coi nostri completini alla marinara, ma dopo Kovanice, a forza di sventolare, il bell’impermeabile di papà si è impigliato bella ruota di dietro…» «Si dice ruota posteriore, Hrabal.» «Esatto… comunque l’impermeabile ha cominciato ad avvolgersi nell’ingranaggio della ruota posteriore e tirava papà verso di me, lui cercava di raggiungere con la mano la leva del gas, ma veniva trascinato sempre più indietro e le sue mani annaspavano nel vuoto. E anch’io cominciavo a cadere all’indietro…»

Dove sta la vita? Dove si svolge? Potrebbero sembrare delle domande banali, ma messe sotto la lente di ingrandimento, risultano interrogativi a cui forse non è semplice trovare qualcosa di sensato da dire. Chi ha risposto a queste domande nel suo modo personalissimo è stato sicuramente Bohumil Hrabal che, attraverso le sue parole, le sue pagine, ci ha raccontato un’esistenza che scorre in mezzo a tutto ciò che potrebbe apparire insignificante agli occhi di molti.

Le cose che restano sopra il bancone di legno di un pub, la polvere che, strato su strato, si solidifica sopra un vecchio cappotto, i fondi dei boccali di birra e le parole scritte su fogli di carta pronti per essere poi bruciati; i ricordi che scottano dentro la testa e una vecchia foto in bianco e nero nella sua cornice d’argento, sopra la sua mensola, che ancora ci parla, di notte, poco prima di chiudere gli occhi e dormire.

Il rumore della vita. “La perlina sul fondo” di Bohumil Hrabal






Bohumil Hrabal è nato a Brno nel 1914 ed è morto a Praga nel 1997, La perlina sul fondo è stato pubblicato in Italia da Miraggi, la traduzione è a cura di Laura Angeloni.


Clicca sull'immagine per vedere la scheda libro, il booktrailer e magari leggere qualche pagina!

LEGGI ANCHE – Tutte le puntate di La bellezza nascosta

Una raccolta di racconti che scava dentro le cose comuni, che si muove tra gli ultimi, che ci fa sentire le voci che non ci arrivano mai, che ci fa vedere le facce e i movimenti di chi spesso passa inosservato. Con la sua scrittura asciutta e decisa Hrabal ci conduce dentro pagine dense, reali, dentro dialoghi che sembrano quelli che potremmo trovarci a origliare mentre beviamo un bicchiere di vino, a notte tarda, in un locale dalle luci soffuse.

«Ma perché non l’ha detto subito? Faccia attenzione! Quando torna a casa dall’ufficio metta un po’ d’acqua in un pentolino e ci versi dentro parecchio rum. Lo faccia bollire, ovviamente dopo aver aggiunto chiodi di garofano e pepe. E poi beva di gusto, aspetti un quarto d’ora che la bevanda inizi ad accelerare, dopodichè ci beva sopra un bel bicchiere di liquore di segale, perché il liquore di segale agisce sul petto. Poi esca all’aperto… ormai starà già facendo buio, si butti per terra da qualche parte e si metta a dormire, e vedrà che all’alba, con la prima rugiada, il raffreddore sarà passato. È il metodo Kneipp, che è molto meglio degli impacchi di Preissnitz. Domani allora le porto i fazzoletti!»

Il rumore della vita. “La perlina sul fondo” di Bohumil Hrabal

La perlina sul fondo è un libro pieno, pieno di vite e di parole, di situazioni sempre al limite e di buone intenzioni; un libro colmo di personaggi surreali ma quanto mai sinceri. Pagine che ci fanno trovare improvvisamente tra le persone, in una strada, con i rumori del traffico che quasi si possono toccare, con il brusio di tutte le lettere superflue, che non ci servono ma che a tratti possono essere salvifiche. Hrabal cerca con ostinazione il bianco sul fondo lurido e sporco, cerca la salvezza tra chi è diverso da lui e forse, proprio per questo, in possesso di chiavi magiche per superare la sofferenza della vita.

«Io vado» disse il cognato. «La mia vecchia mi aveva mandato a comprare un disco, la colonna sonora del film Moulin Rouge, e per me prenderò uno di quei valzer zugraureri. Che croce comunque queste donne! All’inizio impazziva per le bande e le fanfare, ma appena sono cominciate a piacere anche a me, lei è passata al jazz. Quando ci siamo sposati tifavamo entrambi lo Sparta, io e Marika. Tempo sei mesi e lei ha cominciato a tenere per in biancorossi, e ogni volta che c’era un derby e lo Sparta stracciava lo Slavia non mi parlavano nemmeno i muri…

QUI l’articolo originale: http://www.sulromanzo.it/blog/il-rumore-della-vita-la-perlina-sul-fondo-di-bohumil-hrabal

MONA di Bianca Bellová a La Casa Della Storie

MONA di Bianca Bellová a La Casa Della Storie

Data di pubblicazione:10 Giugno 2020

ISBN: 9788833861319

Prezzo (Euro): 16

N. Pagine: 176

Clicca sull'immagine per vedere la scheda libro, leggere qualche pagina e gustarti il booktrailer

La peculiare, profondissima, forma d’amore tra Mona, infermiera in un ospedale travolto dalla guerra, e Adam, il giovane soldato che arriva dal fronte con una grave ferita alla gamba, fa qui da collante a grandi temi umani e sociali. La violenza con cui la dittatura e le guerre irrompono nella vita della collettività e del singolo, la condizione della donna, l’infanzia rubata dalla crudeltà degli adulti. Ma anche, più semplicemente, i rapporti che sbiadiscono, le distanze che aumentano, l’adolescenza, col suo carico di strafottenza e apatia che a volte si porta dietro. Nel buio e nella devastazione della guerra, in un ospedale infestato dalla vegetazione della giungla e dalle urla dei pazienti, Mona e Adam trovano un’ancora di salvezza: la parola.

Introduzione

Un muro bianco, il colore della purezza che vuole indicare tranquillità e libertà , ma che si ritrova suo malgrado ad essere la crepante testimonianza di infiniti dolori che non sempre trovano risoluzione . Un confessore muto che raccoglie storie , frammenti di vita che si susseguono , si somigliano e si confondono senza un vero perché . Nessuno può fermare la mutevolezza del tempo che corre troppo veloce anche per poterci camminare accanto . Il muro regge una casa , una struttura può essere anche la colonna portante di un sogno ma cosa accade quando si erige a fortezza del cuore ? Diamo il nostro tiepido assenso , incuranti delle conseguenze, nascondendoci sull’ effimera inconsapevolezza . Si trasforma in una parete divisoria tra il singolo e l’altro, non solo fisica ma anche emotiva sviluppando  una nera incomunicabilità . Il muro si personifica e diventa un anziano che chiede con la sua flebile voce di potersi fermare un pò . Una sedia , un letto per quietare momentaneamente le sue stanche membra , senza diventare tuttavia un tutt’ uno con i simboli della catatonica società sempre più devota all’ immobilità . Il muro personificato , nonostante l’età si aggrappa alla vita e lo testimoniano le crepe che poi sono le sue lacrime per un mondo che fatica a riconoscere . Piange ininterrottamente il vecchio muro soprattutto quando si ritrova ad affrontare la dissacrante rappresentazione del male che attraversa l’ingiusta applicazione di un codice misterioso, si prende anche la vita dei più giovani. Bianca Bellovà racconta con maestria la vita negli ospedali con una straordinaria empatia regalando un raggio di sole in mezzo al buio della sofferenza .

Aneddoti personali

Sono veramente felice di avere la possibilità di recensire questo libro per tanti motivi. Prima di tutto perchè mi ha permesso di allargare i miei orizzonti letterari . Questo è stato, infatti, il mio primo approccio alla letteratura ceca che mi ha favorevolmente conquistato e sicuramente continuerò quest’incredibile viaggio con una crescente emozione e la mia grande voglia di conoscere. Il primo approccio con questo libro è avvenuto attraverso la diretta su Book Advisor svolta dall’autrice e da alcuni rappresentanti della bella famiglia della casa editrice Miraggi. Ricordo che è stata una diretta molto coinvolgente ed emozionante . Uno degli elementi che mi ha fatto avvicinare al libro è sicuramente il racconto della disabilità . Volevo capire come la raccontasse l’autrice. Vivendola in prima persona per me questo libro è stato un terribile déjà vu, ma a volte è estremamente necessario ricordare il proprio passato per migliorare il futuro .Un libro che assolutamente fa bene all’anima .

Recensione

Ascoltare il tuo silenzio che diventa il mio, è questa la tacita promessa che i due protagonisti si fanno. Il libro è narrato seguendo l’indefinita atemporalità tipica della formula c’era una volta , che conquista e ammalia con la sua magia. Il lettore è altresì trasportato in un mondo tutt’altro che magico, poiché la Bellovà ci offre un ritratto veritiero e decadente della nostra società. L’attenta analisi è svolta non soltanto attraverso luoghi ma soprattutto mediante la moltitudine di personaggi che si susseguono, ricordando che noi non siamo altro che la conseguente rappresentazione del mondo circostante. Per questo il tempo è perfettamente riconoscibile e non troppo lontano . Ė un tempo che ha l’odore della guerra, le esistenze sono come foglie d’autunno che delicatamente perdono il loro colore e cadono irrimediabilmente nel torbido e immenso baratro del niente . Ė un romanzo sul sovraffollamento degli ospedali, sulla lotta contro un morbo invisibile senza risoluzione di cui si conosce il nome ma non la vera pelle perché si nasconde in ogni epoca assumendo diverse forme e sembianze. Le rappresentazioni del bene e del male si riproducono esattamente come l’uomo, poiché sono due parti indissolubili del suo essere. La vita negli ospedali è raccontata dettagliatamente, il personale medico combatte giornalmente contro l’inciviltà umana percorrendo il canale opposto, ovvero la via della salvezza . Un percorso complesso ma estremamente empatico dove bisogna mantenere un certo distacco perchè il trasporto emotivo è dietro l’angolo e potrebbe travolgere . Lo sa perfettamente Mona , la protagonista di questa storia , un ‘infermiera che si ritrova a provare un profondo sentimento per un suo paziente . Mona acquisisce meritatamente la centralità del romanzo perché non è narrata soltanto la sua professione ma soprattutto il suo percorso di maturazione . Mona ha inconsapevolmente una colpa: essere nata donna e quindi quotidianamente ne paga il prezzo . Non vuole piegarsi al codice sociale che la vuole coperta, nascosta ma soprattutto zitta. Mona invece parla e non permette a nessuno di zittire la sua voce e dove mancano le medicine cerca di affievolire le sofferenze con il potere salvifico delle storie . Per troppo tempo Mona è stata zitta , come se non fosse viva, come se non esistesse per nessuno, adesso riemerge dal suo inferno individuale mostrando al mondo intero la sua anima ribelle . Tutto questo però funge anche da copertura, perché si ribella al mondo, ma è incapace di affrontare i suoi demoni .Non lo può negare almeno a se stessa, ci sono lati di sé che nessuno effettivamente conosce. Finché nella sua vita arriva Adam. Il protagonista maschile si presenta al lettore come il fantasma di se stesso. Adam non è altro che la proiezione corporea di Hani un giovane soldato che si ritrova inaspettatamente disabile, infatti, gli è amputata una gamba. Si è parlato di proiezione corporea perché l’anima di Adam- Hani è completamente scissa dal corpo . Vaga in un non luogo che il giovane non vuole rivelare . Ė un romanzo sulla morte dove essa è però sinonimo di un’agognata libertà. Il percorso di accettazione della sua nuova condizione è qualcosa che Adam non riesce ad affrontare o meglio non vuole. Il suo unico desiderio è morire. Mona costretta a convivere con l’apatia del marito Kamil e del figlio Ata , non può permettere che la luce fioca della candela si spenga anche per Adam , l’uomo che le ha permesso di conoscere un nuovo battito del cuore . Da quel momento inizia la loro personale rivoluzione emotiva. La traduzione di Laura Angeloni non tradisce il ritmo incalzante e magnetico del romanzo, anzi crea un ponte dialogico che squarcia l’anima. La scrittura di Bianca Bellovà è viva e poetica procede per immagini . Ė come se stesse inoltre girando il film delle esistenze dei suoi personaggi in attesa di un punto di contatto, affinché non sia tutto vano e resti qualcosa da raccontare per chi vuole indagare la straordinaria forza dirompente della memoria. La copertina rappresenta letteralmente un momento felice di Mona che la ritrae bambina mentre cerca di comunicare con il suo amico , il bue Mun . In una lettura figurata però il bue può indicare anche l’iniziale chiusura di Adam che ha costruito soprattutto per le emozioni un vero muro . Riuscirà Mona ad abbatterlo? Un romanzo sul prendersi cura , i due protagonisti si salvano insieme raccontandosi i dolori più intimi . La comunicazione orale e gestuale dà vita alla forma più totalizzante d’amore che possa esistere .Il racconto di due anime perse che combattono le tenebre cercando di eliminare ogni nuvola con la forza dei loro sogni e con quella dei loro sguardi e dei cuori tracciare un nuovo magico e speranzoso orizzonte .

Conclusioni

Questo è un libro potente che consiglio a chi vuole farsi un regalo per l’anima.

Voto

5/5

Video

https://youtube.com/watch?v=xOTMC6NN0-E%3Ffeature%3Doembed%26enablejsapi%3D1

QUI l’articolo originale: https://lacasadellestorie.altervista.org/mona-di-bianca-bellova/?fbclid=IwAR1Q7Yxwof96NfkW7yJSIyvjfGFOh1WgZ-YEOHxmyjnJk-XiM3dd7P5uhLM